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Il Lugano ingrana tardi, spreca e a Langnau torna alla sconfitta

Sotto 2-0, il Lugano riesce a rimontare ma DiDomenico regala i tre punti ai Tigers. I bianconeri incocciano sui pali e sulla mancanza di idee in powerplay

(PPR/Marcel Bieri)

Il Lugano ingrana tardi, spreca e a Langnau torna alla sconfitta

LANGNAU – LUGANO

3-2

(2-1, 0-1, 1-0)

Reti: 7’36 Pesonen (DiDomenico, Berger) 1-0, 16’53 Schilt (Rüegsegger, Cadonau) 2-0, 17’13 Lammer (Suri, Chorney) 2-1, 39’09 Jecker (Sannitz) 2-2, 53’07 DiDomenico (Glauser) 3-2

Note: Ilfishalle, 5’585 spettatori. Arbitri Stricker, Hendry; Wolf, Cattaneo
Penalità: Langnau 5×2′, Lugano 2×2′

LANGNAU – Quando non bastano i propri limiti anche la sfortuna sembra voler prendere in giro chi si trova in difficoltà. Già, perché chissà come sarebbe potuta cambiare la partita della Ilfis se almeno uno (o due) di quei cinque dischi finiti sul palo di Punnenovs fossero entrati in rete.

Ma con i se e con i ma, tutti conoscono la storiella, non si va da nessuna parte e la storia dice che il Lugano se ne torna dall’Emmental con una sconfitta per 3-2. I bianconeri non sono quindi riusciti a dare un seguito alla reazione proposta in quel di Friborgo, soprattutto per quel che concerne la continuità di pattinaggio e di intensità.

(PPR/Marcel Bieri)

Che già contro Sprunger e compagni la squadra di Kapanen non fosse riuscita a proporre un hockey di una certa qualità questo lo sapevamo, ma in quel caso dal primo all’ultimo cambio c’era stata grande determinazione e spirito di gruppo.

Contro il Langnau invece – squadra reduce da quattro sconfitte in cinque partite – gli ospiti non sono per niente entrati in pista con lo spirito combattivo richiesto da una squadra che attraversa un momento di crisi, restando inermi per diversi cambi di fronte invece al fuoco dei Tigers.

Più del gioco è questo che il coach finlandese deve chiedere ai suoi giocatori, fargli uscire quella voglia di lottare e quella determinazione che chissà perché si vede spesso e volentieri solo negli avversari, oltretutto squadre che si trovano anche in situazioni ben migliori di classifica e di rendimento.

Solo dal periodo centrale Chiesa e compagni hanno cominciato a giocarsi la partita più seriamente, ma solo dopo aver trovato il 2-1 di Lammer a pochi minuti dalla prima sirena che decretava la pausa. Ecco che allora, a parte un paio di cambi con il sistema difensivo andato un attimo in tilt, i bianconeri si sono guadagnati il diritto di rientrare in partita a tutti gli effetti, e a filo della seconda interruzione è stato Jecker a fare esultare gli ospiti, con il 2-2 che avrebbe dovuto cambiare sul serio le coordinate della partita.

Il Lugano aveva infatti mostrato che anche i Tigers avevano i loro bei problemi in retrovia se presi negli errori sul forecheck, e con una certa continuità di pattinaggio la posta sarebbe potuta sicuramente andare nelle tasche dei luganesi.

Così non è stato perché a fare la differenza, oltre ovviamente al gol in power lay di DiDomenico al 53’, è stata ancora la mancanza di determinazione del Lugano nei momenti decisivi, con quel momento ghiottissimo a pochi minuti dalla fine in 5 contro 3. In quei frangenti la mancanza di idee è stata palese, con pochissimi tiri pericolosi – i due finiti di nuovo sul palo – e quasi una strana paura nel volersi prendere le responsabilità della finalizzazione.

Di nuovo quindi, come capitato troppo spesso nelle ultime settimane, sono i bianconeri a uscire a capo chino, e quello che preoccupa, dopo le belle parole e la vittoria “rinfrescante” di Friborgo, è la mancanza di progressi su tanti livelli.

È anche vero che contro il Langnau per due tempi i bianconeri sono stati sullo stesso livello e a tratti superiori ai tigrotti, ma ripensando alla disastrosa entrata in materia del primo tempo si torna ovviamente ai soliti problemi che attanagliano la squadra da troppo tempo.

Discorsi vecchi – ma purtroppo attuali – anche quelli legati al rendimento degli stranieri, anche venerdì un confronto da cui i bianconeri sono usciti con le ossa rotte (se non per un propositivo Postma) basti solo guardare alla partita disputata dai vari DiDomenico e Pesonen, al solito grandissimi trascinatori e decisivi.

Una partita dalla quale il Lugano esce con un grande “mah”, tra rimpianti, limiti e i soliti problemi. Se la sfida della Ilfis non ha dato grandi risposte, sarà probabilmente quella di sabato sera contro gli ZSC Lions a dire qualcosa in più e magari a delineare il futuro.


IL PROTAGONISTA

Chris DiDomenico: Al solito l’italo-canadese del Langnau è stato uno dei motori della squadra di Ehlers, con spinta continua, fame, abnegazione e voglia di spaccare le montagne.

Non da ulltimo la sua classe fa la differenza con le altre armi in suo possesso e anche il Lugano ne ha pagato dazio. Il game winning gol è “solo” il premio finale per un giocatore che a ogni cambio si trasforma in una scheggia impazzita.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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