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Ambrì Piotta

L’Ambrì Piotta sbanca la Resega e vince il primo derby

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LUGANO – La tanto attesa prima sfida stracantonale della stagione – 192esima della storia – si è svolta alla Resega tra due squadre che stanno vivendo due momenti piuttosto diversi. Da una parte il Lugano è reduce da due sconfitte consecutive, e in particolare i bianconeri soffrono di un male che non gli permette di sfruttare le occasioni da rete – una sola rete in poco meno di due partite – dall’altra l’ospite Ambrì Piotta, che seppur reduce da altrettante sconfitte, ha perlomeno confermato sul ghiaccio i grossi progressi che permettono ai biancoblu di godere di una buona e inaspettata posizione di classifica.

Diversi gli assenti sui due fronti, Walsky, Kparghai, Conne e Dal Pian su quello luganese, Noreau su quello leventinese, oltre al nuovo arrivato Nordlund, non ancora schierato da Pelletier. Unica novità della serata è stato l’esordio stagionale dal primo minuto di Fazzini in maglia bianconera.

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Ma veniamo finalmente all’hockey giocato. La grande attesa e la tensione sugli spalti è stata subito rotta dalla prima rete stagionale di Pestoni, che più lesto dei difensori bianconeri ha spedito in rete un intelligente appoggio sottoporta di Park, dando il primo dispiacere a Manzato e compagni. La reazione del Lugano è arrivata quasi da subito, ma era evidente che la rete del numero 18 aveva già scombussolato i piani di Fischer.

I bianconeri hanno fatto fatica ha ad arrivare dalle parti di Schaefer per una decina di minuti e proprio nel momento di un buon sforzo offensivo è arrivata la più classica delle beffe con il raddoppio di Pedretti, dopo soli 13” di power play. Lezione di efficienza e cinismo da parte dell’Ambrì Piotta, contro un Lugano che da quel momento ha spinto forte sull’acceleratore grazie anche a diverse penalità ospiti ma Schaefer si è salvato con bravura, mestiere e anche fortuna.

Il momento delicato che sta attraversando l’attacco bianconero è racchiuso in quei dieci minuti scarsi fino alla prima pausa, dove un power play statico e il gioco a 5 contro 5 hanno prodotto molti tiri – 29 nel solo primo tempo secondo dati della RSI – ma nessuno di questi è entrato in rete. Dopo quel primo periodo la sensazione è stata che l’Ambrì Piotta avesse già fatto un grosso passo verso la vittoria. Il Lugano è infatti sceso sul ghiaccio nel periodo centrale piuttosto frastornato e confuso, rivo di altre idee sul fronte offensivo.

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Gli uomini di Pelletier invece hanno avuto il merito di mantenere la calma, di continuare a proporre ordinatamente il proprio gioco e di portare il Lugano lungo le assi, cosa che ha fatto soffrire maledettamente Metropolit e compagni. Il fore checking asfissiante proposto in particolare dalla linea di Schlagenhauf, Grassi e Bianchi ha fatto sì che il Lugano non andasse più in là della rete di Rüfenacht a metà incontro. I tifosi bianconeri hanno sperato che quella rete potesse cambiare le sorti dell’incontro e sbloccare i bianconeri – oltretutto prima rete a 5 cinque 5 dopo quasi 200’ di gioco! – ma il terzo tempo ha poi dimostrato come l’Ambrì avesse dalla sua parte la capacità di decidere l’incontro nei momenti topici, cosa non riuscita al Lugano.

A dimostrare questa tesi, ci sono stati la penalità di Sannitz dopo 7” nel periodo conclusivo, che ha costretto i suoi a giostrare in 3, e la logica conseguente rete ospite, firmata da Park. Il fatto di essersi riportati in doppio vantaggio ha messo le ali ai biancoblu e tarpato quelle bianconere, che non hanno sputo ripetere lo sforzo dei periodi precedenti per arrivare alla rete. L’Ambrì invece ha continuato ordinatamente a proporre il proprio gioco e a macinare ghiaccio, e tanto per rimarcare il miglior stato di forma sono cadute altre due reti, quella di Mieville dopo una bellissima discesa di Steiner in contropiede e quella di Williams in doppia superiorità numerica negli ultimi istanti di gioco, reti intercalate dal 2 a 4 segnato da Fazzini. Nel finale, quando la rimonta di due reti era ancora possibile, il Lugano si è però fatto prendere dalla foga e dalla frustrazione, commettendo altri numerosi errori sotto porta e inutili falli che hanno spianato la via agli ospiti, rendendo ancora più amara la pillola per i tifosi bianconeri.

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In sostanza l’Ambrì ha vinto l’incontro per alcuni fattori fondamentali: l’essere riusciti a resistere alla furia del Lugano nel primo tempo, per la capacità di segnare nei momenti giusti e sulle occasioni giuste e per aver non aver perso la calma nei momenti difficili, continuando con pazienza a lavorare sul proprio impianto di gioco.

Dall’altra parte, il Lugano deve recriminare sulle numerosissime occasioni da rete sprecate (2 reti su 45 tiri sono una miseria), sulle troppe penalità subite e puntualmente pagate e su un gioco incompiuto. Spesse volte i bianconeri hanno la capacità di ripartire in velocità e fluidamente ma una volta nel terzo avversario mancano le idee. E un punto di domanda lo si deve apporre anche sul power play. L’esercizio che tanto bene aveva funzionato nelle prime partite ora è lento e impacciato, e ciò non aiuta di certo gli attaccanti a sbloccarsi.

Volendo parlare dei singoli, su fronte biancoblu è sicuramente da sottolineare la prova di Schaefer, spesso goffo e dai movimenti impacciati, ma nel primo tempo ha salvato il risultato parecchie volte. Ottima la prova della linea SchlagenhaufGrassiBianchi, instancabili nel fore checking. L’assenza di Noreau in difesa quasi non la si è notata e allora da premiare sono le prove di El Assaoui e Chavaillaz, che hanno preso in mano il proprio reparto alla stregua di due veterani. Per il resto ottima partita del collettivo, e note sicuramente positive arrivano da Williams, che è tornato a far male con il suo slap, e da Pestoni, alla prima rete stagionale. Rimane per contro un oggetto piuttosto misterioso e fuori dal gioco il canadese Alexandre Giroux, che da l’impressione di rallentare addirittura la manovra.

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Sul fronte bianconero, tra i più intraprendenti c’è stata sicuramente la linea composta da Kostner, Sannitz e Murray, che oltre ad un massacrante lavoro di copertura non hanno disdegnato varie puntate offensive. Piccola soddisfazione per Fazzini, sempre pericoloso, il numero 95 ha trovato la rete che avrebbe potuto dare il vai ad una rimonta bianconera, peccato che i compagni abbiano rovinato tutto. Per il resto il solo Hirschi emerge da un contesto piuttosto confuso e dalle mani frettolose, unico bianconero assieme a Vauclair a saper mantenere il sangue freddo nei momenti difficili.

Un mezzo disastro la prova di Campoli, che unita alla difficoltà di di andare a rete è sempre più un indizio su una sua prossima partenza. Continua ad aggirarsi nell’ombra anche Heikkinen, che aldilà di alcune chiusure difensive non incide più come dovrebbe, e anzi, per qualche oscura ragione non tira praticamente più in power play.

In conclusione, Pelletier ha saputo forgiare un’ottima squadra, che propone un gioco semplice ma efficace, sapendo trarre il meglio da ogni giocatore. La sua bravura è stata anche quella di aver trovato pedine importanti che hanno portato più qualità e mentalità vincente.

Patrick Fischer invece, si ritrova per le mani in puzzle completato solo sulla cornice, e i pezzi centrali sono ancora in confusione. La sconfitta con l’Ambrì è una lezione sull’efficacia sottoporta e sul fore checking, ma soprattutto dovrà lavorare moltissimo per dare un volto definitivo ad una squadra bella fino agli ultimi metri, che entrata nello slot avversario fatica a trovare soluzioni semplici e concrete.

L’Ambrì può godersi la sua posizione di classifica per certi versi inaspettata senza sedersi sugli allori, mentre il Lugano deve semplicemente lavorare, senza che nessuno si faccia prendere dal panico o dalla fretta come spesso capitava negli anni passati.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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