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Ambrì Piotta

Mancano leader e risposte, il solito Ambrì perde anche la rivincita

AMBRÌ – FRIBORGO

1-2

(0-0, 1-1, 0-1)

Reti: 22’28 Mauldin (Rathgeb, Sprunger) 0-1, 38’07 Monnet (Fuchs, Collenberg) 1-1, 47’41 Cervenka (Abplanalp, Kienzle) 1-2

Note: Valascia, 5’122 spettatori. Arbitri Hebeisen, Wiegand; Borga, Huguet
Penalità: Ambrì 4×2′, Friborgo 5×2′

AMBRÌ – Per l’Ambrì Piotta era un weekend importante quello caratterizzato dalla doppia sfida con il fanalino di coda Friborgo, ma chi si aspettava risposte confortanti dalla squadra di Kossmann è stato profondamente deluso.

Uno solo punto, l’assenza di un sistema gioco e la mancanza del contributo fondamentale dei presunti uomini chiave riassumono la doppia sfida con i dragoni di Larry Huras che, pur non incantando, hanno avuto l’intelligenza di sfruttare al meglio le risorse a loro disposizione.

Il problema dei biancoblù, in fondo, è tutto qui. Se da un lato il Friborgo ha dimostrato di poter essere efficace attaccando solamente con due linee, dall’altro si è rivisto un Ambrì che tenta di ricevere un contributo da tutti e quattro i blocchi offensivi, cadendo in definitiva nella mediocrità e nell’incapacità di conferire di proprio pugno un certo ritmo alle partite.

Non è infatti un caso che i leventinesi si trovino spesso a rincorrere gli avversari nel risultato, ed in diverse occasioni si è vista una squadra che ha avuto bisogno di almeno un paio di “schiaffi” nel punteggio prima di mettersi realmente a pattinare e lavorare. Una situazione simile la si è vista venerdì – quando l’Ambrì ha concesso un tempo intero agli avversari – ed in parte si è riproposta sabato, anche se in questo occasione i biancoblù non hanno sbagliato nettamente l’entrata in materia, ma sono piuttosto andati a fiammate isolate.

Il Friborgo è stato però trascinato immediatamente dai suoi uomini migliori, ovvero i vari Sprunger, Bykov, Mauldin oppure Cervenka, capaci di mettere in difficoltà i ticinesi praticamente ad ogni loro uscita sul ghiaccio. La differenza di ritmo si è di conseguenza evidenziata sin dalle prime battute e, nonostante un primo tempo avaro di emozioni, il Gotteron aveva dato prova di poter essere pericoloso con una struttura ben precisa, fatta di due linee offensive e le altre di contenimento.

Questo Ambrì – per giunta in pista con tre stranieri visti gli infortuni di D’Agostini (commozione cerebrale) e Mäenpää (spalla) –  continua invece a trascinarsi con al massimo un paio di uomini in forma alla volta, che cercano di indicare la via e, se va bene, riescono anche a salvare la baracca, ma è normale che una situazione del genere non sia sostenibile per più di qualche partita.

Da lodare, ma al contempo fuori dalla logica delle cose, il fatto che a mostrare la luce debba essere nuovamente il giovane Jason Fuchs e la sua linea, l’unica rimasta assieme da metà agosto e che sa portare sistematicamente un contributo. Di Fuchs – con merito top scorer di serata – l’unico pericolo portato dalle parti di Conz nel primo tempo, così come la risposta alla rete d’apertura di Mauldin, con il pareggio mancato per una questione di centimetri dal casco giallo.

Non poteva però che essere Fuchs l’artefice dell’1-1, con una sua bella iniziativa personale che ha portato al rebound convertito facilmente in gol da Monnet… Peccato però che il figlio d’arte sia uno dei pochi in grado di dare veramente velocità e dinamicità alla manovra, fatta eccezione a tratti per Guggisberg e ad una bella iniziativa personale di Emmerton nel terzo tempo, ma il contributo del canadese rimane insufficiente.

Sempre a secco ma con un’impostazione più concreta il powerplay, orfano di quelli che sulla carta dovrebbero essere i suoi ingranaggi principali – Mäenpää a fare da “quarterback”, D’Agostini con il suo tiro al volo a sinistra – ma sabato sera perlomeno improntato sulla volontà di creare qualcosa senza andare troppo sul sottile. Pochi passaggi e diversi tiri in porta, soprattutto in occasione di quelle due penalità consecutive nel periodo centrale, e probabilmente questa è la scelta migliore da compiere quando le cose non funzionano. L’Ambrì deve giocare con maggiore semplicità e questo è un primo passo.

Di semplicità, ma soprattutto di un gol, ha bisogno anche Lukas Lhotak, che ha avuto sul bastone il puck del sorpasso, ma non è riuscito a segnare il suo primo gol del campionato e a rompere quella che sta diventando una vera e propria maledizione. Lo scorso anno dopo 16 partite il ceco aveva già messo a segno cinque reti.

Il terzo tempo si è aperto con un palo colpito da Zgraggen, ma anche da un erroraccio di Kamber sulla blu offensiva che ha permesso a Fritsche di involarsi tutto solo verso Zurkirchen. Il figlio d’arte non ha fatto centro, ma quell’episodio avrebbe dovuto far suonare il campanello d’allarme in casa biancoblù, perchè se sul quel disco ci fosse stato uno dei migliori attaccanti ospiti, l’epilogo sarebbe stato diverso.

Ed invece l’harakiri era dietro l’angolo. Trunz è entrato in pista in maniera troppo aggressiva dopo un cambio di un compagno, Kamber non è stato in grado di compensare il suo errore, ed ecco che un illuminante passaggio di Abplanalp ha tagliato fuori tutta la squadra biancoblù e messo in condizione Cervenka di presentarsi davanti al Zurkirchen. Il ceco non ha bisogno di presentazioni, polsino al laser e frittata fatta, Friborgo avanti 2-1.

Nel finale l’Ambrì ha poi provato a rientrare, ma si è subito capito che non c’erano energie e soprattutto idee per trovare un nuovo pareggio. Peccato, perchè il Friborgo rimane una squadra in un momento negativo e che si è dimostrata avere un’organizzazione modesta e che attende ancora la mano di Larry Huras. Nel frattempo, però, il Friborgo ha leader capaci di trascinare la squadra, l’Ambrì semplicemente no.

Sarebbe davvero ora di “seguire la volpe”…

fattore2IL CONTRIBUTO DEI LEADER: Sprunger, Cervenka, Mauldin e Bykov. A Larry Huras è bastato mandare in pista i suoi migliori giocatori per dare alla manovra della sua squadra un ritmo che l’Ambrì riesce difficilmente a raggiungere, mentre sull’altro fonte gli uomini che dovrebbero mostrare la via non lo stanno facendo.

Il blocco di Fuchs, Duca e Monnet è stato nuovamente all’origine dell’unica rete ticinese, ma oramai è arrivato il momento che altri attaccanti li raggiungano ed entrino finalmente in forma.

L’Ambrì ha bisogno delle reti dei suoi stranieri e dei suoi giocatori svizzeri di punta, a maggior ragione se – con gli infortuni di D’Agostini e Mäenpää – si dovrà giocare per alcune partite con soli tre elementi d’importazione.

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Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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