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Lo Zugo è atteso nei playoff, con pochi innesti e una nuova guida per sfondare

Lo Zugo vuole diventare una squadra dominante anche nel postseason, con meno fronzoli e qualche ingaggio ad indurire un gruppo collaudato. I riflettori saranno però tutti sul coach Dan Tangnes

L’inizio della stagione 2018/19 di NLA si sta avvicinando a grandi passi, ed anche quest’anno HSHS vi darà una completa panoramica di tutte le 12 squadre che compongono il massimo campionato svizzero.

Giorno dopo giorno troverete sulle nostre pagine commenti e analisi dei vari club, a cui abbiamo aggiunto un nostro pronostico di posizione in classifica al termine della regular season.


ZUGO

La rosa 2018/19

PORTIERI
Tobias Stephan, Sandro Aeschlimann

DIFENSORI
Livio Stadler, Raphael Diaz, Thomas Thiry, Dominik Schlumpf, Santeri Alatalo, Miro Zryd, Jesse Zgraggen, Victor Oejdemark, Johan Morant, Tobias Fohrler

ATTACCANTI
David McIntyre (), Garret Roe (), Dominic Lammer, Yannick Zehnder, Viktor Stalberg (), Reto Suri, Yannick-Lennart Albrecht, Pontus Wideström (), Lino Martschini, Carl Klingberg (), Fabian Schnyder, Dario Simion, Fabian Haberstich, Sven Senteler


A Zugo la pressione è salita come non mai negli ultimi anni. Le spalle del direttore sportivo Reto Kläy reggono, ma molto dipenderà dalla gestione dell’ultimo mercato. Alla Bossard Arena infatti si vuole costruire una squadra che sappia finalmente fare strada nei playoff ed ergersi a una candidata seria per il titolo, e non più solo ad un’attrazione della regular season.

Gli investimenti degli ultimi anni (Diaz, Stalberg, solo per citarne alcuni) sono stati onerosi e con l’obiettivo di puntare verso l’alto ma, aldilà di una finale persa contro il Berna, il cammino nei playoff dei tori è stato alquanto deludente sotto la guida di Harold Kreis.

Squadra da regular season, esaltante ed affascinante nel suo gioco e spettacolare soprattutto in casa, lo Zugo è dotato di una regolarità di rendimento per andare a punti fuori dal comune. Tutto questo però durante la stagione, nel postseason spesso e volentieri, quando i giochi si sono fatti duri, Suri e compagni si sono sciolti velocemente, causando precoci e brucianti eliminazioni nei quarti.

Oggi la società ha voluto cambiare rotta, sul mercato e nella gestione tecnica, operando più in uscita che in entrata e qualche dubbio quindi sulla nuova filosofia da playoff – non sulla bontà dell’idea – sicuramente può sorgere.

Con gli ingaggi di Jesse Zgraggen dall’Ambrì Piotta e Miro Zryd da Langnau a compensare le partenze di Robin Grossmann e Timo Helbling, c’è stato spazio per quelli di Yannick-Lennart Albrecht e Dario Simion a coprire le partenze di Nolan Diem e Timothy Kast, confermando che l’ossatura della squadra è rimasta pressoché invariata, con il colpo principale sicuramente nelle vesti dell’ex Davos.


ARRIVI
Yannick-Lennart Albrecht (C/LW, Langnau)
Jesse Zgraggen (D, Ambrì Piotta)
Miro Zryd (D, Langnau)
Dario Simion (LW/RW, Davos)
Pontus Widerström (C/W, Frölunda)

PARTENZE
Larri Leeger (D, Langnau)
Robin Grossmann (D, Losanna)
Sandro Forrer (LW/RW, Friborgo)
Nolan Diem (C, Langnau)
Timo Haussener (C/RW, Lugano)
Tobias Geisser (D, Washington Capitals)
Josh Holden (C, ritiro)
Timothy Kast (C/LW, Ginevra)
Timo Helbling (D, Rapperswil)

STRANIERI
David McIntyre (C/W )
Carl Klingberg (RW )
Viktor Stalberg (LW/RW, )
Garrett Roe (C )
Pontus Widerström (C/W, )


A livello di organico lo Zugo rimane quindi una squadra altamente competitiva, la fisicità di Simion porterà ancora qualcosina in più all’attacco degli svizzero-centrali, già abbastanza esplosivo anche prima dell’arrivo del ticinese, mentre Albrecht sarà tutto da scoprire in una squadra più ambiziosa del suo ex Langnau.

A mancare di qualità e profondità nelle ultime stagioni è stato semmai il bottom six, vero cruccio della squadra e ormai arma indispensabile per sperare di fare strada nei playoff (chiedere al Lugano, per esempio). In questo senso la rapida partenza di un ingaggio dichiaratamente effettuato per questa ragione quale quello di Timothy Kast (e alla luce della sua utilità) è più che comprensibile.

Il nodo principale da risolvere è stato però quello dell’allenatore, con la scelta caduta un po’ a sorpresa sul norvegese Dan Tangnes, giovane coach in arrivo dal Linköping con alle spalle solo una brevissima carriera da head coach.

A far raddrizzare di più le antenne e ad aumentare la pressione sulle sue spalle vi è però una ragione che stride con la volontà del club di costruire una mentalità da playoff, ed è quella che in carriera Tangnes solo una volta ha superato lo scoglio dei quarti di finale, quando prese in mano in corsa la panchina del Linköping nell’inverno del 2014.

Nulla è comunque stato scritto, questi dati da curriculum riguardano il passato, quello che è certo è che lo stesso Dan Tangnes ha tutto da dimostrare ma anche parecchio da perdere in una carriera che però potrebbe prendere una notevole svolta in caso di successo.


Una rapida sintesi di cosa potrà offrire lo Zugo? Non conosciamo fino in fondo lo stile di Tangnes ma, con una squadra che gioca da anni alla stessa maniera e con lo zoccolo principale di giocatori rimasto a fare da spina dorsale, i tori continueranno a proporre la loro tradizionale velocità d’esecuzione, esaltata dalla capacità di andare a rete dei propri attaccanti.

Martschini, Stalberg, Roe, McIntyre, Suri (come avrà assorbito il rifiuto dello Zugo di lasciarlo partire?) senza dimenticare Klingberg e Simion, l’arsenale offensivo a disposizione è sempre elevato e di prima scelta.

La difesa, pure con la partenza di Grossmann, sembra allo stesso livello degli scorsi anni, con Diaz al volante e i nuovi arrivi. In porta Stephan rimane una sicurezza (anche grazie alla consapevolezza di avere un contratto per l’anno prossimo dopo la firma di Genoni) e qualche giovane interessante potrebbe farsi spazio con l’aiuto dell’Academy.

Problemi risolti? Forse non del tutto, il bottom six non appare ancora al livello di squadre come Berna e Zurigo, anche se gli arrivi di Simion e Albrecht possono dare una bella spinta di qualità.

Il più grosso interrogativo rimane sopra la testa di Tangnes, alla guida di una squadra ambiziosa che deve riguadagnare credibilità ed ergersi finalmente tra le vere dominatrici anche nei playoff.


MIGLIOR INNESTO

Dario Simion: Impostosi come ottimo power forward in quel di Davos, il 24enne ticinese ha vissuto una stagione più difficile del solito nel suo ultimo anno nei Grigioni, ma l’ingaggio da parte dello Zugo va a dare un valore aggiunto a una rosa in cerca di qualità in numero maggiore. La veloce ala locarnese ha già dimostrato di rendere al massimo ai primi anni nelle sue nuove esperienze e in una squadra talentuosa e veloce offensivamente come lo Zugo potrà sfruttare il suo elevato potenziale.

ADDIO DOLOROSO

Josh Holden: La scorsa stagione ha giocato solo una ventina di partite ma il suo addio all’hockey sarà comunque pesante. Il canadese non se ne andrà, dato che rimane come assistente di Tangnes, ma quello che ha dato sul ghiaccio rimane impressionante. Eliminati con l’età i suoi gravi colpi di testa che ne hanno rovinato la nomea, Holden si è imposto a livello tecnico come uno dei giocatori più completi del campionato da 14 anni a questa parte, un talento che sapeva dare il meglio nei momenti che contavano, vero leader e braccio sul ghiaccio dei suoi coach.

FATTORE X

Dan Tangnes: Più della rosa, più dei giocatori da playoff, sarà il coach norvegese ad avere gli occhi puntati. Il suo curriculum non è lungo e prestigioso come quello dei suoi predecessori e forse paradossalmente è questo che lo ha fatto preferire ad altri candidati. Fatto sta che i tori sono chiamati a passi avanti nei playoff, e lui dovrà dimostrare di essere in grado di cambiare un certa mentalità. Compito tutt’altro che facile.


La classifica di HSHS

1. ZSC LIONS
2. BERNA
3. __________
4. ZUGO
5. BIENNE
6. LOSANNA
7. FRIBORGO GOTTERON
8. _________
9. __________
10. _________
11. _________
12. RAPPERSWIL

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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