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Lugano

Il Lugano ritrova reti e vittoria in un match schizofrenico

I bianconeri vanno sotto, poi salgono fino all’8-2 prima del mezzo pasticcio ma alla fine arrivano punti fondamentali. Doppietta per Hofmann, torna al gol Klasen

Il Lugano ritrova reti e vittoria in un match schizofrenico

LUGANO – RAPPERSWIL

8-5

(2-1, 3-0, 3-4)

Reti: 5’27 Ness (Schweri, Iglesias) 0-1, 12’27 Walker (Chorney, Loeffel) 1-1, 18’05 Hofmann (Lapierre, Fazzini) 2-1, 21’09 Fazzini (Chorney, Sannitz) 3-1, 27’06 Klasen 4-1, 38’42 Lapierre (Klasen, Loeffel) 5-1, 47’23 Clark (Schweri, Hächler) 5-2, 48’31 Hofmann (Sannitz, Chorney) 6-2, 52’47 Fazzini (Vauclair) 7-2, 53’51 Sannitz (Bürgler, Hofmann) 8-2, 55’06 Schlagenhauf (Berger, Hächler) 8-3, 55’36 Schweri (Hächler, Profico) 8-4, 56’39 Primeau (Gähler) 8-5

Note: Corner Arena, 6’222 spettatori. Arbitri Lemelin, Dipietro; Kaderli, Wolf
Penalità: Lugano 6×2′, Rapperswil 4×2′ + 1×5′ + 1×20′ (Maier)

LUGANO – Su e giù dalle montagne russe può essere che a qualcuno cominci a salire la nausea da mal di mare. Perché al Lugano le attrazioni da Luna Park non piacciono solo di partita in partita ma se le permettono anche durante i match stessi e contro il Rapperswil il trenino ha attraversato il tunnel dell’orrore, il giro della morte e pure le tranquille e comode giostre per bambini.

L’inizio e il finale di partita in particolare sono stati due bei giri nel buio, con il Rapperswil ad aprire e chiudere le danze, concedendosi addirittura di segnare tre gol in 1’33 nel finale per risalire fin sull’8-5.

Probabilmente in pochi nella storia avranno visto un coach costretto a chiamare un time out per una squadra che fino a un minuto e mezzo prima conduceva 8-2, ma la maniera con la quale i bianconeri hanno completamente staccato la corrente era a dir poco inconcepibile, lasciando pure Müller (schierato al posto dell’acciaccato Merzlikins) completamente abbandonato a se stesso.

Stessa cosa più o meno che si era vissuta nel primo periodo, quando i bianconeri non sono mai stati capaci di aggredire il modesto avversario, privo di Kristo e Nyffeler.

Impacciati e contratti, i ragazzi di coach Ireland hanno di nuovo mostrato limiti importanti, dettati da una testa che non ne vuole sapere di liberarsi completamente e i sangallesi non hanno fatto quindi che approfittare degli errori dei padroni di casa.

Subìto il primo gol da parte di Ness con una copertura dello slot a dir poco “delicata” in box play, il Lugano ha faticato oltremodo a trovare i mezzi giusti per esprimersi e ha dovuto attendere uno spunto individuale del rientrante Walker oltre al solito risolutore Hofmann per tornare sopra lo specchio dell’acqua. Risultato che non doveva però ingannare, Bader non è certo stato irresistibile nei due casi, e solo quel gol in 5 minuti di power play ha finalmente dato il là ai bianconeri.

Per prendere il largo il Lugano ha quindi ancora approfittato di un power play e di uno spunto di Klasen (che torna a segnare dopo tre mesi), ma l’aver trovato tre reti in venti minuti fino a salire sul 5-1 poteva e doveva essere la giusta via per finalmente controllare tranquillamente la contesa e annichilire l’avversario.

Effettivamente i bianconeri hanno approfittato, dopo il 5-2 di Clark, per andare fino sull’8-2 e divertirsi un po’ in attacco, lasciando credere che si potesse tirare il fiato, ma quello che è successo dopo è di nuovo sintomo di una squadra che ha ancora moltissimo da fare per liberare la propria mente e cominciare a giocare sul serio.

Diciamocelo, il gioco visto durante l’arco del match è stato per gran parte inesistente e al Lugano sono bastate alcune accelerazioni per arrivare ad avere fino a sei gol di scarto, e sull’8-2 poteva sicuramente andare bene anche così, ci mancherebbe nonostante tutto.

Quello che non può andare bene, e che ci riallaccia al discorso della squadra non in grado di gestire i momenti e le emozioni, è ciò che ha permesso al Rapperswil di portarsi fino sull’8-5 e di creare grattacapi praticamente fino alla terza sirena costringendo il proprio coach a chiamare un time out decisamente inaspettato.

Potremmo dirci che contavano solo i tre punti, e saremmo anche d’accordo, ma ancora una volta va evitato di nascondere sotto il tappeto tutta la polvere. Le grandi domande restano: come può una squadra passare da partite come quella di Losanna – con tutta la bontà per dei vodesi arrendevoli – nella quale però sono scesi in pista concentrati e determinati fin da subito a non riuscire quasi a gestire un 8-2 in casa contro il fanalino di coda?

Ci ripetono che per i bianconeri i playoff sono iniziati da un pezzo, ma a fatica potremmo credere che giocando in questa maniera si possa fare strada in un postseason ancora da raggiungere. E par strano che si stia parlando di una squadra che in fondo ha vinto tre partite delle ultime quattro, quindi in una serie anche abbastanza positiva, ma con questo Lugano non si può star tranquilli nemmeno quando vince, calcolando poi che le partite che contano doppio (anche per pressione) sono state bucate per punti e attitudine.

Da Friborgo arriveranno altre risposte e, sperando che non siano le stesse date all’Hallenstadion, i bianconeri ripartano dai tre punti, per l’ennesima volta. Prima o poi si spera sia quella buona.


IL PROTAGONISTA

Gregory Hofmann: Potremmo risultare ripetitivi, ma non possiamo immaginare (o forse sì) dove sarebbe oggi il Lugano senza le 28 (!) reti stagionali di Gregory Hofmann.

Il topscorer bianconero ha risolto il match dando il primo e decisivo vantaggio ai suoi e trovando in seguito il game winning gol, ma anche senza segnare rimane il faro di questa squadra.

A volte può sembrare “egoista”, ma in alcuni frangenti le sue decisioni sono risultate migliori di quelle del resto della squadra o del suo blocco, portando fino in fondo degli attacchi che rischiavano di perdersi sul fondo. Imprescindibile è dir poco.


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Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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