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Ambrì Piotta

L’Ambrì domina, lo Zugo espugna la Valascia di rapina

I biancoblù hanno controllato il gioco per oltre due periodi, ma nonostante le tante occasioni non sono riusciti a trovare il vantaggio. Gli ospiti ne hanno approfittato in maniera spietata

L’Ambrì domina, lo Zugo espugna la Valascia di rapina

AMBRÌ – ZUGO

1-4

(0-0, 0-1, 1-3)

Reti: 39’43 Lammer (Stalberg, Roe) 0-1, 51’10 Lammer (Roe) 0-2, 54’38 McIntyre (Helbling, Stalberg) 0-3, 57’11 Klingberg (Roe, Geisser) 0-4, 59’59 Ngoy (D’Agostini, Zwerger) 1-4

Note: Valascia, 3’721 spettatori. Arbitri Stricker, Urban; Obgeweser, Castelli
Penalità: Ambrì 3×2′, Zugo 6×2′

AMBRÌ – È frustrazione il sentimento che si legge chiaro sui volti dei giocatori biancoblù quando alla Valascia suona la terza sirena, arrivata in maniera quasi ironica sul gol della bandiera di Ngoy, quasi a rincarare la dose di una sconfitta che per l’Ambrì Piotta è una vera e propria beffa.

In maniera pura e semplice, la squadra di Luca Cereda avrebbe meritato di vincere, e anche con un margine di almeno un paio di reti. I successi “ai punti” esistono però solamente nel pugilato, ed allora ai leventinesi non è bastato dominare lo Zugo praticamente per una cinquantina di minuti, perché ad una mole di gioco considerevole l’Ambrì non ha saputo unire il fondamentale elemento della concretezza.

C’è tanto, tantissimo su cui recriminare. I biancoblù ci hanno provato praticamente in ogni modo ad eludere la guardia di un Tobias Stephan strepitoso, aiutato anche dalla fortuna nelle tre occasioni in cui i ferri della sua porta hanno vibrato rumorosamente.

Ma in fin dei conti all’Ambrì non si può rimproverare molto, fatta eccezione per quelle occasioni in powerplay a cinque contro tre che vanno assolutamente capitalizzate. La prima, allo scadere del primo periodo, è stata sprecata da un quintetto estremamente statico e prevedibile, ma lo stesso esercizio è stato eseguito molto meglio nel periodo centrale, quando poteva e doveva arrivare la rete.

Dopo una prestazione a Bienne assolutamente insufficiente, la decisione di Cereda di mischiare i terzetti offensivi (modificati in maniera significativa per la prima volta in stagione) si è rivelata pagante. Il cambiamento principale è stato rappresentato dallo spostamento di Taffe in prima linea ed Emmerton in seconda, anche se a giovarne è stato invero solamente il primo – sempre propositivo – mentre dal secondo ci si attende sicuramente di più.

Ne è risultata una partita in cui i leventinesi hanno saputo controllare il gioco praticamente sino al 2-0 messo a segno al 51’10 da Lammer – in realtà un autogol sfortunato di Collenberg, sugli sviluppi di un passaggio sbagliato di Monnet in uscita dal terzo – ed essere riusciti a farlo contro lo Zugo è una bella prova di efficacia del proprio sistema di gioco. Per onestà, va anche detto che la squadra di Kreis ha fornito alla Valascia una prova largamente insufficiente, tanto che in alcune fasi gli svizzero centrali sono parsi quasi irriconoscibili.

A parte nei primissimi minuti di gara ed in quelli conclusivi, la superiorità tecnica e la nota velocità di transizione degli ospiti non hanno infatti mai rappresentato un problema, e per questo all’Ambrì va fatto un applauso, perché lo Zugo vanta elementi che richiedono una concentrazione costante per non essere beffati in ripartenza.

Ne è un chiaro esempio lo svedese Viktor Stalberg e la sua prima linea, che ad ogni cambio girava in pista come una sorta di bomba pronta ad esplodere al primo errore dei ticinesi. Con il passare dei minuti ed il risultato inchiodato sullo 0-0, sembrava quasi prevedibile dovesse arrivare la proverbiale beffa della rete ospite, caduta puntuale ad una manciata di secondi dal termine del periodo centrale.

Autentica doccia fredda, la segnatura non ha però smorzato le velleità dell’Ambrì, che anche nella prima parte di terzo tempo ha controllato le iniziative. La sfida è poi andata agli archivi dopo il raddoppio ospite, che ha reso quasi d’accademia il tempo restante, tanto da far cadere in secondo piano i gol segnati in successione da McIntyre, Klingberg ed Ngoy.

Peccato, insomma. Perlomeno però la squadra di Cereda venerdì ha ritrovato se stessa, pattinando più dello Zugo e facendo tutto ciò in suo potere per ottenere un risultato positivo. Quaranta tiri non sono però bastati per ottenere un risultato positivo, ed in questo senso è chiaro come il tasso tecnico limitato dei biancoblù rappresenti spesso una barriera difficile da superare.

L’Ambrì tira molto – solo i Lions hanno effettuato più conclusioni – ma ha anche una percentuale realizzativa che non arriva nemmeno al 7%, numero che sicuramente dovrà essere ritoccato verso l’alto se si vorrà andare a punti. Numericamente dovrà migliorare anche Conz, autore di una serie di prestazioni in cui non ha mai avuto colpe grossolane, ma è oramai da otto partite (dalla sfida di Berna) che non raggiunge almeno il 90% di parate, cifra a cui è arrivato solamente nelle prime uscite di questo campionato.

Ora per la squadra di Cereda si tratterà di gestire ed assimilare al meglio questa “bella sconfitta”, dopo essere riusciti a reagire bene alla partita di Bienne, rivelatasi la peggior partita del campionato. Sabato sera a Kloten ci saranno infatti in palio punti importanti, mentre alla squadra sconfitta resterà la “pepatencia” dell’ultimo posto in classifica.


IL PROTAGONISTA

Tobias Stephan: Il portiere dello Zugo ha rappresentato un vero muro invalicabile per l’Ambrì Piotta, e per i primi due tempi ha tenuto in partita i suoi compagni, spesso incapaci di contrastare le energiche avanzate dei biancoblù.

Senza i suoi puntali interventi la partita avrebbe probabilmente preso una direzione diversa e definitiva nel corso dei primi 40 minuti, quando i leventinesi lo hanno sollecitato in ben 31 circostanze.


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