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Lugano ancora battuto in trasferta, lo Zugo si impone 3-1
- Pubblicato il: novembre 17, 2012

ZUGO – Si ferma a tre la striscia di vittorie consecutive del Lugano, bloccato dallo Zugo di Zetterberg e Brunner. L’unica vittoria esterna della truppa di Huras risale al 13 settembre, in occasione della prima partita di campionato, proprio contro gli svizzero centrali, che in quei frangenti però, non erano ancora muniti del blocco delle meraviglie.
Già costretti a far fronte alle assenze pesanti di Hirschi, Brady Murray, Ruefenacht, Bednar, Domenichelli e Blatter – oltre al prestito di Nummelin – i bianconeri sono scesi in pista di nuovo con una formazione fortemente rimaneggiata, anche a causa delle assenze per influenza di Conne e Ulmer. A dirla tutta anche Metropolit ha rischiato di saltare la trasferta, ma è sceso in pista nonostante la febbre. Assenze a parte, nessuna novità nello schieramento luganese, con di nuovo Flueckiger preferito a Manzato, grazie anche alle brillanti prestazioni del numero 87 contro Lakers e Ambrì Piotta.
(A. Branca)
La missione era chiara: cercare di arginare il più possibile le folate offensive di Zetterberg, Brunner e compagni mantenendo comunque un assetto in grado di fare male, ovvero mica uno scherzo. Probabilmente lo stesso pensiero deve averlo fatto anche Douglas Shedden con l’intento di fermare l’illustre ex Metropolit e il compagno di banco Bergeron, perché sin da subito era chiaro che sarebbe stata una partita equilibrata e di difficile lettura.
Più bravo lo Zugo nel cercare la porta, migliore il Lugano nella gestione del disco, queste sono state le impressioni principali del match, e allora dovevano essere degli episodi a deciderne le sorti. Come le situazioni speciali, e in pista c’erano davvero le premesse per lustrarsi gli occhi di fronte a cotanta capacità in power play, da entrambe le parti. Ma stavolta ad uscirne vittoriosi sono stati i padroni di casa, capaci di segnare due reti su cinque penalità minori ospiti, e ciò è bastato a fare la differenza. Troppo complicate le trame degli special team bianconeri, e i “blueliner” ordinari ome Sbisa e Heikkinen confermano di attraversare un periodo un po’ così, visti le numerose difficoltà nel gestire il disco sulla line blu.
(A. Branca)
Nonostante ciò proprio Heikkinen è stato tra i più pericolosi tra le fila ticinesi, non solo per la rete – in realtà autogol di Helbling – e per i tentativi (anche riusciti in un paio di circostanze) di abbattere a cannonate Markkanen, ma questo non è bastato per battere uno Zugo che è stato più bravo a sfruttare le proprie occasioni. Anche il Lugano ha avuto le sue, sia chiaro, come in occasione della genialata di Metropolit per Bergeron, della serpentina di Murray o del tiro a botta sicura di Steiner, ma l’imprecisione è regnata sovrana in tutti quei frangenti. Gli uomini di Huras sono apparsi a volte un po’ troppo in affanno sulla velocità avversaria, e questo era preventivabile, ma questo è segno che le assenze, soprattutto quelle a ripetizione in difesa cominciano a pesare. Ad ogni modo entrambe le squadre avrebbero meritato la vittoria, ma il merito dello Zugo è stato quello – come ormai gli capita da settimane – di sfruttare la classe dei suoi pezzi da novanta, contro un Lugano che ha presentato anche un Bergeron un po’ evanescente.
Se i più attesi tra le fila sottocenerine hanno marcato assenza, lo stesso non si può dire di Flueckiger, autore di una prova straordinaria, correlata da un paio di big save su Brunner e Omark davvero sorprendenti, e conferma la bontà della scelta di avere in squadra due portieri che possano competere tra loro su alti livelli. Jordan Murray conferma la sua crescita esponenziale, e se solo avesse un po’ meno fretta di tirare il disco, potrebbe togliersi qualche soddisfazione in più. La linea più pericolosa è stata quella di Kamber, Fazzini e Steiner, ma se i primi due producono con e senza disco, il terzo non riesce più a trovare quella concretezza che in passato gli aveva dato la fama da cecchino puro.
(A. Branca)
In casa luganese si spera che il numero 48 ritrovi le migliori sensazioni, perché già senza Domenichelli, mancheranno un bel po’ di reti nel tabellino. In affanno Metropolit, probabilmente affaticato dall’influenza, per questo anche autore di un paio di falli “da ritardo”. Male Sbisa, disattento e impreciso, ad immagine di quel disco incredibilmente perso su Holden, salvato poi da Flueckiger, errori inspiegabili da un giocatore del suo calibro.
Guardando il bicchiere mezzo vuoto si torna al discorso delle sconfitte fuori casa che stanno diventando pericolosa abitudine. Guardandolo mezzo pieno, si intravvede un Lugano che sta trovando un assetto difensivo decisamente migliore rispetto a quello visto prima della pausa, e guardando alla solita affollata infermeria, c’è un margine di miglioramento alquanto ampio, per questo la sconfitta in quel di Zugo non deve preoccupare più di quel tanto, se non per una classifica che non ne vuol sapere di assestarsi.
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