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Ambrì Piotta

Nel percorso dell’Ambrì Piotta questo è un passo da gigante

Quattro gol nei primi nove minuti pongono le basi per un significativo successo. Acciaccati Conz e Novotny, ma lo spirito dei biancoblù fa la differenza

Nel percorso dell’Ambrì Piotta questo è un passo da gigante

ZUGO – AMBRÌ

3-6

(1-4, 2-1, 0-1)

Reti: 0’44 Rohrbach (Fischer, D’Agostini) 0-1, 4’29 Kostner 0-2, 5’28 Kubalik (Bianchi) 0-3 8’40 D’Agostini (Plastino, Rohrbach) 0-4, 10’24 Suri (Albrecht, Thiry) 1-4, 29’52 Bianchi (Tosques, Plastino) 1-5, 32’08 Everberg (Roe, Diaz) 2-5, 34’19 Suri (Schlumpf, Morant) 3-5, 59’48 Trisconi (Plastino) 3-6

Note: Bossard Arena, 6’895 spettatori. Arbitri Dipietro, Stricker; Castelli, Fuchs
Penalità: Zugo 4×2′, Ambrì 7×2′

ZUGO – Se, tra un paio di settimane, l’Ambrì Piotta si ritroverà tra le prime otto al termine della regular season, probabilmente questa sarà una di quelle vittorie che guardandosi indietro si evidenzierà tra quelle fondamentali per il cammino della squadra di Luca Cereda. Indubbiamente per i preziosissimi tre punti, ma anche e soprattutto per il modo in cui i biancoblù hanno strappato un successo che ha fatto lo sgambetto a tutti i pronostici.

Intendiamoci, nonostante il roboante primo tempo e la caratura dell’avversario, quella di martedì non è stata tra le partite migliori della stagione, ed il successo non è nemmeno arrivato a risultato di un match particolarmente “pulito” a livello di errori. I tre punti sono però stati conquistati con carattere, ingrediente fondamentale quando ci si avvicina alla resa dei conti, ed in questo senso vedere l’Ambrì strappare per la prima volta la posta piena alla Bossard Arena dall’ottobre 2013 è stato significativo.

A determinare l’intera contesa è stato naturalmente il primo tempo, a cui l’Ambrì si è presentato senza due tra i suoi giocatori più fondamentali, ovvero gli acciaccati Conz e Novotny, sulla cui condizione non si sa nulla di più preciso. In un folle ed incredibile concatenarsi di eventi, dopo 8’40 gli ospiti erano già in vantaggio di quattro reti – a firma Rohrbach, Kostner, Kubalik e D’Agostini – di cui addirittura due ottenute in shorthand.

Un vantaggio importante – assottigliato a metà periodo dalla prima segnatura locale di Suri – ma che nessuno ha lontanamente pensato potesse essere già determinante con una cinquantina di minuti ancora da giocare. Sicuramente non lo ha pensato lo Zugo, che già al 13esimo è andato ad un nulla da riaprire immediatamente la sfida, ma un tiro secco di Roe è stato respinto dai ferri.

Viste le premesse dei primi venti minuti, quello che ha fatto seguito è stato un match forzatamente poco strutturato, ed in questo senso le due squadre non hanno avuto molta scelta sull’impostazione da dare al proprio gioco, con lo Zugo chiamato a spingere a mille e l’Ambrì con il compito di gestire con ordine e malizia il vantaggio acquisito.

Compito portato avanti “così così” dalla squadra di Cereda, che ha trovato il quinto gol a metà incontro grazie a capitan Bianchi in powerplay – assistito da Tosques, al primo punto in carriera nel suo debutto assoluto in NLA – ma che si è poi messa in difficoltà con una nuova penalità per cambio scorretto ed un fallo di Müller, un po’ troppo esuberante e che nelle ultime due uscite ha passato otto minuti sulla panchina dei puniti.

Il miglior powerplay della lega non ci ha messo molto ad approfittarne, riscattandosi così dopo che l’Ambrì era stato molto bravo a non incassare reti in quei due boxplay praticamente consecutivi nel primo tempo. Il match si è poi completamente riaperto con un episodio saltuario, con Suri che ha deviato davanti a Manzato un puck scagliato da Schlumpf in boxplay, e a quel punto nelle menti dei tifosi leventinesi ha iniziato a serpeggiare una certa preoccupazione.

Poche sorprese nel terzo tempo, con lo Zugo ad attaccare a testa bassa e l’Ambrì in trincea per evitare di incassare quella quarta segnatura che sarebbe stata quasi una condanna a morte. I biancoblù hanno sofferto, trovando però anche alcune fasi in cui hanno saputo alleggerire con sapienza la pressione, sino alla decisione di Tangnes di richiamare Stephan in panchina con 4’48 ancora da giocare.

Paradossalmente quello è stato il momento in cui Kubalik e compagni hanno sofferto meno e, dopo aver “litigato” in diverse circostanze con la porta sguarnita, alla fine Trisconi è riuscito a mettere l’importantissimo sigillo alla sfida.

Tre punti d’oro? Beh sì, come minimo, anche se vista la corta classifica il termine ultimamente è stato quasi abusato, ed in questo caso si potrebbe quasi parlare di “punti di platino”, o qualcosa del genere. Spirito a parte, la trasferta di Zugo si presentava come “missione improbabile” per tanti motivi – avversario storicamente ostico, diverse assenze, pista maledetta oramai da anni – ma d’altro canto non ci si dovrebbe più sorprendere quando si vede questo Ambrì prendere ogni logica e rigirarla come un calzino.

L’unità d’intenti e lo spirito di questa squadra sono ancora gli elementi che hanno fatto la differenza, ed oramai l’Ambrì si è guadagnato sufficiente rispetto per far credere a tutti che i playoff siano alla sua portata.

Il gruppo di Cereda potrebbe riuscire a qualificarsi tra le prime otto, oppure resterà escluso di poco, ma quando si dice che i biancoblù non hanno pressioni in questo senso è assolutamente vero. L’Ambrì la sua “missione impossibile” l’ha già portata a termine con successo, ed era quella di riuscire a cambiare la percezione di tutti nei confronti del club. Nessuno sottovaluta più l’Ambrì, perché l’Ambrì può perdere, ma non è più una squadra perdente. Vi pare poco?


IL PROTAGONISTA

Elias Bianchi: Il capitano dell’Ambrì sta vivendo il suo miglior momento della stagione, e forse addirittura della sua carriera. Alla Bossard Arena ha trovato un gol fondamentale, quello del 5-1, ed in generale il suo lavoro è stato nuovamente preziosissimo in ogni zona della pista.

Se ad inizio campionato alcuni potevano avere dubbi sulla scelta di cucire la “C” con il suo petto, oramai di scettici non dovrebbero più essercene. Non sappiamo quanti parli il numero 20 in spogliatoio, ma sul ghiaccio le sue azioni lanciano un messaggio forte e chiaro.


HIGHLIGHTS

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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