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Niente reazione, il Lugano torna da Ginevra con tanti dubbi

Ai bianconeri non basta il doppio vantaggio iniziale e si fanno ribaltare dal Ginevra. Spavento per Riva, caricato duramente da Riat e portato in ospedale

© Photobrusca & Luckyvideo

Niente reazione, il Lugano torna da Ginevra con tanti dubbi

GINEVRA – LUGANO

5-2

(1-2, 1-0, 3-0)

Reti: 3’45 Lajunen (Heed) 0-1, 5’40 Herburger (Lajunen, Bertaggia) 0-2, 11’50 Winnik (Miranda) 1-2, 30’49 Winnik (Fehr) 2-2, 40’34 Tömmernes (Winnik, Jacquemet) 3-2, 53’27 Winnik 4-2, 57’23 Rod 5-2

Note: Les Vernets, porte chiuse. Arbitri Wiegand, Salonen; Steenstra, Duarte
Penalità: Ginevra 3×2′ + 1×5′ + 1×10′ + 1×20′, Lugano 6×2′ + 2×20′ + 1 x rigore

Assenti: Sandro Zurkirchen (infortunato), Timo HaussenerLoic VedovaEliot Antonietti (Rockets), Matteo Romanenghi (sovrannumero)

LUGANO – Ben dodici reti sul groppone e sole cinque segnate, zero punti e più di un tarlo da gestire. Il bilancio delle ventiquattro ore ginevrine del Lugano non canta di certo una bella melodia, ma anzi ha la stridìo fastidioso di un violino stonato in mezzo a un’orchestra.

Stavolta al Lugano non è bastato nemmeno il doppio vantaggio iniziale, arrivato come reazione e conseguenza del brutto fallo subito da Riva dopo pochi secondi da parte di Riat. E qui la sta la buona notizia della serata partita male, il difensore bianconero, dopo l’impatto da brividi con la balaustra è stato trasportato all’ospedale, ma il club ha comunicato che è rimasto cosciente e muoveva gambe e braccia.

Detto delle buone notizie, sono quelle cattive però a scaturire alla terza sirena, con i ragazzi di Pelletier a guardare mestamente il risultato, che conferma una frenata del Lugano non sono per quello che riguarda le posizioni in classifica ma anche sul piano dei progressi e delle ambizioni, che al momento vanno rilanciate al più presto.

Serge Pelletier stesso aveva definito questa doppia sfida alle aquile come un test attendibile e il coach di Montréal oggi ha le sue risposte, molto probabilmente non quelle che si aspettava e sicuramente non quelle che sperava. Risposte negative non tanto (o solo) sul piano del gioco, tanto che i bianconeri durante la stagione hanno mostrato di avere un sistema che, pur sia semplice e magari poco attrattivo, ha funzionato per gran parte delle partite, ma soprattutto su quello della personalità e della competitività individuale.

Di fronte ai granata i bianconeri hanno perso la stragrande dei duelli individuali, hanno rincorso il disco per due terzi dell’incontro (cosa che limita parecchio la squadra sottocenerina) e i loro uomini chiave hanno perso tremendamente il confronto con quelli avversari.

Basti confrontare le partite opposte giocate da Tömmernes e Heed, con il numero 72 del Lugano che è riuscito a fare peggio di giovedì sera regalando in maniera tanto banale quanto imperdonabile la rete del 2-2 quando si era appena aperto un powerplay con il Lugano ancora in vantaggio, mentre lo svedese granata ha poi trovato il game winning gol in apertura del terzo tempo.

In generale il Lugano non è stato in grado di aumentare il ritmo e la cattiveria agonistica sia collettivamente che in gran parte anche individualmente (pochi hanno retto il confronto, come Lajunen, Herburger e Boedker) commettendo ancora una enormità di errori difensivi con, oltre al citato Heed, anche un disastroso Loeffel e degli impalpabili e insicuri Chiesa e Nodari.

Proprio su queste pagine inoltre si sottolineava come il Lugano faticasse a fare risultato nelle partite in cui subiva più di due reti, e in questo caso salta all’occhio anche alle difficoltà offensive dei bianconeri che, Langnau a parte, non segnano più di tre reti dal 27 novembre contro il Friborgo.

Un problema che comprende anche il periodo di flessione che interessa Mark Arcobello (difficile però mettere sul banco degli imputati il topscorer seppure non segni da diverso tempo) e la continua ricerca degli spunti migliori di diversi altri attaccanti, oltre a un powerplay che funziona solo a singhiozzo.

Queste due sconfitte dimostrano come infatti il Lugano debba mantenere assolutamente il rigore difensivo per poter fare risultato, senza quello emergono i limiti di una difesa ricca di uomini offensivi ma indisciplinati e che funziona solo se il sistema viene applicato alla perfezione da tutti.

A Serge Pelletier il compito di trovare delle soluzioni che riportino il Lugano sulla strada della costanza che non ha mai mantenuto per più di due settimane di fila, e soprattutto per ritrovare la disciplina e la cattiveria – in una parola, personalità – di un gruppo che nel giro di ventiquattro ore è stato schiaffeggiato su più fronti da un avversario diretto.


IL PROTAGONISTA

Daniel Winnik: A lungo atteso dai granata a livelli più alti, Winnik ha suonato la carica contro il Lugano con una tripletta, segnando il primo gol ginevrino e il rigore che ha di fatto chiuso la contesa.

L’attaccante ex NHL ha vinto ogni duello individuale contro i suoi avversari, battendoli di forza e di furbizia, tutti i mezzi che sono mancati al Lugano.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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