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Lugano

Lugano, le valutazioni al termine del campionato 2019/20

Un epilogo di regular season non esaltante ma perlomeno arrivato con la squadra nelle prime otto posizioni ha chiuso un’annata difficile, iniziata con le difficoltà di Kapanen e poi “puntellata” con l’arrivo di Pelletier

LUGANO – I bianconeri si sono lasciati alle spalle una stagione complicata, iniziata con le difficoltà incontrate da Sami Kapanen e poi raddrizzata in extremis da Serge Pelletier, che è riuscito a portare perlomeno la squadra nelle prime otto nonostante l’epilogo di regular season non entusiasmante.

Di seguito vi proponiamo la valutazione di tutti i giocatori bianconeri per quanto riguarda l’annata agonistica appena conclusa, con un breve commento dedicato ad ogni elemento della rosa.

Portieri

Sandro Zurkirchen (39 GP, 90,7% SV, 2.54 GAA): Dei numeri solo discreti non dicono tutto su quanto fatto da Zurkirchen, assoluto protagonista tra ottobre e gennaio con prestazioni di altissimo livello soprattutto in difficili trasferte. Ha accusato un primo calo verso febbraio, con qualche uscita incerta e un paio di errori grossolani, ma la sua stagione si può definire assolutamente positiva, soprattutto dopo aver superato dei problemi non indifferenti nel preseason e per aver tenuto a galla la squadra quando navigava in bruttissime acque. L’impressione è che possa aver sofferto in un primo momento dell’arrivo di Schlegel, ma ha dimostrato di saper reggere piuttosto bene l’eredità pesante che si è trovato sulle spalle.

Niklas Schlegel (9 GP, 93,1% SV, 1.85 GAA): Non ha retto l’urto di Berna in una stagione partita male per tutti nella Capitale e allora Domenichelli lo ha portato a respirare un po’ di aria più mediterranea e salutare. Le risposte sono state ben chiare, l’ex portiere degli orsi e dello ZSC ha mostrato di essere molto più di un back-up di lusso e in certe partite ha tirato fuori tutto quel talento che qualcuno pensava fosse perduto. Il Lugano dorme tra due cuscini con una coppia di portieri del genere.

Stefan Müller (3 GP, 85,2% SV, 4,13 GAA): Pochissime partite per dimostrare qualcosa ma da quel poco che si è visto forse l’austriaco necessita ancora di una stagione o due da protagonista in Swiss League. Al momento non sembra aver fatto quel salto di categoria soprattutto sul piano mentale.

Difensori

Julien Vauclair (36 GP, 0 gol, 0 assist, -4): Conclude la sua ventennale carriera con il Lugano alla veneranda età di 40 anni e onestamente è il momento giusto per lasciare. In quanto a volontà non è mai stato secondo a nessuno e anche quando le cose sono precipitate ha sempre dato il massimo a ogni cambio senza risparmiarsi. Purtroppo l’anagrafe non è più dalla sua parte e la sua lucidità ne ha pagato spesso le conseguenze di cambio in cambio, causando qualche errore di troppo con il disco sul bastone. Comunque encomiabile fino alla fine per grinta e voglia di fare.

Benoit Jecker (50 GP, 1 gol, 3 assist, -4): Una stagione di molti alti e bassi per il futuro friborghese, che all’inizio ha fatto fatica a capire e mettere in pratica il sistema di gioco voluto da Sami Kapanen e poi non è mai andato oltre il compitino sotto la guida di Serge Pelletier. In sostanza si è sempre dimostrato un buon soldato e un giocatore potenzialmente di ottimo affidamento, ma la scarsa personalità sembra averne frenato la crescita, creando più di un problema di continuità delle prestazioni.

Alessandro Chiesa (50 GP, 4 gol, 3 assist, +8): Anche per il capitano bianconero il nodo è stato soprattutto sul piano della continuità, alternando buone prestazioni ad altre più disordinate e prive soprattutto del peso fisico che uno come lui è chiamato a mettere in pista. Un passo indietro abbondante rispetto all’eccellente passata stagione, soprattutto perché la sua presenza in retrovia si è fatto fatica a percepirla in diverse occasioni. Tutto sommato non una regular season completamente negativa ma di certo sotto le aspettative per il ruolo fondamentale che ricopre nella leggera difesa bianconera.

Elia Riva (46 GP, 3 gol, 8 assist, -2): All’inizio veniva impiegato con il contagocce da Sami Kapanen, con la spiegazione che doveva crescere per inserirsi nel sistema, consci comunque del suo potenziale. A conti fatti però quella poca fiducia iniziale è sembrata aver scoraggiato un po’ quello che è un patrimonio del futuro della squadra bianconera, apparso più volte un po’ spaesato rispetto a un anno fa. Con il passare dei mesi si è però (ri)preso il suo spazio, disputando una buona seconda parte di stagione, mostrando che deve crescere ma che deve farlo giocando e sentendo la fiducia dello staff.

Thomas Wellinger (40 GP, 3 gol, 8 assist, +4): Sul mancato utilizzo iniziale da parte di Sami Kapanen c’è ancora un po’ di mistero, in parte giustificato da un infortunio patito nel preseason, ma poi prolungatosi anche in autunno, oltretutto consci delle qualità di un difensore spesso ineccepibile. Difatti, ripresosi il suo bello spazio da Natale via nel top six difensivo bianconero, il 32enne ha confermato di essere sempre un difensore molto affidabile e di grande regolarità, che non fa cose eccezionali ma che il suo compito lo esegue sempre molto bene e con umiltà. Resta uno dei pilastri della difesa del Lugano senza essere una star.

Romain Loeffel (50 GP, 7 gol, 16 assist, -14): Ha avuto un sussulto d’orgoglio a cavallo del nuovo anno, proprio in concomitanza con il cambio in panchina tra Kapanen e Pelletier, ma tra un autunno a dir poco disastroso su ogni fronte (senza alcun impulso offensivo ed inspiegabili errori con il disco) e una seconda parte invernale ancora di mediocrità, la sua stagione è stata un’enorme delusione. Non ingannino troppo le sette reti, di cui più della metà segnate in un solo week end, anche se c’è sempre un dibattito sulla sua posizione in power play, ma questo non ha influito più di quel tanto nella sua brutta stagione. Il romando è da ritrovare soprattutto di testa, perché le sue qualità non possono essere sparite nel giro di un’estate.

Taylor Chorney (42 GP, 1 gol, 12 assist, -8): Era un po’ pretenzioso sperare che da una stagione all’altra Chorney si trasformasse nel giocatore che tutti speravano e difatti anche questa annata conferma quello che molti pensavano già un anno fa: Taylor Chorney non è il giocatore adatto per il Lugano e per ricoprire il ruolo da difensore straniero in National League. Che abbia doti difensive e una buona uscita con il disco grazie al pattinaggio nessuno lo mette in dubbio, ma ancora una volta ha dimostrato di non avere dei picchi di qualità considerevoli in nessun aspetto del gioco, soprattutto in quello offensivo, dove a visione di gioco è praticamente nullo e possiede un tiro ben al di sotto della media del campionato. Ha sicuramente anche ottime qualità umane, ma al Lugano di questi anni servono anche e soprattutto quelle tecniche, che di fatto Chorney non ha a sufficienza per essere determinante come richiesto agli stranieri.

Paul Postma (20 GP, 2 gol, 7 assist, +2): Ha iniziato in maniera incoraggiante, mostrando buone qualità sulla linea blu, dove pareva avere molta confidenza nel tirare dalla distanza e negli inserimenti nelle azioni d’attacco. Con il passare delle partite si è però via via spento, non andando mai oltre un compito semplice seppur fatto bene. Anche lui non ha avuto l’impatto che ci sia attende da un difensore straniero, oltretutto uno di ottima esperienza come lui.

Atte Ohtamaa (18 GP, 1 gol, 2 assist, +1): Di fatto è stato il miglior difensore straniero passato da Lugano nelle ultime due stagioni, seppur per nemmeno due turni di campionato. Offensivamente offre poco (ma non è nelle sue corde) ma in quanto ad esperienza ed ordine difensivo è stato ineccepibile. Non crediamo sia un caso che la difesa del Lugano abbia cominciato a precipitare anche per la sua partenza.

Massimo Ronchetti (10 GP, 1 gol, 0 assist, +2): Messo completamente da parte da Sami Kapanen, lo si è rivisto con Serge Pelletier in panchina per qualche apparizione nella seconda parte di stagione. Quando chiamato in causa ha svolto discretamente il suo compito di puro contenimento, togliendosi però lo sfizio del gol in un derby.

Attaccanti

Alessio Bertaggia (50 GP, 17 gol, 10 assist, 0): L’unico tra gli attaccanti bianconeri a essere promosso a pieni voti. Ha disputato la sua miglior stagione in quanto a reti segnate e come al solito ha messo sul ghiaccio un’incredibile grinta e voglia di spaccare le montagne ad ogni cambio. Il salto di qualità lo ha fatto soprattutto nella freddezza e nella gestione del disco davanti alla porta, gestendo quella foga che in passato lo aveva tradito rendendolo meno produttivo. Si è spento un po’ sul finale, come tutta la squadra, ma per diverse settimane ha mostrato una regolarità di rendimento invidiabile. Un’altra vera base dal quale far ripartire il Lugano.

Dario Bürgler (45 GP, 5 gol, 12 assist, -1): Il grafico dell’attaccante numero 87 ha disegnato una linea in picchiata quasi verticale. La stagione scorsa si era ripreso un po’ nelle settimane conclusive ma i segni di un vistoso calo c’erano tutti, concretizzatosi puntualmente quest’anno. Zero esplosività, presenza sotto porta praticamente nulla, mesi interi senza segnare e poco utilità anche nelle linee di contenimento. Un Bürgler del genere ha sicuramente un grosso punto di domanda sul suo futuro in una squadra che deve ripartire dalle basi.

Luca Fazzini (50 GP, 14 gol, 10 assist, -18): Tra settembre e ottobre aveva fatto dimenticare addirittura un certo Gregory Hofmann per la frequenza con la quale segnava e per il lavoro a tutta pista che gli si vedeva fare sul ghiaccio. Dopo quel periodo e il rinnovo contrattuale, il numero 17 non ne ha più azzeccata una, pasticciando dischi per la fretta e la voglia di segnare, passando quasi due mesi senza esultare e sparendo dal gioco, con quel pesante -18 che la dice lunga. Il Lugano non può permettersi di avere il suo talento a disposizione per un solo mese e mezzo, a questo punto è chiaro che la risposta deve arrivare solo da lui e da una maturità vera.

Mauro Jörg (39 GP, 1 gol, 3 assist, -6): Tanto pattinaggio e grinta, su quello non c’è nulla da eccepire. Il problema è che dopo una stagione di fatto straordinaria per i suoi canoni a Davos c’era stato un certo equivoco su di lui nel portarlo a Lugano, confermato di nuovo da un’altra stagione priva di contenuti. Come già detto non è sulla sua voglia che mette in pista che si punta il dito, ma a conti fatti il suo prodotto a fine cambio risulta spesso privo di qualsivoglia concretezza.

Linus Klasen (46 GP, 8 gol, 26 assist, -5): Alla fine sembra che partirà per la sua Svezia, e aggiungiamo che è probabilmente giusto così. Il Lugano deve ripartire da un’altra tipologia di stranieri e Klasen non garantisce più quello che mostrava nelle sue prime stagioni in bianconero. La classe di un giocatore per certi versi anacronistico rispetto al nostro hockey non si discute, ma in questa stagione non ha saputo esprimersi a buoni livelli per più di qualche periodo sporadico. Di fatto il rendimento che si può definire decisivo del topscorer bianconero (enfatizzato dalla mediocrità della squadra) è durato lo spazio di tre settimane a gennaio, quando si è instaurata la grande intesa con McIntyre, ma per tre quarti del suo campionato – tenendo conto di quando non era utilizzato – è risultato evidente che non sa più incidere in maniera sufficiente per quanto è richiesto a uno straniero in Svizzera.

Jani Lajunen (49 GP, 7 gol, 19 assist, +6): Sul piano numerico si è espresso tutto sommato in linea con le passate stagioni, quello che ci si aspetta da un centro prettamente difensivo. Ha vissuto un periodo negativo in concomitanza con quello dell’intera squadra e alla fine ne è uscita in generale una stagione senza infamia né lode, anche se il suo lo ha sempre fatto. Vale anche per lui il discorso fatto per altri, ha delle qualità di straniero “funzionale” che rendono solo se la squadra attorno a lui è costruita tenendo conto di questo fattore, altrimenti rischia di diventare un pezzo del puzzle che si incastra male e il suo lavoro si perde nel nulla. Occorrerà vedere il cantiere del futuro Lugano per capire quanto potranno rendere le qualità di un giocatore comunque importante nel suo ruolo.

Dominic Lammer (50 GP, 10 gol, 6 assist, -11): È arrivato a Lugano quasi tra l’indifferenza generale, ma anche se protagonista di diversi alti e bassi è risultato uno degli attaccanti più propositivi della rosa bianconera. Il bottino di 10 reti è assolutamente eccellente dato che ha passato diversi mesi nel bottom six, inoltre l’ex Zugo ha mostrato sempre un’ottima intesa con qualunque compagno venisse schierato. Sicuramente un giocatore di ottimo affidamento al quale va trovato il giusto collocamento, anche se come jolly se l’è sempre cavata bene.

David McIntyre (22 GP, 6 gol, 12 assist, -5): Ci ha messo un paio di partite ad adattarsi, ma poi ha portato una ventata di grinta e leadership in squadra, oltre a un’intesa con Klasen che ha prodotto punti importanti. Nella rincorsa del Lugano da -11 dalla linea all’ottavo posto c’è moltissimo del canadese, rivelatosi un giocatore estremamente intelligente e capace di fare un po’ tutto, fino a migliorare pure un power play che fino a lì era disastroso. Nel mese di febbraio ha pagato la parziale inattività con lo Zugo (soprattutto per i pochi cambi quando era impiegato da Tangnes) evidenziando un certo calo, ma il suo apporto è stato fondamentale per raggiungere l’agognato ottavo posto in classifica.

Matteo Romanenghi (48 GP, 4 gol, 4 assist, -2): Era partito alla grandissima in autunno e si credeva che il buon Matteo avesse finalmente raggiunto quei livelli che tutti attendevano. Visione di gioco, pattinaggio e tanto sacrificio, finché poi non è precipitato nel turbine negativo con tutta la squadra. Da lì non si è più ripreso, continuando a svolgere un buon compito sul ghiaccio, ma a conti fatti molto fumoso e poco concreto oltre che di impatto molto leggero nei suoi cambi, perdendo via via minuti di ghiaccio. Ha confermato di avere ottime qualità, deve lavorare per mostrarle in qualunque contesto e con continuità.

Raffaele Sannitz (49 GP, 6 gol, 11 assist, -3): Era logico aspettarsi che dopo la fantastica stagione scorsa al fianco di Hofmann il suo rendimento ne avrebbe risentito ma, nonostante sia stato uno degli attaccanti più impiegati, il suo apporto è stato ben al di sotto delle aspettative. Non tanto sul piano realizzativo, dato che è rientrato in canoni più suoi, ma per fisico e di utilità a tutta pista, qualità che lo avevano sempre distinto. In generale è sembrato in forte calo di brillantezza e prontezza nel prendere le decisioni giuste, rendendolo poco concreto nel suo lavoro e un po’ troppo “galleggiante” negli eventi del gioco, a conti fatti di impatto troppo leggero.

Reto Suri (49 GP, 9 gol, 23 assist, -4): Da gennaio via l’attaccante zurighese è riuscito finalmente a scrollarsi di dosso tutta l’incertezza e la mancanza di fiducia patiti per lunghi mesi, fattori che lo hanno reso irriconoscibile rispetto a quel giocatore che aveva esaltato la platea di Zugo per molti anni. Con l’arrivo di Pelletier in panca si è preso sulle spalle diverse responsabilità ritrovandosi come scorer e leader, dimostrando che quello dei primi mesi non era certo il vero Suri. Se confermerà i livelli mostrati nel 2020 (8 gol e 6 assist in 17 partite) e che l’autunno scorso era un periodo di adattamento più duro e lungo del previsto allora il Lugano avrà un fuoriclasse su cui contare per davvero. Quel che gli serve è serenità.

Julian Walker (33 GP, 6 gol, 9 assist, +4): Tolto dai giochi per diverso tempo a causa di un infortunio, il possente attaccante ha mostrato di poter avere un impatto ancora molto importante nel Lugano. Promosso nelle prime linee da Serge Pelletier, nella seconda parte dell’inverno si è reso protagonista di un periodo veramente esaltante, correlato da diversi punti e un’intesa con Reto Suri veramente invidiabile. Quello che è certo è che in questo momento il Lugano non ha in squadra giocatori capaci come lui nel forecheck e nel dare un’impronta fisica costante e instancabile al suo gioco. Ma non può per forza di cose stare nel top six dove altri dovrebbero dare di più, il suo posto è nelle checker lines, dove dà il meglio di sé e viene sfruttato pienamente.

Sandro Zangger (46 GP, 6 gol, 6 assist, -1): È quasi sparito dai radar nell’anno nuovo, dopo aver disputato un ottimo inizio di stagione nel quale si era ritagliato addirittura un posto nei primi sei attaccanti. Il problema è che, aldilà di un iniziale buon rendimento, anche qui è questione di qualità e quantità. Il Lugano non può permettersi un jolly come Zangger nelle prime linee offensive, ma deve trovargli la collocazione giusta, come dimostrato dagli ultimi difficili mesi in cui è stato utilizzato poco e non ha trovato il modo di riprendere almeno dei livelli accettabili. Bisogna capire dove può dare il meglio e poi sfruttarlo per le sue caratteristiche.

Timo Haussener (39 GP, 1 gol, 4 assist, -8): Il giovane attaccante zurighese è diventato improvvisamente un mistero tra le fila del Lugano. Inizialmente molto impiegato da Sami Kapanen e con risultati anche brillanti per qualità e carattere, Haussener non si è più visto con il cambio di allenatore, venendo girato per qualche partita ai Rockets e poi convocato solamente come 13esimo attaccante. Il ragazzo ha qualità di pattinaggio e fisiche non indifferenti e il Lugano nel suo ruolo ha bisogno di ricambi, sfiduciarlo e rischiare di perderlo (è in scadenza di contratto) potrebbe non essere una mossa ideale, perché il suo ambientamento era proseguito in maniera ottimale e ha dimostrato di avere il livello per la National League.

Giovanni Morini (6 GP, 1 gol, 0 assist, 0): Rientrare dopo 9 mesi dall’infortunio non è cosa semplice, ma per il Lugano è fondamentale aver ritrovato il centro italiano tra le sue fila perché Morini rappresenta in pieno la grinta e il carattere che sono mancati ai bianconeri. Non è giudicabile per quella manciata di partite ma lo si rimanda alle prossime stagioni, quando si spera potrà ritagliarsi quel ruolo di primo piano a cui aveva mostrato di poter ambire.

Loic Vedova (11 GP, 0 gol, 0 assist, -2): La grinta non gli manca e non si risparmia mai nonostante le poche apparizioni, ma pur disponendo di un ottimo pattinaggio per natura soffre la fisicità del massimo campionato. Rimane una buona alternativa in caso di bisogno nel bottom six.

Ryan Spooner (2 GP, 0 gol, 1 assist, -3): È vero che le sue prime apparizioni non avevano incantato, ma la classe superiore era innegabile e chissà come sarebbe andata se fosse stato gestito in altra maniera. Un vero peccato aver sprecato un giocatore del genere vedendo le difficoltà del Lugano in attacco.

Lorenzo Canonica (2 GP, 0 gol, 0 assist, 0): Due sole partite sono bastate per mostrare un potenziale talento di primo piano. A 16 anni ha la maturità di un veterano e tutto il futuro davanti.

Johan Ryno (1 GP, 0 gol, 0 assist, -1): Ottime mani, visione di gioco sopra la media. Forse sarebbe venuto utile ai bianconeri nei playoff.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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