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Qualche pensiero per chiudere la stagione 2011/12 dell’Ambrì

(A. Cavazzoni)

“Those who know the sport best will tell you hockey has a certain rhythm to it. Every shift, every game, and every season is inevitably packed with ebs and flows. Teams are never as bad as they appear during their lowest points and never as good as they seem during their highest ones. The very best clubs, then, must be not just talented, but resilient. Not just hungry, but focused. Their sport demands it”.

La frase riportata sopra è una delle tante che mi ha affascinato guardando – oramai già alcuni mesi fa – i documentario prodotto da HBO “Rangers Flyers 24/7”, dove veniva raccontato giorno per giorno l’avvicinamento delle due squadre all’atteso Winter Classic 2012 di Philadelphia. Credo che in quelle poche righe siano racchiusi tantissimi buoni spunti per analizzare la stagione appena conclusasi dell’Ambrì Piotta che, come avrete notato, ho aspettato alcuni giorni prima di commentare con un articolo dedicato sul blog.

La logica delle cose impone a chi osserva la prestazione di una squadra sull’arco di un’intera annata di soffermarsi attentamente sulle cifre – punti, posizioni in classifica, reti fatte e subite, efficacia del powerplay, … – individuando così dei paletti su cui poi ricamare la propria valutazione finale. Di pezzi con questa impostazione ne ho e ne avrete già letti parecchi negli scorsi giorni (tutti degni di nota e da cui si poteva estrapolare parecchi spunti indubbiamente interessanti), dunque su HSHS abbiamo scelto di andare oltre e guardare alla stagione 2011/12 dei biancoblù in maniera meno schematica e precisa. Lasciamo spazio alle sensazioni.

(A. Branca)

Come ben dice la citazione riportata all’inizio, l’hockey è contraddistinto da un certo ritmo in ogni sua sfaccettatura, partendo dal singolo cambio sino ad arrivare all’intera stagione. Ogni squadra, poi, non è mai così scarsa come potrebbe sembrare nei suoi momenti peggiori, ma non è neanche così forte come darebbe l’impressione nelle sue partite più convincenti… Ecco, credo che il nocciolo sia proprio qui. L’Ambrì a inizio stagione ha stupito tutti, vincendo quella inebriante serie di quattro partite consecutive ed issandosi addirittura al quarto posto. I biancoblù hanno anche resistito un po’ di tempo nelle parti alte della classifica, per poi cadere con il passare del tempo sempre più in basso.

Credo sia oramai chiaro a tutti – e non credo basti un Kariya in più o in meno a fare la differenza in maniera così netta – che l’Ambrì di quest’anno non era assolutamente da playoff. Così come la maggior parte delle squadre “non sono così forti come sembra nel loro momento migliore”, anche i biancoblù hanno vissuto le loro settimane di gloria… Prima che il tempo ristabilisse gradualmente la natura delle cose.

Rovesciando la medaglia, nemmeno i biancoblù “sono così scarsi come sembrerebbe nei loro momenti peggiori”. Credo dunque che la squadra di Constantine non sia “così tanto brutta” come quella che abbiamo potuto vedere all’opera nella maggior parte delle partite di questo travagliato 2012. Le prestazioni dell’Ambrì nel nuovo anno solare hanno fatto cadere le braccia dei tifosi più e più volte, ma credo di trovare molti di voi d’accordo con me nell’affermare che la squadra leventinese aveva nelle corde ben altre capacità. Non da playoff – assolutamente – ed in definitiva nemmeno tante da poter insidiare l’ottavo posto sino alle ultime giornate, però le potenzialità per fare qualcosina di più sì, quelle ce le aveva l’Ambrì.

(A. Branca)

“Talented, resilient, hungry, focused”, ovvero “talentuoso, versatile, affamato e concentrato”, questi sono gli elementi fondamentali che HBO indica come chiave del successo nell’hockey su ghiaccio. Pensando all’Ambrì, credo che questi quattro cardini siano mancati durante il campionato, almeno a tratti. Di “talentuoso” i biancoblù possono contare su Inti Pestoni e Maxim Noreau, unici due elementi della rosa ad aver mostrato un tasso tecnico davvero superiore agli altri compagni di squadra. “Versatili” i leventinesi lo sono stati a tratti, adattandosi bene alle squadre più forti e dimostrando a sprazzi una buona impostazione in trasferta, ma fallendo il confronto con gli avversari alla propria portata e davanti al proprio pubblico, dove raramente si è stati in grado di cambiare assetto e controllare con decisione il gioco.

“Affamata” la squadra lo è stata – eccezioni permettendo – dunque dal punto di vista dell’impegno mi è sembrato di vedere comunque un gruppo che ha cercato di cambiare le cose, anche quando nulla pareva funzionare. “Concentrata” forse un po’ meno (Kutlak per tanti mesi è stato l’emblema della distrazione, Bäumle ha vissuto serate in cui era assolutamente irriconoscibile), con il mentale che spesso e volentieri è apparso uno dei principali punti deboli della squadra che, una volta andata in svantaggio, raramente trovava la forza di reagire.

(A. Branca)

Arrivare alla conclusione determinando se la stagione appena passata è da considerarsi o meno fallimentare e se, rispetto al passato, si sono fatti davvero dei passi avanti, credo sia un compito molto difficile. L’Ambrì si è salvato nuovamente allo spareggio, risultando al termine della regular season la squadra nettamente meno in forma delle quattro condannate ai playout, dunque di spazio per la fantasia ce ne sembra essere davvero poco. Come già ribadito, però, il tutto va analizzato tenendo presenti gli alti e bassi che la squadra ha avuto.

Mia personale opinione è che un mezzo passo avanti lo si è fatto. Sarà fondamentale però, una volta per tutta, costruire la squadra attorno a quattro stranieri che sappiano davvero essere di alto livello. Di cause scatenanti ce ne sono state tante nell’annata appena trascorsa, ma in definitiva l’Ambrì ha patito mille sofferenze semplicemente perché la sua rosa era parecchio inferiore rispetto alla maggior parte delle altre 11 squadre del torneo. C’è dunque da sperare che le decisioni riguardanti il futuro portiere titolare e quelle inerenti la scelta degli stranieri siano impeccabili.

Questi rappresentano i primi, importantissimi passi per un rilancio sportivo della squadra, che comunque non potrà avvenire da una stagione all’altra. Da troppi anni, però, si marcia sul posto… Un giro di vite ora è inevitabile.

Andrea Branca

Fondatore ed amministratore, Andrea è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media.

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    @Indian
    non perdere tempo…ho detto che puzzava di BGN!
    @Coso
    Brusut Tarluk!

  • Indian

    …pienamente ragione More, ma mi danno tremendamente fastidio certi inutili sproloqui, troppo facile sparare nel mucchio! Ci sono molti tifosi e non solo che hanno apprezzato e apprezzano tutt`ora Filippo Lombardi, per quello che ha dato, sta dando, e darà ancora (si spera) al club leventinese!…ribadisco ai tanti criticoni: professarsi gay con il culo degli altri è facile!

    Buona giornata More!

  • Marco

    Analisi perfetta. E ora facciamoci sorprendere dagli acquisti.

  • Vale

    Grandi Lions!!!!!! Quei bastardi bernesi se lo meritavano. Caliamo un velo pietososo su questa stagione e guardiamo avanti! Non possiamo più fare peggio, anche se conoscendo la squadra… L’importante è che si decidano alla svelta su chi tenere e chi prendere nella dirigenza così da poter fare scelte giuste e mirate e non alla rinfusa.

  • Marti

    Bisogna eliminare la mascotte.
    Da quando c’è il Lupo si è sempre peggiorato, anno dopo anno.

    • Vale

      Questa è la più grande stronzata che potevi scrivere! IL LUPO NON SI TOCCA…comunque scherzo!