Social Media HSHS

Lugano

Per il Lugano una batosta senza attenuanti contro il Davos

DAVOS – Alzi la mano chi, tra i bianconeri, non ha rivisto le immagini di quello 0 a 9 patito a Kloten circa 10 mesi fa. Già, perché alla fine poco ci manca a rievocare quella scoppola che costò il posto a Barry Smith, anzi, che lo indusse a dare le dimissioni. Qui di dimissioni del tecnico non si parla, visto il cambiamento di gestione, totalmente “pro partes” verso il coach canadese, ma una riflessione è doverosa da parte di tutti.

Passino le continue assenze, a cui si è aggiunta quella dell’influenzato Nummelin. Passi pure il fatto di essere arrivati tardi a Davos a causa della neve sul San Bernardino. Ma lo spettacolo increscioso offerto dai bianconeri nel primo tempo, e migliorato poco nel resto del match, se non perché Thornton e compagni hanno mollato la presa, non ha alcuna scusante. Lenti, apatici, senza grinta e sempre due metri in ritardo rispetto a dei grigionesi che non si sono nemmeno dovuti sforzare più di tanto per mettere in gabbia otto dischi, di cui cinque già nei primi venti minuti.

(A. Zacchetti)

Difficile, per chi ha visto il match da tifoso, descrivere uno scenario simile, poi le reti, che siano cinque, otto o dieci poco cambia, perché dopo una mazzata del genere in meno di venti minuti, il resto cade come logica conseguenza. E dire che Huras le ha provate tutte: ha sostituito i portieri due volte, ha mescolato le linee – riportando tra l’altro Ruefenacht con Metropolit e Bergeron – ha urlato al limite del collasso, chiamato il time out e sicuramente fatto tremare i muri degli spogliatoi. Ma niente. A parte pochi – tra cui gli impotenti Manzato e Flueckiger, ed è tutto dire – nessuno si è salvato, perlomeno in quel infernale primo periodo.

Di analisi tecniche ce ne sono poche da fare, e allora mi sono limitato a descrivere la partita dal lato emozionale. Tra le emozioni sono sorte pure quelle, come scritto all’inizio, che riportavano ad tristemente famoso match di poco meno di un anno fa, che tutti i bianconeri ricordano come l’ultima di Smith. Ma questo Lugano è diverso perché ha dimostrato, aldilà delle assenze di saper giocare e strappare applausi, di poter lottare con chiunque e di non mollare per raggiungere ogni risultato, e allora ci si chiede: perché una prestazione di così basso cabotaggio? Perdere a Davos ci sta benissimo per carità, e le conseguenze (nono posto) le conoscevamo tutti, ma non ci può stare a perdere così, senza nemmeno l’onore delle armi e “del sudore”, riproponendo certi incubi che ora si possono definire ricorrenti a tutti i tifosi bianconeri, offrendo una prestazione grottesca a chi si è sciroppato la trasferta sotto la neve. No, così non va, lo dico soprattutto perché so che questo Lugano è in grado di giocare, di sudare e di uscire ogni sera con gli applausi del pubblico, qualunque sia il risultato.

(A. Branca)

Potrò risultare di parte, ma per chi pensa (o spera) che questa sia la forca per Huras, dico no. La gestione della squadra è chiara, la società si è sempre schierata dalla parte del tecnico e lo farà di nuovo. Inutile tirare fuori le storie di gestione “di ferro” da parte del coach, è quello che noi tifosi volevamo da anni, e ora non possiamo voltargli le spalle e puntargli il dito rinnegando quello che gli avevamo chiesto. L’unica cosa che è mancata a Huras ieri sera era di andare sul ghiaccio, ma purtroppo non era sul foglio partita, e a lui non si può rimproverare niente, se non alcune decisioni tecniche che non possono però influire su uno spettacolo tanto triste. Sul foglio partita c’erano altri 21 nomi.

Gli stessi nomi che contro il Langnau dovranno dimostrare che quella di Davos non era una “nuova Kloten” ma semplicemente un episodio che vorremmo mettere via – pur sapendo che è riduttivo al massimo – come “serata storta”, e dimenticare certi incubi ricorrenti.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

Click to comment

Altri articoli in Lugano