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Ambrì Piotta

L’assenza di oltre mezza squadra esalta l’identità dell’Ambrì Piotta

Partiti con dieci giocatori KO, i biancoblù perdono nel corso del match anche Dal Pian e Manzato, ma offro una prova di grande carattere strappando un punto

L’assenza di oltre mezza squadra esalta l’identità dell’Ambrì Piotta

DAVOS – AMBRÌ

3-2

(1-0, 0-2, 1-0; 1-0)

Reti: 8’02 Palushaj (Kienzle, Meyer) 1-0, 28’06 Müller 1-1, 37’00 Bianchi (Müller, Fohrler) 1-2, 55’15 Palushaj (Lindgren, Nygren) 2-2

Rigori: Tedenby, Müller, Tedenby

Note: Eisstadion Davos, 4’254 spettatori. Arbitri Lemelin, Dipietro; Kaderli, Altmann
Penalità: Davos 5×2′, Ambrì 8×2′

DAVOS – L’Ambrì Piotta non avrà vinto la partita, ma giovedì sera la squadra di Cereda è riuscita a battere logica e pronostici, sfiorando da vicino il successo e costringendo il Davos ad una lunga serie di rigori nonostante una lista degli assenti che oramai ha raggiunto proporzioni ridicole.

Le premesse erano già di per sé complicate, con l’indisponibilità dei vari Fora (acciaccato), Zwerger e Novotny (ammalati) che hanno costretto lo staff biancoblù a ridisegnare il proprio lineup al fronte di dieci elementi indisponibili, cifra questa che ha rappresentato un record stagionale.

Nel corso dell’incontro l’Ambrì ha inoltre perso Dal Pian e Manzato, andando a creare una situazione sulla carta da “missione impossibile”. La squadra ha però nuovamente trovato insospettabili risorse nella propria filosofia, ed ogni singolo elemento ha cercato di dare quel qualcosa in più a livello di responsabilità (e non solo, 26 i tiri bloccati!), dando vita ad un incontro in cui gli ospiti non hanno mai sfigurato, ed anzi hanno sempre tenuto bene il ghiaccio.

Il Davos ha comprensibilmente vissuto i suoi momenti di chiaro possesso del puck e gestione delle iniziative, ma si tratta anche della seconda squadra in classifica e della migliore in assoluto in casa, capace di incassare davanti al proprio pubblico un’eccezionale media di 2.19 punti ad incontro. Mettiamo i vari pesi sulla bilancia, ed è difficile trovare argomenti da rinfacciare ad un Ambrì che non ha mai mostrato timori e nemmeno si è fatto cogliere in un atteggiamento troppo conservativo.

Anzi, senza oltre mezza squadra, i biancoblù hanno saputo trovare confidenza con il passare dei minuti – al fronte di praticamente tre linee su quattro ridisegnate – e dopo il gol d’apertura di Palushaj (dimenticato nello slot) sono cresciuti in maniera lenta ma graduale, anche se questa progressione è stata frenata da un paio di penalità arrivate con infelice tempismo.

Le difficoltà in fase di costruzione mostrate nella prima frazione sono state via via “smussate”, a partire da quella bella iniziativa di Fohrler sino ad arrivare al pareggio di Müller, tornato giovedì al centro e autore di una partita semplicemente eccezionale. Lo stesso numero 13 è infatti stato l’artefice del vantaggio firmato da Bianchi, bravo ad infilare il puck alle spalle di Van Pottelberghe con un’intelligente deviazione in powerplay.

Le sorti del match sarebbero poi potute cambiare con un pizzico di fortuna in più, ma Trisconi nel periodo centrale e Müller nel terzo hanno visto i loro tiri respinti dai ferri della porta avversaria. Trovare il doppio vantaggio sarebbe stato un duro colpo per il Davos, che a tratti è sembrato perdere un po’ di lucidità, ma un’iniziativa del fulmineo Palushaj ha raddrizzato la barca per la squadra di Wohlwend.

Il punto che l’Ambrì si è assicurato alla terza sirena è comunque di quelli preziosi, ed il fatto di poter recriminare sulla possibilità mancata di ottenerne tre dice molto sullo spessore della prova messa in pista dai “superstiti” della rosa leventinese.

Tra loro c’è stato anche il giovane Robin Schwab, che ha destato una buona impressione negli otto minuti in cui è stato mandato sul ghiaccio, mentre il rientrante Sabolic non ha convinto particolarmente.

Nell’epilogo dei rigori si è poi eretto a protagonista Tedenby – che durante la serata non si era messo particolarmente in luce – autore delle due segnature locali ed in particolare dello spettacolare rigore che ha decretato la vittoria dei suoi.

All’Ambrì rimane però una nuova prova da mettere nella bacheca degli esempi da seguire, l’ennesima dimostrazione di quanto importante possa essere la cultura all’interno di una squadra.


IL PROTAGONISTA

Marco Müller: Tornato a giocare al centro vista l’assenza di Novotny, il numero 13 ha fornito una prova eccezionale. Instancabile in forecheck e autore di tante giocate intelligenti, ha firmato il gol dell’1-1 e poi fornito l’assist perfetto a Bianchi per il vantaggio ospite.

Un palo gli ha impedito di ottenere quel 3-1 che sarebbe potuto essere decisivo, e nel finale non è bastato il rigore che ha segnato. Nella serie ad oltranza non ha concretizzato l’esecuzione che poteva dare la vittoria ai suoi, e poi ha sbagliato il tiro che avrebbe potuto estendere la serie, ma questo non intacca la sua grande serata.


HIGHLIGHTS

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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