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Notte prima degli esami, il Lugano tra i suoi dubbi e le forti certezze

LUGANO – Vale un po’ la citazione cinematografica nel titolo. Come quei ragazzi impegnati a studiare per gli esami con tutti i loro dubbi e le loro storie, anche il Lugano attende quel momento fatidico, per capire se riuscirà a passare il test o dovrà di nuovo aggregarsi ai ripetenti.

Le lezioni di recupero sono iniziate il 30 ottobre 2015, quando Doug Shedden debuttava sulla panchina di un Lugano ancora alla ricerca di se stesso. Da allora, i bianconeri hanno iniziato ad inanellare vittorie su vittorie trovando anche una buona costanza di rendimento, basti pensare che mai – dall’arrivo del coach canadese – il Lugano ha perso due partite di fila. E mai i bianconeri hanno accusato vere e proprie flessioni, andando anche a rispettare i pronostici di inizio stagione che li vedevano ai vertici della classifica in regular season.

La partenza falsa ha dunque reso più difficile raggiungere quello che sarebbe potuto essere un comodo secondo o terzo posto, a oggi comunque ancora alla portata, ma raggiungibile in tempi meno brevi. Questi ottimi risultati sono valsi il giusto rinnovo biennale a Shedden, così da poter dare una direzione al Lugano che sarà, soprattutto a livello di strategie sul mercato.

Tutto bene dunque? No, perché Hirschi e compagni qualche brutta abitudine non l’hanno persa. Si pensi all’incapacità di gestire due o più reti di vantaggio, oppure di mantenere alta la guardia in alcuni momenti delicati delle partite, ad esempio incassando due reti in rapida successione in entrata dei tempi.

Anche gli errori individuali sono una costante di questo Lugano emersa in modo evidente nelle ultime trasferte di Berna e Ginevra. Certo, le pesanti assenze in retrovia di Furrer – out ormai da un mese – e Chiesa si fanno sentire, inducendo Shedden a forzare i suoi uomini migliori e presentare una difesa rattoppata.

Un’altra nota dolente risulta essere il powerplay che, nonostante il talento dei giocatori, non porta in dote le reti che potrebbe e dovrebbe produrre. Anzi, con l’uomo in più il Lugano corre ancora diversi rischi a causa dei dischi persi malamente da giocatori che dovrebbero avere delle responsabilità maggiori… E di uno schema da powerplay con 5 attaccanti l’equilibrio spesso e volentieri si frantuma. Tra i limiti di queste situazioni speciali vi è la troppa complicità di Pettersson con Klasen, troppo prevedibili e poco inclini a coinvolgere gli altri giocatori. In questo senso starà a Shedden trovare delle alternative per sorprendere gli avversari, soprattutto in ottica playoff.

Se da un lato il powerplay è insufficiente, il boxplay è un punto di forza di questo Lugano, così come Elvis Merzlikins. Il lettone sta disputando un’ottima stagione che, all’infuori di qualche gol evitabile e una breve fase di stanchezza, lo ha visto protagonista di molti interventi spettacolari e decisivi ai fini del risultato. Con l’auspicabile rientro di Manzato, inoltre, Merzlikins dovrebbe beneficiare di un paio di turni di riposo, per trovarsi al meglio quando i giochi si faranno duri.

Tra le certezze di questa squadra si devono appuntare i nomi di Gregory Hofmann e Alessio Bertaggia, entrambi giunti a un livello di rendimento forse insperato alla vigilia, con l’ex pupillo di Del Curto definitivamente “esploso” e il figlio d’arte rivelatosi uno “sniper” quasi infallibile. Le molte reti segnate vanno a distribuirsi anche sul terzo blocco, dove un certo Raffaele Sannitz sta forse disputando la sua miglior stagione della carriera. Per il nativo di Mendrisio non parlano solo le reti ma anche la grande intelligenza tattica e il sacrificio, doti ben conosciute anche da un quarto blocco che con il rientro di Dal Pian ha trovato finalmente stabilità e continuità.

Una nota di merito va assegnata anche a un ritrovato Ulmer, che in assenza dei due “giganti” Furrer e Chiesa, ha assunto i panni di leader della difesa. Sarà poi interessante vedere come Shedden inserirà il rientrante Morini, che fino all’infortunio aveva destato ottime impressioni per qualità fisiche, tecniche e di personalità.

Ora restano un paio di partite prima della pausa della Nazionale che anticiperà il rush finale per determinare la griglia definitiva dei playoff. È dunque tempo di apportare gli ultimi ritocchi alla formazione e fare gli ultimissimi esperimenti, anche se con l’ingaggio e la prova a Ginevra di Lapierre sembrano delinearsi i nomi degli stranieri titolari e le composizioni delle linee.

Shedden ha dichiarato di voler effettuare un turnover che coinvolgerà tutti gli stranieri in queste ultime uscite, ma la linea svedese resterà verosimilmente invariata per i giochi che contano, in quanto Martensson è definitivamente il centro ideale per giocare con i due “gemelli”, visti anche i grossi miglioramenti degli ultimi mesi. Anche per quel che concerne l’ultimo arrivato Lapierre è difficile immaginare che Shedden se ne priverà durante il post-season, viste le sue caratteristiche di agitatore e uomo da “slot”. L’uomo voluto dallo stesso head coach, Tim Stapleton, non ha invece mai propriamente convinto… Ha sì trovato alcune reti importanti, ma spesso è risultato troppo incostante e poco inserito nel gioco a fianco di un Brunner che per rendere al massimo ha bisogno di un centro vero.

Giocatori e staff tecnico sono stati chiari: il Lugano deve terminare tra le prime 4, per un vantaggio casalingo che a questo punto non sembra solo un vantaggio psicologico da leggere in classifica. La storia recentissima parla di un Lugano che ha infilato 10 vittorie consecutive sulla pista di casa, mettendo impronte decisive già nei minuti iniziali grazie alla grande carica con cui sa scendere sul ghiaccio. Discorso diverso in trasferta, dove non sa ancora giocare con la stessa intensità e continuità.

Le risposte arriveranno con il tempo e il momento che darà il giudizio alla stagione, ossia i playoff, è dietro l’angolo. Il Lugano è un outsider, lo dicono gli epiloghi amari e senza orgoglio delle ultime stagioni – lo zoccolo duro dei giocatori è sostanzialmente lo stesso – e i difetti (o presunti tali) di costruzione della squadra, soprattutto pensando agli stranieri spesso bollati come “non da playoff”. Ma lo dice anche la corrente stagione, con quella partenza terribile che ha sconvolto ancora una volta tutti i piani, e fino ai giochi che contano non potremo sapere quanto questa squadra è cambiata nel profondo.

Questo non significa che i bianconeri non possano andare lontano, anzi, ora più che mai con uno staff tecnico all’altezza e alcuni leader in più (Furrer, Hofmann, Lapierre?) il Lugano può finalmente superare lo scoglio dei quarti di finale. A patto di elevare il suo gioco anche in trasferta e, soprattutto, la sua attitudine, giocando concentrato, convinto e in maniera scaltra, limitando al massimo gli errori.

Il potenziale c’è, starà allo staff tecnico e ai giocatori farsi trovare mentalmente pronti all’ora della verità e tirare fuori quel qualcosa in più che negli anni non è mai venuto fuori. Sfondare la barriera dei quarti potrebbe liberare definitivamente un club che merita di tornare ai vertici e mettere le giuste basi per essere sempre tra i favoriti negli anni a venire.

Come un ripetente che supera finalmente l’esame di maturità.

Karim segue da vicino il Lugano si occupa delle interviste post-partita in occasione dei match casalinghi dei bianconeri alla Resega

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