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Lugano

Poche idee bastano al Lugano per avere la meglio sul Friborgo

borgovecchio

LUGANO – FRIBORGO

3-1

(0-1, 1-0, 2-0)

Reti: 8’53 Leeger (Mottet, Ritola) 0-1, 25’57 Brunner (Klasen, Martensson) 1-1, 43’10 Walker (Reuille) 2-1, 50’03 Ronchetti (Sondell, Hofmann) 3-1

Note: Resega, 5’148 spettatori. Arbitri Ciément, Eichmann; Pitton, Wüst
Penalità: Lugano 3×2′, Friborgo 4×2′ + 1×10′ (Kienzle)

LUGANO – A volte ci si deve accontentare, e un po’ come nel derby, anche contro il Friborgo i bianconeri ottengono tre punti che valgono molto vista la prestazione sul ghiaccio, ma dopo sole tre partite di campionato non è certo tempo di processi.

E ci mancherebbe altro, perché di questi tempi, solo una stagione fa, certe partite il Lugano si sarebbe sognato di vincerle, e riuscire a portare a casa la posta piena nonostante non si sia convinto per gran parte dell’incontro è sinonimo di grande forza e un margine di miglioramento impressionante pensando a cosa può produrre questa squadra.

Per il momento il Lugano è una squadra che deve lavorare molto prima di giungere a regimi più alti, d’altra parte i problemi di formazione non aiutano certo i bianconeri a trovare i giusti automatismi. In parte ciò è dovuto all’assenza di due difensori in particolare che sono essenziali per il sistema di gioco voluto da Shedden e per la sua fase di transizione, e anche contro i burgundi si sono viste molte difficoltà a tenere i reparti vicini e a passare fluidamente da difesa a attacco.

E per il restante bisogna anche dire che alcuni dei pezzi grossi sono ancora “arrugginiti”, come un Martensson che ha le idee buone ma le mani rispondono ancora in ritardo e un Zackrisson ancora oggetto quasi misterioso vista la mancanza dì continuità del suo gioco. Anche contro Sprunger e compagni è mancato il suo apporto in fase di costruzione e come “legante” del suo blocco, girando anche parecchio al largo dalla porta di Conz.

Nonostante ciò il Lugano è partito meglio nei primi 5 minuti dell’incontro, salvo poi lasciare il pallino in mano a un Gottéron veloce e dal ritmo indiavolato, ad immagine di uno Sprunger spesso imprendibile e onnipresente.

Per tornare ad essere pericolosi dalle parti di Conz, Chiesa e compagni hanno dovuto attendere un power play in 5 contro 3, dimostrando che con certi uomini in attacco, anche giocando meno bene del tuo avversario puoi benissimo girare la partita a tuo favore. Un siluro di Brunner ha rimesso le cose in parità, mentre dietro Merzlikins aveva il suo buon lavoro sulle ripartenze sguscianti degli ospiti.

Troppi spazi vuoti in zona neutra, uomini spesso fuori posizione (ad immagine di Gardner che in difesa si piazzava al centro sovrapponendosi a Sannitz lasciando libero un uomo) ma anche capacità di produrre occasioni dal nulla, quello che rende il Lugano una squadra potenzialmente letale anche a regimi bassissimi.

Quello che è in pratica successo nel terzo tempo, con sì più ritmo e maggior fluidità della manovra, ma soprattutto con più dischi sulla porta e lotta nello slot, trovando anche maggior incisività – anche se non ancora con un rendimento da straniero – in un Sondell creativo ma poco coraggioso.

La gran rete di Walker e quella di Ronchetti, che ha disputato un’ottima partita a livello difensivo, hanno deciso il match per un Lugano che fa solo intravedere il suo potenziale, ma per far sì che si esprima al meglio ci vorrà tempo e lavoro, perché se da un lato si vedono brillare gli uomini del bottom six (e questa è una gran cosa) dall’altra mancano ancora gli spunti e la continuità da parte delle linee più offensive, ad immagine dei due primi centro, Martensson e Zackrisson, lungi dall’essere ancora a rendimenti perlomeno buoni.

Le risposte positive Shedden le ha avute da quei giocatori pungolati dopo il derby, con un Ronchetti pulito e duro in difesa e un Morini decisamente recuperato, vero motorino del quarto blocco. Un po’ di spazio – poco meno di 5′ di ghiaccio – lo ha avuto anche l’esordiente Elia Riva, classe 1998, che in quei frangenti sul ghiaccio ha mostrato coraggio e personalità.

Il Lugano deve cominciare a giocare dal primo tempo, e non solo dal terzo, perché le grandi bocche da fuoco presenti in attacco sanno raddrizzare partite nate male, ma con più continuità e intensità questa squadra potrebbe veramente chiudere i match molto prima senza tutta quella fatica. I margini di miglioramento sono ampissimi, e sarebbe inutile star qui a fare inutili e frettolosi processi, soprattutto dopo tre partite e quando la squadra vince delle partite non proprio bellissime.

fattore2
IL POTENZIALE OFFENSIVO:
Il Lugano non è ancora a regimi di pieno campionato, e come altre squadre in questo inizio di torneo deve ancora trovare i giusti schemi, con oltretutto le difficoltà date dalle assenze in difesa.

La cosa positiva è che questa squadra offensivamente può essere devastante, e lo dimostra segnando e vincendo partite giocate solo in parte a buoni livelli, e in più grazie a giocatori non solo dei primi blocchi, ad immagine di Julian Walker.

Questo aspetto non è da trascurare, per poter lavorare con tranquillità nonostante una squadra con problemi di line up, e i bianconeri lo hanno dimostrato anche contro il veloce Friborgo, con Merzlikins dietro a salvare su Sprunger e Pihlström mentre davanti Brunner e Walker decidevano il match.

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Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa in particolar modo della copertura di tutto ciò che ruota attorno all’HC Lugano e alla NLA.

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