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Il Lugano risponde ma non basta, ora è con le spalle al muro

Sotto dopo nemmeno un minuto, i bianconeri mostrano finalmente carattere e si portano due volte in vantaggio salvo poi sprecare tutto. Gara 4 da dentro o fuori

Il Lugano risponde ma non basta, ora è con le spalle al muro

ZUGO – LUGANO

5-4

(1-1, 2-3, 2-0)

Reti: 0’47 Suri (Diaz, Morant) 1-0, 7’29 Bürgler (Haapala, Loeffel) 1-1, 23’53 Morini (Bürgler, Haapala) 1-2, 25’14 McIntyre (Lammer, Leuenberger) 2-2, 26’10 Sannitz (Hofmann, Haapala) 2-3, 28’20 McIntyre (Zgraggen, Lammer) 3-3, 28’50 Bürgler (Wellinger, Lajunen) 3-4, 42’03 Lammer (Alatalo) 4-4, 48’45 Diaz (Simion) 5-4

Note: Bossard Arena, 7’200 spettatori. Arbitri Wiegand, Müller; Wüst, Progin
Penalità: Zugo 3×2′, Lugano 3×2′

ZUGO – E ora il diritto all’errore non esiste più. Niente più salvagenti, niente più partite esterne che possono salvare indirettamente il Lugano, niente più calcoli. Ora lo Zugo guarda tutti dall’alto del suo 3-0 nella serie e ai bianconeri rimangono solo i rimpianti e le unghie mezze mordicchiate prima di una Gara 4 che rischia di essere il capolinea della stagione.

Perché invece Gara 3 dei quarti di finale 2018/19 rischia veramente di essere la partita dei grandi rimpianti e delle occasioni perse, una partita assolutamente da vincere e alla portata della squadra ticinese. Perché nonostante il solito inizio da brividi con i padroni di casa già in vantaggio quando la lancetta dei secondi non aveva ancora completato nemmeno cinquanta giri, il Lugano stavolta ha dimostrato di esserci e di poter svolgere il suo ruolo da “underdog” in questa serie, tale da poter mettere in seria difficoltà lo Zugo.

Il problema dei bianconeri è insomma lo stesso che li attanaglia da inizio stagione, non solo l’alternanza di partite buone e altre cattive, ma anche l’incapacità di gestire il risultato a favore e i momenti salienti del match quando con merito si sono costruiti qualcosa di positivo e concreto.

Per farla breve, arrivare alla Bossard Arena finalmente determinati, reagire all’immediato svantaggio e andare prima sul 3-2 e poi sul 4-3 a proprio favore ancora prima di metà partita è un affare di quelli grossi, ma poi perdere la stessa partita è quasi un delitto.

Come detto il Lugano non ha saputo gestire quei momenti in cui lo Zugo sembrava finalmente in difficoltà dopo due partite da intoccabile, anzi, inscalfibile, e quando messi sotto anche con una certa fisicità davanti a Stephan gli uomini di Tangnes hanno mostrato i loro punti deboli.

Purtroppo però il Lugano non ha saputo sfruttare appieno di questi momenti, con i padroni di casa anche un po’ vanitosi (altro punto debole da sfruttare) e le occasioni per prendere il doppio vantaggio sono state gettate alle ortiche malamente.

Fa sicuramente male e un po’ specie, dato che il Lugano si è distinto spesso per squadra cinica e concreta sottoporta, ma la mira inguardabile di Haapala (un due contro uno gestito sciaguratamente a pochi secondi dalla seconda sirena) e di altri tiratori bianconeri ha permesso allo Zugo di rimanere lì, nascosto tra i cespugli e attendere.

Non ha poi dovuto attendere molto la squadra di casa per approfittare della preda, la difesa del Lugano, a tratti veramente in balìa degli eventi e squilibrata rispetto all’attacco, ha lasciato spazi importanti e dischi scottanti in giro per il terzo, inutile dire come Lammer e Diaz ne abbiano approfittato alla grande.

Un gran peccato per il Lugano, ma il latte versato è sempre stato in mano a Chiesa e compagni, i quali possono recitare diversi mea culpa per come hanno gestito la partita e per aver dimostrato solo ora di saper tirare fuori il carattere.

La scialba e deludente Gara 2 della Cornèr Arena chiedeva a gran voce una reazione e questa c’è stata, ma il solo carattere non è bastato (come i timori volevano) lo Zugo peggiore visto sinora nella serie ha ancora una volta mostrato più furbizia del Lugano.

Ma nello Zugo, nonostante la buona volontà di alcuni interpreti avversari, la differenza la stanno facendo anche i singoli: Diaz è un leader in tutto e per tutto, Lammer e Suri sembrano persino divertirsi mentre giocano, McIntyre e Roe dominano la loro zona e i giovani del quarto blocco si prendono responsabilità mica da poco.

Dall’altra parte Hofmann sbatte sulle rigide marcature, Lajunen si sbatte ma non trova sbocchi, Lapierre è impalpabile e Haapala sa di “sciagurato” davanti alla porta, mentre Chorney e Loeffel affondano sulla velocità delle ali dello Zugo.

Nonostante tutto il Lugano ha visto la vittoria da vicino, e questo potrebbe pure rinfrancare un po’. Peccato solo che ora lo Zugo si ritrovi con il primo match ball della serie e il Lugano con tutti i rimpianti del mondo da trasformare in uno sforzo immane.

Ma di questo può solo rimproverare se stesso.


IL PROTAGONISTA

Dominic Lammer: Da una parte i tifosi bianconeri possono avere fiducia guardando le prestazioni del futuro attaccante del Lugano. Dall’altra però il numero 10 dello Zugo li sta facendo ammattire in combutta con l’altro futuro luganese Reto Suri.

Di nuovo in rete dopo il bel gol della Cornèr Arena, Lammer è stato decisivo con il gol del 4-4 quando ha preso per il naso Loeffel nel terzo offensivo e ha mostrato grande intelligenza in ogni angolo della pista. Un giocatore che non tradisce mai, tantomeno ora che sono iniziati i giochi per il titolo. Chissà se basterà a rallegrare almeno un pizzico i tifosi del Lugano.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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