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Lugano

Il Lugano singhiozza di nuovo, fortino abbattuto dai Tigers

Prova molto deludente dei bianconeri contro un pimpante Langnau. I bianconeri rendono però la vita facile ai Tigers nella prima sconfitta casalinga della stagione

Il Lugano singhiozza di nuovo, fortino abbattuto dai Tigers

LUGANO – LANGNAU

1-4

(0-0, 0-3, 1-1)

Reti: 22’05 Kuonen (Johansson, Pesonen) 0-1, 26’18 Kuonen (Glauser, Johansson) 0-2, 36’11 Gagnon (Dostinoiv, DiDomenico) 0-3, 54’00 Lajunen (Hofmann) 1-3, 58’33 Gustafsson 1-4

Note: Corner Arena, 5’877 spettatori. Arbitri Urban, Miroslav; Obwegeser, Fuchs
Penalità: Lugano 5×2′, Langnau 5×2′

LUGANO – Di Greg Ireland si è sempre detto di una sua grande qualità, ossia quella di essere un maestro comunicatore. In allenamento, in spogliatoio, in panchina o di fronte a un microfono. Pure a quattr’occhi per una chiacchierata informale il coach bianconero non è uno che si tira indietro. Detto questo, se un comunicatore come lui è costretto a chiamare un time out in piena partita per raddrizzare i suoi ragazzi (o almeno, con l’intento di farlo) allora significa che c’è qualcosa che non va.

Lo si era detto nella vittoria contro il Losanna che qualche segnale si stava intravvedendo, poi il derby sembrava aver messo tutte le cose al loro posto. Si può sempre dire che sì, il Lugano effettivamente sembra esaltarsi nelle sfide che “sente” di più, e in questo c’è sicuramente del vero, ma il tonfo casalingo contro il Langnau di sicuro non va preso sottogamba pur nella giornata dell’annuncio di Henrik Haapala.

Sin dai minuti iniziali si è capito che il Lugano era partito con la carburazione lenta, ma con il passare dei minuti quella carburazione lenta si è trasformata in un vero problema di alimentazione, con il motore bianconero funzionante ai minimi termini. Un primo tempo apatico si è chiuso su uno 0-0 che addirittura poteva andare anche stretto ai Tigers, vista perlomeno la mole di lavoro e di pattinaggio che hanno messo in pista gli ospiti, con i tifosi bianconeri sempre possessori di quella speranza – stavolta vana – che la candela scintillasse a partire dal periodo centrale.

Speranza vana e sotterrata del tutto da una prestazione sconcertante dell’apparato difensivo (in cui entrano tutti, anche gli attaccanti) e del sistema di transizione, con nemmeno un bianconero capace di scagliare un tiro in porta dallo slot davanti a Punnenovs.

Dati oggettivi alla mano, se nel primo tempo il tiro scagliato da più vicino alla porta del Langnau e arrivato su Punnenovs è stato tirato dallo slot alto un paio di metri entro la blu, nel periodo centrale nemmeno un disco è partito dall’immaginario “cono” tra l’area di porta e il centro della linea blu. Merito del Langnau, certo, e molto, ma i Tigers non hanno nemmeno dovuto forzare troppo se stessi per bloccare quei 16 tiri finiti sulle loro gambe, tanto erano defilati dalla zona centrale.

Altro dato inconfutabile? Il Lugano ha tentato il tiro 24 volte (10 in porta e 14 fuori specchio), Pesonen e compagni addirittura 60 volte (di cui 32 arrivati a Merzlikins), un tentativo a minuto, un tiro a cambio. Troppo anche per il povero Elvis.

Non contenti i bianconeri sono caduti in alcune penalità evitabilissime come accaduto nelle prime giornate di campionato (Zugo e Berna in particolare) e dopo aver sprecato più di un minuto a 4 contro 3 e 5 contro 3 a cavallo della prima sirena con uno sterilissimo power play, hanno dato la possibilità a un Langnau micidiale in superiorità di fare la differenza con la doppietta di Kuonen, spietato con i suoi ex.

Poi è subentrata anche la legge di Murphy, infallibile quando le cose vanno storte ma potrebbero sempre peggiorare, ad immagine della sfortunata autorete di Jörg.

Pochissimo da dire su un terzo periodo in cui in pochi ci hanno veramente provato, come Lajunen per l’1-3 nel finale, ma la frittata era fatta e stracotta, l’impressione di tutti era che il Lugano di venerdì sera quella partita non l’avrebbe mai vinta nemmeno fosse durata il doppio.

Se contro il Losanna si erano salvati i tre punti, stavolta nulla tira fuori dall’acqua i bianconeri dopo una prova del genere, per certi frangenti sconcertante tanto era forte la sensazione che i bianconeri non potessero raggiungere nemmeno un disco oltre la linea blu offensiva. Fragilità mentale, nessuna idea, tanti errori banali. Tutto dopo quel bel derby frizzante.

Questo Lugano è davvero difficile da decifrare, volerlo fare dopo certe partite non è davvero incoraggiante. E anche la Cornèr Arena è violata.


IL PROTAGONISTA

Harri PesonenImpressionante la mole di chilometri percorsi sui pattini dal finnico, ancora di più i dischi giocati e con qualità, con classe e sicurezza.

Nel sistema rigido dei Tigers due mani un po’ più libere come le sue sono il vero valore aggiunto, e la sua voglia instancabile da disturbatore e playmaker riesce sovente a far ammattire gli avversari. Nella serataccia (per il Lugano) di venerdì il topscorer sembrava un alieno, con lui in pista qualcosa stava sempre per succedere.


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HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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