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Ambrì Piotta

L’Ambrì chiude il preseason con una vittoria e ancora vari interrogativi

AMBRÌ – BIENNE

5-4

(3-0, 0-2, 1-1; 1-0)

Reti: 00’10 Guggisberg (Pesonen, Mäenpää) 1-0, 7’08 Lhotak (Mäenpää, D’Agostini) 2-0, 8’33 Tschantré 2-1, 13’50 Emmerton (Guggisberg, Pesonen) 3-1, 28’06 Micflikier (Wellinger, Earl) 3-2, 36’17 Lüthi (Wetzel) 3-3, 54’48 Micflikier (Wellinger) 3-4, 58’33 Lhotak (D’Agostini, Monnet) 4-4

Rigori: D’Agostini

Note: Centro Sportivo Bellinzona, 1’347 spettatori. Arbitri Boverio, Dipietro; Ambrosetti, Fuchs

Penalità: Ambrì 2×2′, Bienne 6×2′

BELLINZONA – Terminare il preseason con una vittoria fa sempre bene, sia per un morale che in questo periodo dell’anno è comunque difficilmente intaccabile negativamente, sia per iniziare ad instaurare quel feeling con la vittoria che non sempre è semplice costruire. Bene dunque che gli uomini di Kossmann siano riusciti a battere un Bienne da cui si dovrà diffidare in campionato, ma per avere risposta ai diversi quesiti rimasti in sospeso tutto è rimandato a mercoledì.

A fare realmente testo nell’occasione è stato principalmente il primo tempo, l’unico giocato con ordine e concentrazione da un Ambrì molto meno presente nei due periodi seguenti, in seguito anche ad una bella “svegliata” del Bienne, che soprattutto nella frazione centrale ha controllato con una certa autorità e fluidità il gioco.

Al primo ingaggio si poteva intravedere una certa coerenza nel lineup mandato sul ghiaccio, con tutte le linee offensive rimaste invariate rispetto all’uscita con il Rögle, e l’unico cambiamento era rappresentato dall’inserimento di Tommaso Goi – prelevato dai Ticino Rockes – a sostituire Kamber al centro della terza linea. Fuori per la seconda partita consecutiva invece Bastl, a cui ha fatto compagnia Gautschi per permettere il rientro di Ngoy.

I due blocchi formati rispettivamente da PesonenEmmertonGuggisberg e MonnetFuchsDuca sono gli indiziati per essere confermati all’Hallenstadion, opzione che se seguita va quasi a creare il “problema” di come impiegare al meglio D’Agostini, anche se la soluzione più probabile è quella che vedrebbe il canadese in linea con Kamber e Lhotak, a patto di abbandonare l’idea di usare il ceco al centro. Questa è però musica che ascolteremo al più presto mercoledì, visto che dopo venti minuti di gioco quanto visto sul ghiaccio è stato meno attendibile.

Con Pesonen che ha optato per una doccia calda già alla prima pausa – per lui un affaticamento muscolare, si è preferito non rischiare e tenerlo a riposo per il resto del match, a Zurigo ci sarà – diverse linee sono state modificate a cascata, permettendo anche a Goi di giocare un numero significativo di minuti (questo anche in boxplay e durante l’overtime a 3-contro-3, in maniera a dire il vero un po’ sorprendente).

Venuta a mancare una certa struttura sulla carta, l’Ambrì ha perso immediatamente il filo del discorso anche sul ghiaccio, e dal 3-1 dopo la prima frazione si è passati a rigor di logica ad un 3-3 che dopo due periodi appariva come un risultato giusto. Le marcature erano state aperte dopo appena dieci secondi di gioco da Guggisberg, abile nell’approfittare di una difesa bernese ancora negli spogliatoi per battere in maniera elegante Hiller.

Il raddoppio era arrivato poco dopo in powerplay, quando Lhotak ha deviato un appoggio nello slot di Mäenpää, regalando al finlandese i primi punti di questo preseason e lasciando il solo Hall come unico giocatore a non essere andato a referto durante la preparazione. In quell’occasione si è inoltre notato come Kossmann fosse intenzionato ad utilizzare unicamente due blocchi in superiorità, abbandonando l’idea usata sino allo scorso giovedì di avere tre unità da special team.

Si sono poi susseguite le segnature di Tschantré – in gol in contropiede dopo erroraccio di Jelovac sulla blu offensiva – ed Emmerton. A livello di gioco, come detto, dalla prima pausa in poi l’Ambrì ha fatto parecchio fatica, complice anche un Bienne capace di alzare sensibilmente il suo ritmo e di venir illuminato dalle giocate di una prima linea interessante composta da Schmutz, Earl e Micflikier.

Superate le difficoltà dei secondi venti minuti, nel terzo tempo le cose sono andate un pochino meglio, anche se degli errori individuali evitabili ed in generale un gioco in zona neutra troppo accondiscendente non ha mai permesso all’Ambrì di riprendere realmente in mano le redini dell’incontro.

I biancoblù sono tornati a giocare dopo che Micflikier a cinque minuti dal termine aveva messo la firma sul 3-4 togliendo le ragnatele dalla porta di Descloux, subentrato ad inizio secondo tempo a Zurkirchen. Complice una penalità rimediata da Huguenin, Lhotak ha trovato la doppietta ed i biancoblù il loro secondo gol della serata in powerplay, rimandando ogni decisione all’overtime.

Importante in questo senso che Lhotak riesca a costruire una certa fiducia nei propri mezzi ed ottenere punti con regolarità, visto che sarà proprio lui uno degli elementi cardine della rosa in grado di rendere vincenti o meno alcune dinamiche ed equilibri che caratterizzeranno il lineup. Sulle sue spalle c’è forse un po’ di pressione che già nel corso dell’estate di tanto in tanto è sfociata in frustrazione, ma una volta compreso ed adattatosi ad un ruolo innegabilmente chiave, ha tutti i mezzi per fare davvero bene.

Nel supplementare a 3-contro-3 nessuno ha trovato la giocata decisiva, anche se Kossman ha tentato il tutto per tutto approfittando di un powerplay per richiamare in panchina Descloux e giocare in doppia superiorità. Tutto si è così deciso ai rigori, dove D’Agostini è risultato l’unico in grado di riuscire nell’esercizio con un’esecuzione caratterizzata da grande classe.

L’Ambrì Piotta è pronto per dare battaglia agli ZSC Lions, dunque? Beh, verosimilmente solo in parte, e a patto di dimostrarsi una squadra disposta a lottare e lavorare duro ad ogni cambio, soprattutto ora che si ha la consapevolezza di avere una rosa più attrezzata rispetto al passato. Alcuni nodi andranno sciolti, delle decisioni per ora solo abbozzate dovranno essere messe “a penna”, ed in generale ora che i giochi si fanno seri ci sarà meno spazio per sperimentare. Ora però basta ipotesi, è davvero arrivato il momento di cominciare.

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Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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