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Niente più follie, ma il Lugano torna a stomaco vuoto da Berna

Nonostante il lungo dominio bernese il Lugano rimane in partita fino all’ultimo ma sul fronte offensivo produce troppo poco. I bianconeri perdono anche Wellinger

Niente più follie, ma il Lugano torna a stomaco vuoto da Berna

BERNA – LUGANO

4-0

(1-0, 1-0, 2-0)

Reti: 10’05 Arcobello (Almquist, Untersander) 1-0, 36’44 Scherwey (Haas, Rüfenacht) 2-0, 53’23 Arcobello (Moser, Krueger) 3-0, 59’24 Gerger (Genoni, Haas) 4-0

Note: PostFinance Arena, 16’025 spettatori. Arbitri Tscherrig, Lemelin; Obwegeser, Wüst
Penalità: Berna 4×2′, Lugano 3×2′

BERNA – Un gioco come l’hockey, veloce, ricco di ribaltamenti e spesso dipendente da piccoli dettagli, lo si gioca sull’equilibrio. Che non è quello dei funamboli circensi, per capirci, ma è sempre un equilibrio delicato e sensibile alle minime mosse e a volte le squadre ci mettono più del previsto a trovare il giusto appiglio per rimanere in piedi.

Il Lugano questo equilibrio lo aveva smarrito nel caos di Zugo, segnando sì cinque reti su una pista storicamente ostica, ma subendone una in più. Greg Ireland, con la sua consueta (a volte…) calma ha predicato più attenzione difensiva, insomma cercava quell’equilibrio già alla Postfinance Arena, altro fortino di quelli tosti e nel quale fare esperimenti risulta sempre un esercizio piuttosto controproducente.

Giocoforza però il coach canadese si è trovato a doverli fare questi esperimenti, non potendo contare ancora su Klasen e Chiesa (il capitano è stato schierato a Zugo dai Ticino Rockets) ai quali si è aggiunto pure Cunti, sostituito al centro del terzo blocco dal rientrante Romanenghi.

Da una parte una certa attenzione difensiva la si è potuta certamente constatare sulla pista bernese, i padroni casa per almeno mezzora non hanno mai creato il panico davanti a Merzlikins (puntualmente tornato “il solito” dopo la serataccia di Zugo) tenendo però sempre in mano il pallino del gioco.

Una pressione quasi costante, ma non sempre efficace, dato che i bianconeri, inizialmente piuttosto concentrati hanno badato al sodo riuscendo ad evitare che il loro portiere subisse tiri ravvicinati e pericolosi.

Con il passare dei minuti era però ovvio che il Lugano non potesse sopravvivere con il solo difendersi e qualche ripartenza – oltretutto perdendo Wellinger dopo uno scontro con Scherwey – trovando le prime buone occasioni verso la fine del primo periodo, ma trovandosi comunque in partita fino all’ultimo ha dovuto aprirsi.

Ed è qui che la mancanza dei tanto decantati equilibri si è fatta di nuovo sentire, le buone occasioni avute dai vari Fazzini e Hofmann (diverse occasioni ma tiri fuori o sul portiere) solo pochi mesi fa avrebbero prodotto due o tre reti ma stavolta non è andata così. È mancato lo spunto in più, è mancato il colpo di reni nello slot, è mancata la cattiveria necessaria, un vero peccato perché fino a dieci minuti dalla fine pensare a una rimonta bianconera non era un’idea fuori di testa.

Un Lugano da “vorrei ma non posso“, insomma, alla ricerca della compattezza necessaria (emblematica la rete del 3-0 di Scherwey al terzo ribaltamento di fronte) ma ancora alla ricerca della necessaria intesa fra i reparti e i blocchi.

Se in attacco le intese sono già sulla carta ben sviluppate, manca però il supporto da dietro, con i movimenti dei difensori spesso fuori sincrono e in ritardo nelle coperture in backcheck. Su questo vi è da dire, a discolpa della squadra di Ireland, che due coppie di difesa sono completamente nuove, non solo per la composizione nel lineup ma per gli interpreti stessi (nonostante un Chorney in bella crescita) e questo porterà altro tempo nella ricerca delle giuste intese.

Sul fronte offensivo è da ritrovare la cattiveria, oltre che la mira per certi sniper abituali, ma i futuri rientri di Klasen e Cunti dovranno dare quegli spunti e soluzioni in più, anche a un powerplay lento e prevedibile.

L’inizio del Lugano si sapeva che sarebbe stato duro, ma affrontare una serie del genere (in arrivo ancora Losanna e Ambrì Piotta) avrebbe sicuramente messo in evidenza le mancanze della squadra. Dopo tre giornate di campionato non è una brutta cosa sapere su cosa lavorare maggiormente, il un margine di miglioramento a dir poco enorme e il tempo è tutto dalla parte dei bianconeri, a patto che lo si sfrutti bene senza più troppe partite allegre…


IL PROTAGONISTA

Mark Arcobello: La prima rete effettivamente è un po’ fortunosa, ma bisogna anche essere lì per intercettarlo quel tiro, e il secondo è figlio del suo fiuto del gol e della grande intesa con Moser.

Lo statunitense si è sbloccato contro i bianconeri e oltre alla doppietta è stato “l’uomo ovunque” degli orsi, con tanto cervello, polmoni e infinita classe. Martedì sera lo ha ribadito, ancora una volta bisognerà fare i conti con lui, uno degli attaccanti più completi e concreti della National League.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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