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Lugano

Il Lugano espugna Bienne e si porta al secondo posto

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BIENNE – Mai facili le partite post derby, che si vinca o si perda, la sfida stracantonale rischia sempre di avere strascichi di logorio psicofisico o appagamento mentale. Il Lugano ha dovuto evitare tutto ciò sull’insidiosa pista di Bienne, da dove ne sono usciti sconfitti in 7 delle ultime 8 presenze, qualificando il Bienne casalingo come una delle bestie, se non nere, almeno grigie della compagine di Fischer.

Il coach bianconero ha dovuto presentarsi nel canton Berna con la formazione parecchio rimaneggiata per quel che concerne il reparto offensivo, viste le assenze di Pettersson, Reuille e Kostner, oltre a Maurer che è rimasto a casa per non meglio precisate “questioni famigliari”. Spazio dunque a Heikkinen tra gli stranieri e solito turn over in porta, dove Manzato ha ritrovato il suo posto.

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Che sarebbe stata una partita tignosa e poco affascinante dal lato tecnico lo si poteva presupporre ricordandoci le sfide precedenti, ma oltre a ciò, l’impostazione tattica voluta da Fischer e Schläpfer ha dato vita a un confronto intenso sul piano fisico ma giocato essenzialmente in zona neutra e alle assi, togliendo spazio agli attaccanti. Nonostante la rete fulminea su azione d’ingaggio di Rüfenacht, il Lugano ha particolarmente sofferto la legnosità della difesa e il fore checking di Spylo e compagni, dovendo soffrire a metà pista e lanciandosi raramente dalle parti di Rytz.

Questo è stato il quadro complessivo della gara letto tra la rete del pareggio di Tschantré e quella del nuovo vantaggio bianconero ancora a opera di Rüfenacht. Sì, perché nella prima parte del periodo iniziale il Lugano ha cercato di dare velocità alla manovra, ma poi ha cominciato a scontrarsi col muro eretto in zona neutra dai padroni di casa, i quali hanno mollato la presa solo dopo il secondo svantaggio, trovatisi costretti ad aprire di più le maglie per cercare il nuovo pareggio.

In fondo la seconda rete di Rüfenacht, è stata il premio per un Lugano che ha tirato poco verso Rytz, ma che si è sempre difeso con grinta e coraggio, sorretto da un ottimo Manzato. Il futuro bernese ha realizzato quella rete oltretutto in situazione di inferiorità numerica, per una penalità assurda affibbiata a Hirschi, trasformandola come fosse una sorta di “Karma”.

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Dopo il nuovo vantaggio, il Lugano ha approfittato degli spazi concessi da un Bienne costretto a scoprirsi, e un cinico Micflikier, con la complicità di un bel gattone di marmo di nome Hänni, ha infilato Rytz con freddezza, rapidità e pregevole tecnica. Qualche sofferenza sul finale, invero nemmeno troppa, e la rete dell’ex Kamber a 9” dal termine non poteva comunque far paura alla truppa di Fischer.

Il miglior modo per terminare un duro week end e issarsi al secondo posto in solitaria in classifica, ma quanta sofferenza. Fischer ha modificato spesso le linee d’attacco, trovando solo nel finale un certo equilibrio, ma tatticamente ha preparato la gara alla perfezione. La squadra ha resistito alle folate biennesi, portate più col caos che con organizzazione, e anche grazie a un Manzato pressoché perfetto, ha atteso i momenti giusti per piazzare cinicamente i colpi, come sa fare solo una squadra smaliziata e sicura di sé.

Quel cinismo mostrato da Rüfenacht, vero protagonista del confronto, ma anche da Micflikier, confermatosi in netta ripresa e giocatore, seppur poco spettacolare, estremamente decisivo e dedito alla squadra. Da sottolineare la prova magistrale di Vauclair, sul ghiaccio in occasione delle tre reti e costante motorino tra difesa e attacco. Kparghai ha dato nuova prova di eccezionale esplosività fisica, e seppure con qualche imbarazzo iniziale, ha giocato una gara grintosa e piuttosto ordinata.

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In questo tipo di partite sono mancati Reuille e Kostner, tra i pochi attaccanti che riescono a garantire continuo lavoro alle assi assieme a Mclean, Rüfenacht e Simion, e il resto della truppa ha faticato a uscire dagli angoli col disco sul bastone È mancata anche l’energia e l’imprevedibilità di Pettersson, ma soprattutto, queste assenze hanno costretto delle grandi modifiche ai blocchi da parte di Fischer, limitando gli automatismi che erano ormai ben oliati.

Vincere una partita del genere, fisica, aggressiva e limitante nei movimenti significa aver raggiunto la consapevolezza di aver fatto un grande passo avanti a livello mentale. Per la terza volta consecutiva, inoltre, il Lugano mostra un’ottima condizione fisica, riuscendo a far suo il match nel terzo periodo, dopo aver sfiancato l’avversario e colpendolo quando fa più male.

A nove partite dal termine della regular season il Lugano è al secondo posto, a ottobre era all’undicesimo. Sottolineiamo questa straordinaria progressione per capire quali margini di miglioramento possa avere questa squadra, soprattutto col rientro degli infortunati e quando il power play tornerà a funzionare come Fischer comanda.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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