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Ambrì Piotta

L’Ambrì è impresentabile, con il Ginevra arriva la quinta sconfitta

AMBRÌ – GINEVRA

1-4

(0-1, 1-3, 0-0)

Reti: 0’40 Wick (Rod) 0-1, 24’43 Schweri (Loeffel) 0-2, 27’09 Rod (Santorelli, Schweri) 0-3, 27’36 Kamber (Pesonen) 1-3, 30’36 Riat (Kast, Schweri) 1-4

Note: Valascia, 5’198 spettatori. Arbitri Massy, Wiegand; Küng, Stuber
Penalità: Ambrì 4×2′, Ginevra 3×2′

AMBRÌ – “Si salvi chi può!”, verrebbe da dire dopo la disastrosa prestazione di venerdì sera dall’Ambrì Piotta, ma il problema è che contro il Ginevra non si è salvato nessuno. Assolutamente insufficiente sotto tutti i punti di vista ed allarmante per la grande maggioranza dei 60 minuti di gioco, la partita dei biancoblù è stata un susseguirsi di errori banali e spesso non forzati, già visti nelle ultime uscite ma in questo caso elevati ad un numero imbarazzante.

L’immagine della sfida è tutta in quel disco gestito in maniera superficiale da Trunz nei primi secondi di gioco, che ha permesso a Jeremy Wick di involarsi tutto solo verso Zurkirchen e siglare una rete che ha dato il via ad un primo tempo inguardabile. Uscite dal terzo pessime – spesso sfociate in turnover – ed un gioco di transizione inesistente hanno tagliato immediatamente le gambe all’Ambrì, che mai ha saputo trovare unità tra i reparti ed abbozzare il benché minimo accenno di gioco organizzato.

Un’altra immagine che ha riassunto il match della Valascia? Potrebbe essere quella di un D’Agostini ancora una volta deludente che, appena entrato in pista dopo un cambio, si è visto rompere il bastone da un avversario. Un compagno gliene ha immediatamente offerto uno dalla panchina, ma il canadese ha rifiutato con un cenno ed ha optato per uscire dal ghiaccio e tornare a sedersi. L’Ambrì al momento è una squadra abbattuta, ma il “click” per reagire deve arrivare dai propri leader, e deve arrivare al più presto.

A questo Ambrì mancano però le idee, e la guida di Kossmann appare sempre più fumosa ed incerta. Anche in questa occasione sono state mandate in pista delle nuove linee, poi però rimescolate a metà del secondo tempo, quando la partita era già praticamente finita. La squadra non è infatti riuscita a trarre alcun beneficio dal gol di Kamber e dalla successiva sostituzione di Zurkirchen – il minore dai problemi, ma non particolarmente brillante – e da lì si è capito che i leventinesi proprio non ne avevano.

Il Ginevra ha probabilmente capito l’andazzo, e dopo un primo tempo giocato in maniera decisamente superiore ha semplicemente amministrato il gioco e sfruttato i sistematici errori avversari. Le occasioni sul fronte offensivo per l’Ambrì si contano infatti sulle dita di una mano, tant’è che la squadra di Kossmann è l’unica in tutta la Lega a non essere stata mai in vantaggio nel punteggio nemmeno per un secondo, e con il Davos è anche la sola ad attendere ancora la prima rete in powerplay.

L’Ambrì in questo senso è la squadra con il tempo medio in powerplay più basso di tutto il campionato (4’16) e, nonostante abbia degli uomini che sulla carta potrebbero andare a creare una fase di superiorità numerica efficace, il tutto diventa inutile se non si riesce a costringere con maggiore frequenza gli avversari al fallo. Anche nella serata di venerdì l’Ambrì ha però evidenziato grandi limiti nel gestire il disco nel terzo avversario e nell’avviare un vero ciclo in zona offensiva, rendendo davvero rare le situazioni in cui il Ginevra si è trovato in difficoltà.

Con il parziale di 4-1 in favore degli uomini di McSorley, è facile immaginare come il terzo tempo sia scivolato via velocemente ed in maniera sostanzialmente irrilevante. L’Ambrì ha fatto troppo poco – e lo ha pure fatto male – per sperare di riaprire il match, ed a conti fatti l’unica altra occasione da gol oltre a quella sfruttata da Kamber è rappresentata da quel ferro colpito da Lhotak nel finale di periodo centrale.

Dopo cinque partite l’Ambrì si ritrova dunque senza vittorie, senza quel morale che si diceva fosse importante tenere alto sin dall’inizio, e con una struttura che assomiglia sempre più ad un castello di carte, ovvero bello in apparenza ma che cade con un semplice soffio. Kossman sembra poi cercare ogni volta di ricostruirlo pescando alla rinfusa dal mazzo, piuttosto che scegliere una via precisa da seguire. Ha fatto inoltre specie la decisione di escludere Sven Berger – il secondo “in castigo” dopo Collenberg – invece di dare un turno di riposo ad alcuni elementi con Zgraggen, Jelovac oppure Trunz, che spesso in queste uscite sono apparsi in difficoltà.

Insomma, sono tanti i dubbi che man mano vengono a galla in relazione a questo Ambrì, ma la cosa più importante ora è riuscire al più presto a trovare la prima vittoria della stagione, perchè i successi portano punti ma soprattutto fiducia e convinzione nei propri mezzi.

Dal 1978 ad oggi l’Ambrì aveva iniziato in maniera peggiore il campionato solamente nel 2010/11, quando le sconfitte filate furono addirittura 11, e per evitare di “flirtare” con questo primato è necessaria una reazione immediata a Bienne.

fattore2
NULLA HA FUNZIONATO:
Difficile individuale un fattore determinante per la sconfitta contro il Ginevra, visto che il KO è arrivato in seguito ad un collasso generale di squadra.

Uscite dal terzo disastrose, turnover sistematici, transizione e comunicazione tra i reparti ridotte all’osso ed un gioco offensivo troppo fievole per impensierire la truppa di McSorley. C’è poco da imparare da un sfida così, meglio cancellare tutto dalla lavagna e sabato sera ricominciare da capo.

galleria

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Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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