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Lugano

Il Lugano torna a respirare, rifilato un secco 6-0 al Rappi

I bianconeri non incantano ma fanno la differenza nel secondo periodo contro i disastrati sangallesi. Discreto esordio per Haapala, prima rete per Chorney

Il Lugano torna a respirare, rifilato un secco 6-0 al Rappi

LUGANO – RAPPERSWIL

6-0

(1-0, 4-0, 1-0)

Reti: 7’41 Lajunen 1-0, 26’58 Sannitz (Lapierre, Chorney) 2-0, 27’56 Chiesa (Fazzini, Wellinger) 3-0, 32’44 Hofmann (Cunti, Wellinger) 4-0, 33’52 Chorney (Jörg, Bürgler) 5-0, 40’56 Morini (Jörg) 6-0

Note: Corner Arena, 6’068 spettatori. Arbitri Wiegand, Urban; Rebetez, Fuchs
Penalità: Lugano 6×2′ + 1×10′, Rapperswil 7×2′ + 1×10′

LUGANO – Immaginate un nuotatore con la testa sott’acqua, intento a trattenere il fiato per verificare – con un po’ di incoscienza – quanto può resistere senza respirare e senza vedere dove sta andando. Ecco, questo nuotatore è il Lugano, impegnato in acque ultimamente un po’ agitate, nelle rapide del fiume della National League.

Aveva messo fuori la testa timidamente in Champions Hockey League contro lo JYP per un primo rapido respiro, ha dovuto farlo a pieni polmoni stavolta contro il Rapperswil, anche se lo stile di nuoto rimane parecchio incerto ed approssimativo.

Nel giorno dell’atteso debutto di Henrik Haapala (schierato nel primo blocco con Lajunen e Lapierre) il Lugano si è trovato sulla strada il fanalino di coda del torneo, avversario migliore per riprendere il fiato, il peggiore per verificare i progressi di una squadra che nelle ultime partite aveva peccato non solo nel gioco ma soprattutto nell’attitudine e nella capacità di aggredire il contendente.

L’avversario migliore per capacità tecniche, infatti i sangallesi sono ultimissimi in graduatoria con soli tre punti e non sembrano in grado di reggere, almeno per ora, il ritmo della National League in maniera sufficiente per dire la propria. Avversario peggiore invece proprio paradossalmente anche per questo motivo, perché alla fine risulta difficile capire dove si fermino i meriti del Lugano e inizino i grossi demeriti della squadra di Tomlinson.

Ma in fondo adesso doveva andare bene così, occorreva fermare la striscia negativa e ripartire con i tre punti, oltre che riprendere coraggio e fiducia segnando magari un bel po’ di reti.

Di certo dopo i primi minuti del periodo iniziale non sembrava che la partita potesse trasformarsi in una vittoria larga per i bianconeri, propositivi nei primi cambi ma poi di nuovi timorosi, legati e poco decisi nel loro incedere, così come nei duelli individuali. Solo una rete di potenza di Lajunen sullo scadere di un box play ha fatto “saltare il tappo”, ridando un po’ di coraggio e convinzione ai suoi compagni e nel contempo gettando alle ortiche i piani del Rapperswil.

Non che il Lugano da quel momento abbia fatto stravedere, anzi, sul piano del gioco le difficoltà sono rimaste enormi, fortuna vuole che l’avversario di serata dei bianconeri abbia spesso rasentato i limiti dell’indecenza.

Bene che i ragazzi di Ireland ne abbiano quindi approfittato facendo la differenza nel periodo centrale con un parziale di 4-0, sfruttando soprattutto gli spunti dei singoli e dei leader più che quelli derivati da schemi studiati, come in occasione delle reti di Sannitz (azione personale di Lapierre) e quella di Hofmann (discesa e inserimento di Cunti).

Non è sembrato un Lugano come già detto trascendentale, ma le prime due reti hanno liberato un po’ la testa dei giocatori, facendoli giocare più slegati e sicuri, anche se la strada verso una squadra che si avvicini almeno a quella di un anno fa rimane lunga. Restano infatti le difficoltà a giocare d’insieme, manca la capacità di entrare in pista con la fame che aveva caratterizzato i bianconeri fino a pochi mesi fa e, anche se è probabilmente troppo chiedere di tornare ora quelli dei playoff, ci si aspetta di vedere comunque una squadra in grado di imporsi tecnicamente, fisicamente e caratterialmente sull’avversario.

Chissà che questa boccata d’ossigeno non abbia fatto veramente bene al Lugano, chissà che la sua prima rete non accenda un interruttore in Chorney, non tanto a livello di punti ma di personalità, essendo il numero 16 sempre ben distante da quel difensore dominante nel terzo difensivo che ci si aspetta.

E intanto ha fatto il suo debutto Henrik Haapala, proprio al fianco di Lajunen e Lapierre, per circa 13 minuti di partita. Ancora fuori condizione da match, il finlandese ex Florida ha mostrato cose egregie con il disco sul bastone e per visione di gioco, uno di quei giocatori che anche se da rimettere in forma la lampadina dimostrano di saperla accendere.

E ora che il Lugano riparta sul serio, da questo 60, a volte incerto e zoppicante, ma corroborante come l’ossigeno fuori dall’acqua. Contavano i tre punti e i tre punti sono arrivati, ma il lavoro da fare per tornare ad essere il vero Lugano è ancora enorme.


IL PROTAGONISTA

Jani LajunenCi sono situazioni che richiedono più la mazza da fabbro che il fioretto. Quando bisogna uscire da nodi intricati cercare di giocarsela di fino serve a poco e allora ecco che entra in azione la forza dirompente del finlandese.

Forza unita al cervello e all’attitudine da leader vero, tra i pochi a non mollare in questo periodo difficile del Lugano, Lajunen ha fatto saltare il coperchio di Nyffeler con il suo incedere da carro armato e per tutto il match ha dominato fisicamente la sfida.

Oggi non c’era bisogno di pizzi e merletti, serviva la sostanza, se in alcuni frangenti non vi è sembrato elegante o preciso non fa nulla, anche questo è un suo metodo pienamente collaudato.


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