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Lugano

Il Lugano ferma la corsa dei Lions con solidità e disciplina

Partita convincente dei bianconeri, capaci di chiudersi al meglio contro il miglior attacco del campionato. La doppietta di Fazzini suggella la terza vittoria di fila

Il Lugano ferma la corsa dei Lions con solidità e disciplina

LUGANO – ZSC LIONS

3-1

(1-1, 0-0, 2-0)

Reti: 15’33 Suter (Pettersson) 0-1, 18’27 Fazzini (Klasen) 1-1, 45’17 Fazzini 2-1, 58’51 Zangger 3-1

Note: Corner Arena, 5’734 spettatori. Arbitri Hebeisein, Mollard; Altmann, Bürgi
Penalità: Lugano 2×2′, ZSC Lions 1×2′

LUGANO – Alla terza sirena la pista era tutta per Raffaele Sannitz, tra cori e applausi per i suoi 800 gettoni con la maglia bianconera. Una dimostrazione d’affetto per il topscorer di serata che quasi ha fatto passare in secondo piano gli applausi convinti rivolti alla prestazione del Lugano.

Perché la partita giocata dal Lugano contro la capolista del campionato, per svariati motivi, è stata certamente da applausi. La rete di Zangger a porta vuota al 58′ inoltrato ha avuto un che di liberatorio in quei momenti di pressione zurighese, con il Lugano a lottare come un gruppo di leoni veri proprio contro i Lions.

Quando i vari Roe, Wick e Suter hanno provocato brividi lungo le schiene dei presenti ci ha pensato Zurkirchen ad abbassare la saracinesca, proteggendo quel risultato costruito con tanta pazienza e lotta da parte dei suoi compagni.

Tanta pazienza perché ancora una volta il Lugano ha mostrato quello che al momento è il suo difetto principale, l’incapacità di tramutare in un numero di reti accettabile le numerose occasioni che sa crearsi davanti al portiere avversario.

Già nel primo tempo Ortio – al debutto nel campionato svizzero – ha avuto il suo bel da fare a stoppare i tentativi dei vari Klasen, Bertaggia, Lajunen e altri ancora, capitolando solo sul gol di Fazzini, peraltro con copertura di Lajunen.

Venti minuti di ottimo hockey, offensivo, ben costruito e veloce, ma stavolta senza quell’asfissiante forecheck che aveva caratterizzato molte prestazioni dei bianconeri di questa stagione.

Stavolta Chiesa e compagni sono stati più attendisti, non hanno forse voluto rischiare troppo su eventuali turn-over con la squadra sbilanciata – basti riguardare le ultime vittorie de Lions per capire – e hanno allora voluto aggiungere uno scalino in più al processo, ossia provare a fare la squadra padrona del gioco.

Durante il primo tempo questo è funzionato, purtroppo non con i risultati numerici che si sarebbero dovuti raccogliere, ma la squadra ancora una volta ha iniziato con concentrazione e determinazione la sfida.

Superato anche piuttosto bene un secondo periodo in cui lo ZSC ha alzato la voce e il ritmo delle operazioni, affidandosi spesso e volentieri alla linea dei giocolieri di Roe, Wick e Suter, contro la quale però la difesa bianconera ha tenuto, soffrendo, ma riuscendo a proteggere Zurkirchen al meglio con una buona presenza nello slot e diversi duelli vinti alle assi.

Superati i momenti più duri della spinta ospite, il Lugano ha ripreso poi spingere sul fondo con il suo abituale forecheck, soprattutto nel terzo periodo, creandosi ancora numerose occasioni per bucare Ortio. Proprio in una fase di pressione è nata la rete decisiva, grazie al lavoro di Romanenghi e al missile di Fazzini che ha lasciato di stucco il portiere finnico.

Terza test di questa partita stava nel gestire le famose emozioni dopo il gol del vantaggio, e anche qui la missione è andata a buon fine, con il fortino finale e il citato gol di Zangger che ha liberato l’urlo della Cornèr Arena.

Per i bianconeri si tratta del sesto risultato utile consecutivo, della terza vittoria filata e soprattutto di un’altra partita convincente, più di quella messa in pista nel derby, stavolta anche con una tattica diversa almeno inizialmente.

Continua per contro la difficoltà nel trovare la via della rete nonostante l’impressionante numero di occasioni creato contro una difesa come quella dei Lions che se presa in controtempo tende ad andare completamente fuori giri.

Ma questo è un problema che il Lugano si trascina da inizio stagione e il killer instinct non lo si può inventare dall’oggi al domani. D’altro canto il sistema difensivo conferma di avere fondamenta importanti e anche venerdì ha dato prova di resistenza in una partita giocata ad armi pari per tiri effettuati, bloccati e tentati, da qui il Lugano sta ricostruendo con ottime premesse la propria identità.

Per le reti mancanti chissà che l’arma segreta a questo punto non possa essere quella seduta in tribuna da ormai sei partite.


IL PROTAGONISTA

Luca Fazzini: Quando le partite si fanno strette, quando i portieri sembrano sfidarsi a vicenda per chi effettua la parata più efficace, quando le linee di tiro sono sempre più sottili, ecco che il braccio del numero 17 non tradisce.

Una doppietta pesante quella dell’attaccante bianconero, soprattutto con quel secondo gol di rara potenza e precisione in un momento importante della partita. Cerca sempre il tiro, vuole giocare molti dischi e questo significa prendersi anche molte responsabilità. E se quando lo fa al meglio i risultati sono questi, allora che vada avanti così.


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HIGHLIGHTS

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