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Lugano

Il Lugano si inguaia nella tempesta di Zurigo

I bianconeri non sanno sfruttare l’iniziale doppio vantaggio e si fanno rimontare e poi affondare con troppa facilità. Linea playoff ora a cinque punti

© Berend Stettler

Il Lugano si inguaia nella tempesta di Zurigo

ZSC LIONS – LUGANO

7-4

(1-2, 3-1, 3-1)

Reti: 4’17 Hofmann (Riva, Lapierre) 0-1, 8’57 Loeffel (Klasen, Lajunen) 0-2, 18’39 Klein (Hinterkircher, Noreau) 1-2, 22’06 Herzog (Chris Baltisberger) 2-2, 32’02 Chris Baltisberger (Suter, Backman) 3-2, 33’08 Bodenmann (Hollenstein, Backman) 4-2, 35’16 Ulmer (Fazzini, Jörg) 4-3, 44’48 Backman 5-3, 45’15 Pettersson (Miranda, Noreau) 6-3, 54’14 Hofmann (Lapierre, Sannitz) 6-4, 58’30 Hollenstein (Suter) 7-4

Note: Hallenstadion, 8’708 spettatori. Arbitri Eichmann, Wiegand; Altmann, Wüst
Penalità: ZSC Lions 3×2′, Lugano 5×2′

ZURIGO – Rien ne va (quasi) plus. Il Lugano esce sconfitto pesantemente dall’Hallenstadion in una sfida che aveva in palio punti estremamente pesanti. Non è solo il risultato a far tremare, non è nemmeno “solo” il fatto che la linea ora disti cinque punti (pochi ma tanti in certe situazioni), ma quello che preoccupa di più in vista di altre due partite fondamentali nel weekend – ancora Lions e Rapperswil – è la maniera con la quale si è costruita questa sconfitta.

© Berend Stettler

Per concentrazione, gestione del risultato e dei momenti, disciplina sui cambi (alcuni sconcertanti) carattere e linearità la partita dell’Hallenstadion è stata una delle peggiori proposte dal Lugano da novembre a questa parte. È questo che preoccupa di più e si spera accenda definitivamente gli allarmi che finora erano sembrati dei campanellini natalizi alle orecchie dei diretti interessati.

Preoccupa di più questo perché il Lugano ha affrontato questa partita assolutamente impreparato alle difficoltà che una sfida del genere avrebbe potuto nascondere. Perché se è vero che parliamo degli ZSC Lions campioni in carica, al momento questo titolo è l’ultima cosa che si ricordi in casa tigurina, essendo una squadra in grave difficoltà quanto il Lugano.

Ecco quindi il motivo di tali preoccupazioni, dopo il buon inizio che ha portato due reti di vantaggio, i bianconeri si sono sciolti come la neve ticinese sotto al favonio di questo caldo gennaio.

© Berend Stettler

Black out mentali, piazzamenti difensivi da brividi e cambi volanti scellerati, in un secondo periodo disastroso si è visto di tutto purtroppo. Con Ulmer protagonista in negativo prima con un paio di disastri difensivi ma poi capace di rimediare parzialmente con la rete del 4-3, i bianconeri si sono comunque ritrovati con la possibilità di rientrare con tutto un periodo davanti. Ed ecco qui il secondo disastro.

Con poche idee davanti il Lugano ha mostrato di averne ancora meno in retrovia e un paio di accelerazioni hanno definitivamente chiuso il match con il 5-3 e il 6-3 con protagonisti Backman (il quale ringrazia la difesa avversaria per cotanta disponibilità) e il classico gol di Pettersson.

Nel giro di 27 secondi, nei primi cinque minuti di un terzo periodo che doveva imperativamente essere del Lugano solo e soltanto, che doveva essere affrontato con rabbia, ma anche disciplina e concentrazione, i bianconeri hanno rovinato tutto, di nuovo.

© Berend Stettler

Dei cali di concentrazione nei momenti in cui invece Chiesa e compagni dovevano prendere in mano il match rendono bene l’idea sulla fragilità di questa squadra, alla quale è bastato un primo tempo nel derby per ripiombare nella mediocrità dopo un incoraggiante Natale.

Inutile rimarcare di nuovo le prestazioni dei leader che dovrebbero fare da traino, inutile pure soffermarsi anche stavolta sulla diatriba riguardante Klasen, i problemi sembrano gli stessi da settimane (o mesi) a questa parte, le soluzioni e il tempo scarseggiano.

Non sono bastate ovviamente le parole a caricare un gruppo che ha bisogno di ben altro per uscire dal suo bipolarismo, una sfida quasi decisiva come quella di martedì sera doveva rilanciare per l’ennesima volta questa squadra invece rischia di infangarla pericolosamente.

© Berend Stettler

Da qui ci sono solo partite che sono da definire come delle finali, perché è vero che non tutto è compromesso, ci mancherebbe, ma il Lugano dovrà dimostrare di saperle affrontare nella maniera degna per salvare una stagione che appare sempre più incrinata.

Intanto al timone anche Greg Ireland sembra non saper quasi più che pesci pigliare e verosimilmente il coach canadese si giocherà il proprio futuro nel fine settimana che sta per arrivare. Saprà uscire da un mare che sembra in balìa della tempesta perfetta?


IL PROTAGONISTA

Victor BackmanPescato dai GCK Lions lo svedese aveva già dimostrato di avere numeri interessanti e di essersi calato alla perfezione nel suo ruolo.

Contro il Lugano è stato all’origine delle due azioni che hanno portato i Lions a prendersi il vantaggio definitivo, segnando poi di persona la rete del 5-3 rivelatasi poi il game winning gol con un bell’assolo nella molle difesa bianconera. A volte non serve avere il grande nome per dimostrare valore e utilità.


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Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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