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Ambrì Piotta

L’Ambrì Piotta domina il derby e piega il Lugano per 5-2

PARTITA PRESENTATA DA

AMBRÌ – Che l’Ambrì potesse reagire all’opaca prestazione di Kloten e alla serie di addirittura otto sconfitte consecutive contro il Lugano forse lo si poteva sospettare, ma che fosse in grado di farlo con tanta veemenza ed autorità, probabilmente in pochi se lo aspettavano. Come non succedeva da parecchio tempo, infatti, i biancoblù hanno dominato i cugini sul piano del gioco e del risultato, lasciando alla squadra di Larry Huras solamente alcuni scampoli di match che però, nel complesso, non sono assolutamente bastati per poter veramente mettere in dubbio il risultato.

(A. Branca)

Preceduto da una breve cerimonia dedicata al ritiro della maglia di Peter Jaks, l’Ambrì Piotta è sceso sul ghiaccio senza Raffainer, Botta, Höhener e Casserini, mentre il Lugano ha dovuto fare forzatamente a meno di Hirschi, Rüfenacht, Brady Murray, Kienzle e Domenichelli, oltre allo straniero in sovrannumero Nummelin. Immediatamente i padroni di casa hanno fatto intuire ai 6’500 della Valascia di essere particolarmente in serata “punzecchiando” Manzato, con i bianconeri che però nei primi frangenti sono riusciti a rispondere colpo su colpo alle avanzate leventinesi.

(A. Branca)

La maggiore insistenza dell’Ambrì – che per l’intera partita è andato appena possibile al tiro ed ha alimentato le proprie offensive da una fantasia riaffiorata con il cambio di coach – è stata premiata in powerplay al decimo minuto grazie a Reichert, bravo nel trovare una perfetta deviazione sotto porta che ha lasciato di sasso Manzato, incolpevole nell’occasione. Il Lugano ha pagato una marcatura piuttosto molle del portatore del disco un minuto dopo, quando Alain Mieville ha trovato il raddoppio con un preciso slapshot dalla media distanza.

Il raddoppio dei locali è caduto esattamente un minuto dopo una scazzottata tra Mattia Bianchi e Johan Morant, con il bianconero mandato anzitempo sotto la doccia in seguito ad una penalità di cinque minuti e di partita rimediata per eccessiva durezza. “Solo” una doppia penalità minore invece per Bianchi. La vera mazzata al morale degli uomini di Huras è però arrivata a soli tre secondi dalla prima sirena, quando Richard Park si è preso protagonista di un piccolo capolavoro saltando due avversari in velocità e depositando poi il disco alle spalle di Manzato.

(A. Branca)

Per il Lugano l’episodio ha indubbiamente pesato come un macigno, sia dal punto di vista del morale ma anche da quello strettamente “pratico” di dover recuperare tre reti di scarto in trasferta nel giro di due periodi di gioco. L’unica soluzione praticabile era quella adottata da Huras: dare una scossa alla squadra cambiando il portiere (dentro di conseguenza Flückiger) e cercare di spingere al massimo sull’acceleratore nella speranza di ottenere subito una rete e riaprire così l’incontro facendo dubitare l’avversario.

Detto, fatto: appena ritornati in pista i bianconeri hanno vissuto quello che, a conti fatti, è stato il loro miglior momento della serata, ed in seguito ad una prolungata azione nel terzo avversario hanno costretto Schlagenhauf al fallo. Con Paul Di Pietro sul ghiaccio, il Lugano ha sfruttato la sua prima occasione in powerplay sorprendendo Schaefer tra i gambali con Steiner. In seguito all’episodio i bianconeri si sono ritagliati un’altra manciata di minuti in cui hanno avuto in mano il pallino del gioco e sono parsi in grado di rimettere in discussione il punteggio.

Il “momentum” luganese non ha però prodotto quella rete che avrebbe probabilmente cambiato le coordinate dell’incontro. Di conseguenza, spentasi la fiammella di esuberanza bianconera, l’Ambrì è tornato a macinare gioco e a dominare il suo avversario, portandosi addirittura sul 5-1 grazie a Maxim Noreau – perfetto polsino dopo un’azione architettata da manuale da Park – e Alain Mieville, che ha confezionato sotto la curva sud un secondo preciso slapshot che il povero Flückiger non è stato in grado di decifrare.

(A. Branca)

In un clima particolarmente caldo ed euforico, il Lugano è comprensibilmente uscito frastornato da questo “uno-due”, evidenziando ben poche idee sul fronte offensivo nonostante la presenza di giocatori come Metropolit e Bergeron, alla lunga costretti a sintonizzarsi sulle stessa lunghezza d’onda dei compagni. Anche Heikkinen e Sbisa non hanno saputo dare garanzie, mentre tra i singoli si devono comunque sottolineare le buone prestazioni di Steiner, McLean, Murray e Fazzini. Difficile invece dare una valutazione sulla partita di Di Pietro, utilizzato unicamente in determinate situazioni e capace ancora di essere pericoloso con il disco sul bastone, ma che a livello fisico avrà indubbiamente bisogno di alcune partite per riuscire a reggere il ritmo.

Sul fonte biancoblù, invece, assolutamente da incorniciare la gara di Richard Park, probabilmente la migliore dal suo arrivo in Ticino. Oltre alla già citata rete del 3-0 – determinante per lo sviluppo del match – l’ex Penguins ha vinto un buon numero d’ingaggi e macinato gioco a tutta pista, fornendo anche spunti illuminanti come il disco lasciato a Noreau per il 4-1 dopo aver attirato due avversari su di lui. Pure Williams si è dato un gran da fare, tanto da meritarsi per la prima volta i cori della Sud. Ottima prova anche per Noreau, che sembra addirittura poter superare i buoni livelli evidenziati un anno fa. Lascia sempre un pochino l’amaro in bocca invece Kutlak, bravo in molti frangenti ma ingenuo nel commettere alcuni errori banali.

(A. Branca)

Con i padroni di casa avanti di quattro lunghezze, il terzo tempo si è trasformato sostanzialmente in una ventina di minuti in cui l’Ambrì ha amministrato senza troppi affanni il risultato, mentre il Lugano ha avuto il merito di lottare e provarci sino alla fine. Gli sforzi dei bianconeri sono stati premiati a meno di otto minuti dal termine con il 5-2 di Profico, che non ha però potuto cambiare le coordinate di una partita oramai agli archivi.

Il canto della Montanara ha così rappresentato l’urlo di gioia e liberazione per una squadra che ha finalmente messo fine ad una serie di sconfitte nei derby che aveva raggiunto addirittura quota otto KO consecutivi. Non si ferma, per contro, il numero disfatte accumulate dal Lugano in trasferta, salito venerdì sera a nove. Gli uomini di Larry Huras rimangono comunque a metà classifica – quinto posto – con 29 punti in 19 incontri, mentre l’Ambrì si è nuovamente lasciato alle spalle l’ultimo posto ed è ora undicesimo con 16 punti, 10 in meno di Zugo, Davos e Kloten, tutte a cavallo della riga.

Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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