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Lugano

Il Lugano getta al vento tre punti contro il Ginevra Servette

LUGANO – Fa ancora rabbia, e durerà un bel po’, la maniera in cui il Lugano ha letteralmente gettato alle ortiche una vittoria contro la capolista. È difficile trovare una spiegazione a quei tre minuti finali, oltretutto correlati da una superiorità numerica in favore dei padroni di casa che è sembrata essere la maniera migliore per gestire il meritato vantaggio. A ragione la serata pareva ideale per ripartire a fare punti pesanti e dimostrare di meritare l’alta classifica, visti anche i rientri importantissimi di Vauclair e Bergeron, a fronte delle solite assenze altrettanto importanti di Hirschi, Brady Murray, Bednar, Domenichelli, Ruefenacht e Blatter.

È stata una partita durissima, intensa, cattiva, ma gestita bene emozionalmente e tatticamente dai ragazzi di Huras. Anche quando il Ginevra e McSorley l’hanno messa sul psicologico, giocando col tempo e col fuoco, i bianconeri non si sono scomposti e hanno meritatamente ribaltato il risultato a proprio favore, strappando gli applausi convinti della Resega. Ma tutto ciò è avvenuto per soli 57′, e contro una corazzata come il Servette, non ci si può permettere di spegnere i fari nemmeno per due secondi.

(A. Branca)

Il Lugano ha interpretato al meglio la contesa, risultando più ordinato difensivamente rispetto alle ultime uscite, e dopo i primi dieci minuti in cui ha fatto fatica a carburare, ha dimostrato di poter far gioco pari e superiore anche alla prima forza del torneo. Dopo aver recuperato due volte lo svantaggio al Servette, nello scoppiettante secondo tempo, i bianconeri hanno trovato pure il meritato vantaggio con Luca Sbisa, a soli 23″ dalla seconda sirena, rete questa, che ha messo le ali ai padroni di casa e spento le schermaglie della partita.

Già, perché se il terzo centrale è stato più che altro un festival delle penalità e ha generato una mega bagarre con protagonisti anche i due portieri, è sicuramente conseguenza di una partita in cui non si sono risparmiati nessun colpo o provocazione, ma soprattutto è stata colpa di una gestione del match da parte di Popovic che ha rasentato il dilettantismo, visti gli innumerevoli errori di valutazione e l’atteggiamento spocchioso nei confronti dei protagonisti sul ghiaccio.

Come detto, il terzo tempo ha calmato gli animi di tutti e ha visto un Lugano gestire ottimamente il vantaggio, impedendo quasi al Ginevra di uscire dalla metà pista, e strappando pure qualche applauso per giocate pregevoli in attacco. Ma di nuovo bisogna esulare da questi eccellenti 57′ per dire che la partita si è decisa con il più classico dei gol in short hand – confezionato splendidamente dall’ex di turno Romy – e un altro contropiede gentilmente concesso alla coppia Simek-Couture, per mettere la parola fine alla contesa e far scendere il gelo su un’incredula Resega. Pur riconoscendo i meriti di un Ginevra cinico e speranzoso fino all’ultimo, la maniera in cui si sono gettati al vento questi tre punti è inaccettabile, in quanto si ripropone un problema di mantenimento della concentrazione.

(A. Branca)

Fino a lì tutti hanno disputato un’ottima partita, in particolare le linee di contenimento che hanno retto all’urto della forza fisica ginevrina, permettendosi qualche puntata offensiva con gli ottimi Conne, Profico e Simion. Bella partita anche da parte dei soliti Mclean, Murray e Kostner, vere spine nel fianco di difese e attacchi avversari. Per quanto riguarda i difensori, si sono distinti Sbisa, ordinato oltre che autore della rete del vantaggio, Heikkinen e Schlumpf, tornati a ottimi livelli, dopo la poco convincente trasferta di Davos.

Immediatamente decisivo l’apporto del rientrante Bergeron, autore di un gol – il pareggio, gettandosi letteralmente sul ghiaccio per arrivare al disco – e due assist e di giocate di grande classe. Metropolit ha sofferto le marcature strettissime dei ginevrini soprattutto in power play, e non è riuscito ad incidere come suo solito, ma ogni volta che prende lui il disco è come metterlo in cassaforte. Buona la partita di Manzato, ben protetto dai suoi fino ai sciagurati ultimi minuti, e si è pure permesso di sfogare la tensione con una rissa “alla Jim Corsi” contro il suo dirimpettaio Stephan. Il power play non ha reso molto, ma alcune giocate di prima nel terzo avversario valevano il prezzo del biglietto e hanno solo sfiorato la rete più volte.

(A. Zacchetti)

Ovviamente bisogna ripartire da quei ormai famosi 57′ minuti, in cui il Lugano ha mostrato una grande tenuta difensiva, con gioco duro e fisico, e un attacco che ha delle potenzialità enormi, in grado di fare male con quattro linee. Ora bisogna ricominciare a fare punti con un derby fuori casa, perché se è vero che la vetta non è di nuovo distante, anche la linea si è fatta minacciosamente vicina.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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