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Nel cantiere del Lugano vince l’organizzazione del Losanna

I bianconeri vanno sul 2-0 ma poi si fanno sorprendere. Il cambiamento è totale per il Lugano, che ha alternato buone cose ad amnesie di vecchio stampo

Nel cantiere del Lugano vince l’organizzazione del Losanna

LUGANO – LOSANNA

2-5

(2-0, 0-3, 0-2)

Reti: 1’55 Bertaggia (Sannitz, Chiesa) 1-0, 18’33 Jörg (Zangger, Ohtamaa) 2-0, 24’15 Bertschy (Kenins) 2-1, 32’57 Jooris (Bertschy, Linbohm) 2-2, 34’06 Leone (Nodari, Vermin) 2-3, 44’52 Bertschy (Jooris) 2-4, 57’25 Vermin (Frick) 2-5

Note: Corner Arena, 6’018 spettatori. Arbitri Dipietro, Tscherrig; Kaderli, Cattaneo
Penalità: Lugano 4×2′, Losanna 5×2′

LUGANO – Il caloroso saluto riservato dalla curva al termine della partita contro il Losanna ha confermato una cosa: il pubblico bianconero ha capito ed accetterà che questa stagione potrà riservare momenti difficili alla squadra di Sami Kapanen.

In fondo una sconfitta casalinga alla prima di campionato potrebbe anche lasciare forte amarezza, ma il gesto dei tifosi sta a significare che il messaggio è passato, e la partita contro il Losanna ha confermato che il Lugano è un cantiere aperto com’era lecito aspettarsi.

Con la prima sorpresa della stagione, ossia l’esclusione dal quartetto stranieri di Linus Klasen, Kapanen ha messo in pista un line-up che non si era visto nel preseason, con Zangger avanzato nel primo blocco e il trio SuriSpoonerFazzini a formare una linea trazione puramente offensiva.

Gli scossoni dettati dai cambiamenti in corso e dall’assimilazione della nuova filosofia si sono riversati anche sui nuovi terzetti, impegnati a conoscere gli automatismi e a capirsi agli sguardi, esercizi che solo la competizione delle partite vere possono affinare.

E se sul piano delle prime sciabolate in stile del coach qualcosa di incoraggiante si è intravisto, d’altro canto l’organizzazione e la solidità estrema di una formazione come quella di Peltonen ha evidenziato per bene i punti su cui il Lugano deve lavorare.

Sul piano offensivo, finché non i bianconeri non sono ricaduti in vecchi errori e non si sono affidati alla cattiva amicizia delle fretta, qualcosa di molto interessante lo si è potuto notare. In fondo anche nei momenti di difficoltà la quantità di occasioni create dal Lugano è stata notevole, grazie al forecheck profondo – così è nato il 2-0 di Jörg – e alla capacità di trovare spazi di tiro.

I problemi semmai sono nati quando da un sistema precedentemente passivo e legato alla liberazione del terzo, il Lugano si è trovato a dover proteggere lo slot e ripulirlo portando fuori il disco con ordine e schematica. Incomprensioni, automatismi fuori sincrono e qualche libertà di troppo hanno favorito il Losanna, squadra sorniona e pronta a punire al primo errore.

Il “crash” subito nel periodo centrale, quando il Lugano si è trovato a dover gestire il vantaggio acquisito, sa di squadra che ancora non ha capito bene come muoversi non solo per proteggere il risultato ad oltranza ma anche per prendere in mano il controllo del gioco.

I vodesi hanno quindi raccolto la sfida su chi fosse più bravo a dare il ritmo e i vari Bertschy, Vermin, Jeffrey e Jooris non ci hanno messo molto a mandare in crisi il sistema.

Meglio per contro è andata con il risultato ancora in bilico, con i vari Fazzini, Bertaggia, Lammer e Suri fermati a turno da uno Stephan eccezionale e di una solidità pazzesca, ma il cinismo con cui il collaudato sistema di Peltonen ha colpito è stato da manuale.

Male le situazioni di power play, altro esercizio che si trascina da stagioni, con alcune buone occasioni solo quando il disco è girato in velocità, ma l’ingranaggio è sembrato ancora a secco di olio.

Buoni segnali sono giunti per contro sul piano delle individualità, con un Jörg mosso da nuova linfa, Zangger che si conferma una scheggia pericolosissima e uno Jecker in crescendo di fiducia, così come è stata confortante la prova di uno Zurkirchen solido e sicuro.

Sono ancora in ombra invece le mani di Spooner e Suri, autori di alcuni rari ampi ma generalmente ancora poco pericolosi, mentre Chorney, nonostante alcune buone fasi di solidità, ha confermato i limiti di visione e velocità decisionale.

Con maggiore perizia soprattutto nel secondo periodo il Lugano avrebbe potuto cambiare ancora a suo favore il corso della partita, con diverse occasioni mancate di fronte a Stephan, ma in fondo la solidità del Losanna è stata premiata.

Il Lugano conferma quello che ci si aspettava alla vigilia, ossia di essere un cantiere in pieno esercizio. Ci sono cose già buone e altre meno, ma l’impressione è che i giocatori si stiano impegnando per cambiare il loro modo di essere sul ghiaccio. Per farlo dovranno già gettarsi alle spalle la sconfitta contro i vodesi, correggere il più possibile e guardare avanti. Provarci, sbagliare, riprovarci meglio. Questo occorre fare se si vogliono cambiare le cose.


IL FATTORE DECISIVO

Differenza di organizzazione: Una cosa era chiara guardando la partita. Lugano e Losanna sono su due piani ben diversi per quanto riguarda l’organizzazione di gioco.

Alla collaudata squadra di Peltonen è bastato puntare sugli errori dei bianconeri per fare proprio il primo match della stagione, mentre i bianconeri hanno spesso litigato con loro stessi per cercare di applicare al meglio le nuove direttive. Ha vinto la squadra che oggi è meglio messa in campo, la sconfitta è invece in un cantiere pieno di operai.


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Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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