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Ambrì Piotta

Non basta il carattere dell’Ambrì, il Färjestad si impone nel finale

La squadra di Cereda non molla mai, ma non ha il killer instinct per capitalizzare una partita di sacrificio. Dopo due partite biancoblù fermi a zero punti in CHL

© CHL / Simon Hastegård / Bildbyrån

Non basta il carattere dell’Ambrì, il Färjestad si impone nel finale

FÄRJESTAD – AMBRÌ

2-1

(1-1, 0-0, 1-0)

Reti: 7’29 Plastino (Müller) 0-1, 16’02 Ejdsell (Lindqvist, Ivarsson) 1-1, 55’36 Ryno (Ville Leskinen) 2-1

Note: Lofbergsa Arena, 3’176 spettatori. Arbitri: Hansen, Andersson; Altberg, Werneström
Penalità: Färjestad 5×2′, Ambrì 8×2′

KARLSTAD – Anche stavolta c’è stato del positivo nella prestazione dell’Ambrì Piotta, ma gli elementi che i biancoblù stanno aggiungendo al loro repertorio in vista del debutto in campionato per ora non sono sufficienti per vedere i propri sforzi rispecchiati nei risultati alla terza sirena.

La voce “concretezza” rimane quella più dolente, anche se in entità diversa rispetto alla partita sul ghiaccio di Monaco, dove i leventinesi si erano costruiti diverse limpide opportunità per andare in gol e riservare un destino diverso alla sfida.

Nel match contro il Färjestad – vincitore della passata regular season SHL – la squadra di Cereda ha invece sollecitato in maniera meno frequente il portiere avversario, attingendo però ad altre risorse per restare a contatto con gli svedesi.

© Simon Hastegård / Bildbyrån

Quella di sabato è stata una partita che, per andamento degli eventi, probabilmente rivedremo spesso nel corso della stagione, con i biancoblù confrontati con una squadra tecnicamente più attrezzata e che può essere messa in difficoltà unicamente portando sul ghiaccio i propri punti di forza. Mantra questo che a Karlstad è venuto a galla in maniera promettente, pur non essendo supportato dal necessario killer instinct per far propria una contesa del genere.

L’Ambrì Piotta ha giocato una sfida di carattere, confermandosi squadra dura a morire e sempre pronta a stringere i denti, ma alcuni automatismi e l’alchimia tra vari giocatori necessita ancora di lavoro.

Indubbiamente positivo aver trovato il gol – il primo in CHL – quando Plastino ha sorpreso Markus Svensson con un tiro dalla distanza in powerplay, anche se le fasi in superiorità numerica non sempre hanno trovato la necessaria velocità e precisione d’esecuzione per andare ad eseguire quegli schemi che sulla carta si intravedono essere interessanti.

Simon Hastegård / Bildbyrån

Fondamentale invece il boxplay, che nei primi due periodi di gioco è stato decisamente messo alla prova ma che ha saputo chiudersi bene davanti a Hrachovina. Quest’ultimo poco ha potuto sui due gol concessi, soprattutto sulla rete decisiva che ha evidenziato la necessità di lavorare sulla comunicazione in copertura difensiva.

I biancoblù sono comunque sempre rimasti in partita, impedendo al Färjestad di prendere davvero in mano il momentum e ritrovandosi a giocare un terzo tempo in cui tutto sarebbe potuto succedere. Molto più aperta e ricca di chance infatti la frazione conclusiva, che è però andata a premiare una squadra svedese che nel finale ha trovato la giocata decisiva.

Sul fronte ticinese è invece mancata l’incisività di alcuni uomini chiave come Sabolic e Flynn, che a tratti mostrano buone cose ma tendono ad essere anche parecchio incostanti. L’assenza di Zwerger ha inoltre portato Hofer a giocare con Müller e lo sloveno, in un blocco sulla carta interessante ma che non ha mostrato particolare intesa, così come il debuttante Gerlach poco concreto al fianco di D’Agostini e Flynn.

Simon Hastegård / Bildbyrån

Il solito – in senso positivo – il contributo del bottom six, con Kneubuhler al primo match di CHL e capace di alcune giocate d’impatto ad inizio gara, ma poi anche lui si è un po’ spento con il passare dei minuti.

In generale vale la sensazione che a livello di principi la squadra abbia già chiare le proprie intenzioni, mentre in termini di alchimia ed automatismi c’è inevitabilmente da lavorare… Ma, ricordando che il calendario non è ancora arrivato a settembre, è normale sia così.

Il weekend europeo ha però riservato una chiara lezione all’Ambrì, che tornerà in Ticino a zero punti e con il compito di essere maggiormente incisivo alla Valascia già dalla prossima settimana. L’esperienza va archiviata come positiva – a maggior ragione visto lo spirito combattivo mostrato sabato – ma ha anche reso evidenti gli aspetti in cui i biancoblù dovranno progredire.


IL PROTAGONISTA

Dominik Hrachovina: Il portiere ceco ha fatto il suo debutto in una competizione ufficiale con i biancoblù, e le impressioni hanno confermato quelle promettenti già raccolte in amichevoli.

L’Ambrì è rimasto in partita non per merito solamente suo – c’è stato uno sforzo ed un sacrificio collettivo – ma il suo apporto è stato importante. Nei momenti più concitati ha saputo trasmettere sicurezza e spavalderia, con interventi calmi e decisi.


HIGHLIGHTS

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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