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Lugano

Il Lugano gioca col fuoco ma si impone col cuore sul Friborgo

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LUGANO – FRIBORGO

5-4

(1-0, 3-3, 1-1)

Reti: 9’01 Filppula (Sartori, Walker) 1-0, 24’12 Ngoy 1-1, 28’07 Dal Pian (Hirschi, Sartori) 2-1, 29’04 Kienzle (Pettersson, Klasen) 3-1, 31’57 Walsky 4-1, 36’10 Mauldin (Wirtanen, Monnet) 4-2, 38’39 Plüss (Dubé, Sprunger) 4-3, 45’50 Hasani 4-4, 55’45 Pettersson (Filppula, Walsky) 5-4

Note: Resega, 5’086 spettatori. Arbitri Popovic, Vinnerborg; Espinoza, Kovacs
Penalità: Lugano 3×2′, Friborgo 5×2′

LUGANO – Archiviata la seconda sconfitta stagionale da zero punti, l’occasione per il Lugano di rifarsi dalla trasferta di Berna era rappresentata dalla sfida casalinga all’ultima della classe, quel Friborgo Gottéron in crisi nera da praticamente inizio stagione.

Ma questa sfida, sulla carta apparentemente facile, poteva nascondere parecchie insidie, a partire proprio dai cambiamenti in corso d’opera in riva alla Sarine. L’approdo di Gerd Zenhäusern sulla panchina burgunda potrebbe – il condizionale è d’obbligo – sortire l’attesa reazione tra le fila della squadra ospite, e i rientri di Plüss e Kamerzin rappresentavano puro ossigeno.

Sulla sponda bianconera, per l’unico rientro di Reuille, ci sono due defezioni, ossia quelle di Vauclair e Steinmann, usciti malconci dalla Postfinance Arena e che vanno ad aggiungersi ai vari Balmelli, Maurer, Ulmer, Fazzini e Murray. Fischer è stato costretto a costruire la squadra in emergenza, convocando gli U20 Philip Ahlström e Jonathan Sartori per completare il pacchetto difensivo. Come da abitudine nelle ultime sfide casalinghe, in porta è stato schierato Merzlikins.

Anche se effettivamente nel primo periodo si è vista la sostanziale differenza che corre tra le due compagini in questo periodo, vale a dire un Lugano che ha fatto il suo gioco con palese tranquillità e un Friborgo timido e aggrappato ai suoi leader – i pochi rimasti – spesso sul limite del crollo appena i bianconeri tentavano di accelerare i ritmi.

La rete di Filppula al 9’ ha suggellato questa differenza, anche se alla conta delle occasioni, i bianconeri avrebbero potuto segnare almeno un’altra rete. L’impressione dopo il primo periodo è stata che il Lugano volesse comunque tenere un po’ il freno, cercando di controllare il gioco e accelerare a folate improvvise, probabilmente in vista di un risparmio di energie obbligato, visti ranghi rimaneggiati a causa degli assenti.

Il calo di ritmo ha favorito il Friborgo che, paradossalmente, trovando il pareggio con un’indecisione di Merzlikins ha risvegliato i bianconeri, capaci con una buona mole di lavoro di portarsi fin sul 4-1 al 32’, grazie alle reti di Dal Pian, Kienzle – in entrambi i casi con uomini a deviare o coprire davanti a Conz – e con Walsky, abili a sfruttare errori della difesa friborghese messa sotto pressione.

Purtroppo un paio di powerplay magistralmente sfruttati dagli ospiti – apparentemente una delle poche cose che funzionano in casa burgunda – hanno permesso alla banda di Zenhäusern di portarsi fin sul 4-3 al 39’ e di rimanere in piedi. Nonostante le palesi difficoltà riscontrate da Plüss e compagni, anche il Lugano non è esente da colpe, soprattutto per quanto concerne diversi errori individuali.

Si sa, a lungo andare con i ranghi incompleti affiora la stanchezza, che porta errori e disordine, cause primarie della rimonta completata dal Friborgo al 46’ grazie ad Hasani, con un Lugano in evidente difficoltà. Time out logico chiamato da Fischer, ordine di nuovo ristabilito sul ghiaccio e Lugano finalmente più determinato nonostante le gambe non rispondessero al 100%.

Simbolo di questa determinazione non è altri che Fredrik Pettersson, che ha giocato, lottato, sbagliato, spaccato bastoni e imprecato, ma alla fine di tutto questo ha regalato la vittoria ai suoi con una bomba in powerplay a 4 minuti dal 60’, per una liberazione dall’incubo di una beffa in stile derby.

Ultimi minuti giocati quasi in scioltezza, grazie alla ritrovata fiducia e a un Friborgo in ginocchio, che non ha potuto nemmeno tentare l’assalto finale a causa di una penalità per cambio scorretto a pochi secondi dalla fine.

Il Lugano di questi tempi è una squadra in “precariato” a causa dei numerosi infortuni, ma sa rispondere con la determinazione di un gruppo eccezionale, forgiato a sua immagine e somiglianza da Fischer, mentore dei numerosi giovani – eccezionale la partita di Riccardo Sartori – e perfetto esempio per tutta la squadra.

La citata formazione precaria ha mostrato segni di cedimento proprio sul più bello, ma rimessa in carreggiata nonostante qualche errore di troppo – anche di Merzlikins, nonostante abbia sfoderato anche dei grandi numeri – ha fatto di nuovo emergere gli attributi, evidenziando anche i grossi problemi presenti al momento in casa friborghese.

Inutile ribadirlo, il Lugano di questi tempi sa ovviare alle difficoltà con il coraggio e il gruppo, guidato da stranieri decisivi ed esemplari, ma deve assolutamente sperare che l’infermeria cominci a svuotarsi, perché a lungo andare una coperta così corta potrebbe fare ammalare…


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