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Lugano

Il Lugano è la vittima sacrificale di uno Zugo devastante

La squadra di Pelletier buca l’entrata in materia e lo Zugo la distrugge in un quarto d’ora. In una serata disastrosa brillano gli esordi di Villa e Fatton

© Photobrusca & Luckyvideo

Il Lugano è la vittima sacrificale di uno Zugo devastante

LUGANO – ZUGO

1-5

(0-4, 1-1, 0-0)

Reti: 00’19 Diaz (Zehnder, Klingberg) 0-1, 7’20 Thorell (Geisser, Leuenberger) 0-2, 10’38 Hofmann (Kovar, Stadler) 0-3, 17’47 Stadler (Klingberg, Albrecht) 0-4, 30’54 Fazzini (Bertaggia, Lajunen) 4-1, 31’33 Diaz 1-5

Note: Corner Arena, porte chiuse. Arbitri Wiegand, Salonen; Burgy, Steenstra
Penalità: Lugano 7×2′, Zugo 4×2′

Assenti: Sandro ZurkirchenElia RivaTim HeedBernd Wolf (infortunati), Timo HaussenerLoic Vedova (Rockets), Tim Traber (sovrannumero)

LUGANO – A volte si fanno tanti discorsi tecnici, si esaminano situazioni, paradossi, eventi passati al microscopio e tutto quanto gira intorno. E poi a volte è semplicemente e solamente una questione di mentalità. La dimostrazione perfetta l’hanno data Lugano e Zugo nella serata di venerdì, quando i tori sono scesi in Ticino a maltrattare la squadra di Serge Pelletier.

Che la squadra di Dan Tangnes sia una corazzata che sta viaggiando a velocità di crociera impressionanti non ci piove, che sia superiore al Lugano pure, senza contare le assenze pesanti che i bianconeri patiscono in difesa. Ma se le partite fossero già scritte dalle capacità tecniche sulla carta allora non andrebbero nemmeno giocate, e invece una partita inizia sempre dallo 0-0 per tutti.

© PhotoBrusca & LuckyVideo

E non vogliamo, né possiamo credere o lasciar pensare troppo facilmente che la differenza tra Lugano e Zugo sia riassunta da quel primo quarto d’ora di gioco, perché semplicemente il Lugano quel lasso di tempo non ha giocato.

Questione di mentalità, si diceva. Da una parte una squadra che da prima, anzi, primissima in classifica è scesa alla Cornèr Arena con gli occhi iniettati di sangue, caricata a mille e pronta a spaccare le montagne a ogni cambio con l’unico granitico obiettivo di battere il prossimo avversario e di mandarlo al tappeto con tutta la forza che ha, sul fronte opposto invece un gruppo di giocatori scesi sul ghiaccio con una mentalità perdente e arrendevole. Colpevolmente e imperdonabilmente arrendevole.

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Questa la differenza sostanziale tra le due squadre, un divario che oltre che tecnico si è fatto mentale, perché il Lugano è andato sul ghiaccio con la volontà di vincere (almeno, si spera), mentre lo Zugo ha iniziato la partita sapendo già di vincerla, una ferocia pazzesca.

E c’è poco da dire su una partita che tutto quello che doveva dire lo ha detto in un quarto d’ora, nel quale il Lugano non è riuscito che a mettere assieme qualche azione estemporanea qua e là, soprattutto con iniziative personali, mentre gli ospiti hanno fatto quello che volevano ad ogni cambio, rendendosi pure più pericolosi in shorthand che il Lugano nello stesso powerplay.

Una difficoltà di contenimento pazzesca da parte della difesa bianconera – nella quale è spiccato ancora Ugazzi, in crescita di confidenza di partita e partita e ha esordito anche Villa – incapace pure di proporre dei rilanci pericolosi contro il forecheck dello Zugo.

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Una lezione di efficienza di gameplan spettacolare da parte dello Zugo, che ha letteralmente distrutto il Lugano nella prima parte di partita per poi controllare molto agevolmente, rispondendo pure immediatamente alla rete di Fazzini nel secondo periodo per non lasciare nulla al caso.

Ribadiamo anche le difficoltà del Lugano, alla settima partita in due settimane, con la stanchezza del caso, le assenze in difesa tra le quali uno straniero. La mancanza di fiato è un fattore presente e può spiegare la poca lucidità nei rari momenti potenzialmente favorevoli o nell’assenza totale di una reazione rabbiosa da squadre che ormai aveva poco da perdere, ma nell’inizio di partita e nell’approccio all’avversario tutto questo c’entra poco, la squadra semplicemente non era pronta – il time out sullo 0-3 non era certo per farli rifiatare – e questo deve far riflettere, come già si era detto nelle serate simili contro ZSC sempre in casa a dicembre e di Rapperswil nella settimana delle feste natalizie.

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Evidentemente questa squadra ha grossi passi avanti da fare sul piano della personalità e sulla consapevolezza, perché bucare in questa maniera certe serate dopo aver comunque dimostrato per gran parte del campionato di essere una squadra di ottimo livello significa che in quanto a mentalità le migliori sono ancora molto, molto lontane.

Serata da dimenticare? Per il risultato sicuramente, per come è arrivato no, che perlomeno la si prenda come insegnamento, che è meglio di nulla. E visti i giovani in pista, con le belle conferme arrivate da Ugazzi e gli esordi di Villa e Fatton, chissà che non sia l’occasione per cercare di avere un po’ più di coraggio e di mettere un po’ di pressione a qualcuno dei presunti titolari in chiare difficoltà da diverso tempo.


IL PROTAGONISTA

Raphael Diaz: Classe pura quella del difensore e capitano dello Zugo. Detta i tempi della mamovra come un direttore d’orchestra, facendo muovere la squadra a suo ritmo e firmando di persona una pesante doppietta.

Impressionante la qualità che sa mettere in ogni cambio fino agli ultimi secondi, mantenendo una lucidità eccezionale per tutto l’incontro.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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