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Lugano

Il Lugano crea e spreca ma alla fine piega anche il Friborgo

In vantaggio durante per 50 minuti, i bianconeri crollano fisicamente alla distanza e vengono raggiunti. All’overtime ci pensa una cannonata di Heed

© Photobrusca & Luckyvideo

Il Lugano crea e spreca ma alla fine piega anche il Friborgo

LUGANO – FRIBORGO

5-4

(1-0, 3-2, 0-2; 1-0)

Reti: 16’11 Arcobello (Heed) 1-0, 21’17 Walker (Morini) 2-0, 24’55 Traber (Romanenghi) 3-0, 30’59 Mottet (Stalberg, Desharnais) 3-1, 34’11 Rossi (Walser, Jörg) 3-2, 34’21 Bertaggia (Fazzini) 4-2, 50’44 DiDomenico (Gunderson, Desharnais) 4-3, 56’03 Stalberg (Desharnais) 4-4, 60’31 Heed 5-4

Note: Corner Arena, 30 spettatori. Arbitri Tscherrig, Mollard; Cattaneo, Kehrli
Penalità: Lugano 4×2′, Friborgo 3×2′

Assenti: Sandro ZurkirchenDominic LammerThomas Wellinger (infortunati), Timo Haussener (squalificato), Eliot AntoniettiDavide Fadani (Rockets)

LUGANO – Quell’amarezza di aver lasciato un punto per strada dopo aver scialacquato il vantaggio di 3-0 prima e 4-2 dopo. Pazienza, la legittimazione della vittoria l’ha scritta nero su bianco una fucilata di Heed nell’overtime e sinceramente sarebbe stato un peccato vedere i bianconeri sconfitti dopo una prestazione per lunghi tratti positiva sotto diversi punti di vista.

Certo, quando Stalberg ha insaccato il 4-4 nel finale lo scoramento da parte dei ragazzi di Pelletier lo si poteva percepire nell’aria dopo aver tanto lavorato, ma aver tenuto quella parte di carattere per risolverla all’overtime ripaga almeno in parte di quegli sforzi.

© Photobrusca & Luckyvideo

Perché il Lugano è stata la squadra migliore sul ghiaccio per almeno mezzora, addirittura per una decina di minuti nel periodo centrale Arcobello e compagni hanno eseguito varie sassaiole verso la porta di Reto Berra e il vantaggio di 3-0 ottenuto a quel punto era più che giustificato.

Tanto movimento del disco, tanto pattinaggio, chiusure pronte e decise, e una gran dose di lavoro fisico alle assi. I padroni di casa si sono comunque trovati a loro agio contro un avversario che gli ha permesso di giocare, rendendo la partita una sfida giocata spesso a viso aperto, e hanno trovato il modo di far saltare il sistema dei dragoni con un forecheck molto profondo.

Il rimescolamento delle linee per il debutto di Jani Lajunen (apparso discretamente in forma nonostante la lunga assenza e la scarsa preparazione) non ha nemmeno sconvolto più di tanto il funzionamento della squadra, proponendo inoltre l’interessante primo blocco offensivo con un Morini molto a suo agio a fianco del regista Arcobello e di un Boedker mai così intraprendente – stavolta la rete l’avrebbe largamente meritata con quel pizzico di cattiveria in più – e un blocco molto veloce con Kurashev, Fazzini e Bertaggia.

© Photobrusca & Luckyvideo

Grossi meriti vanno però anche al bottom six, dal lavoro di Suri ed Herburger all’intraprendenza del quarto blocco nel quale Pelletier ha fatto girare praticamente cinque giocatori, con Walker e Traber particolarmente ispirati e brillanti aldilà del fatto che entrambi abbiano trovato la via della rete.

L’impressione è che la partita sia cominciata a cambiare dal 3-1 in avanti, il Lugano è sembrato in netto calo fisico – nonostante l’immediata risposta di Bertaggia al 3-2 – e difatti solo la quarta linea ha saputo mantenere il ritmo dei primi minuti, mostrando invece diversi giocatori in ritardo rispetto ai friborghesi.

Su questo fatto occorre sottolineare il fatto che il Lugano in campionato non si era mai trovato a giocare tre partite in cinque giorni a causa delle quarantene e le energie spese in partite dispendiose come quelle del weekend potrebbero aver influito su una squadra che non aveva ancora preso il vero ritmo del campionato.

© Photobrusca & Luckyvideo

Il Friborgo ne ha approfittato per aumentare il ritmo delle operazioni riducendo i cambi e il Lugano è incappato in alcuni falli da “affanno”, pagando il prezzo con le reti che hanno permesso a Mottet e compagni di portare la sfida almeno all’overtime.

Nel terzo periodo infatti sono stati gli ospiti a condurre le danze, dopo i primi cinque minuti in cui il Lugano era sembrato poter controllare più agevolmente la sfida, ma con il passare del tempo Morini e banda si sono fatti schiacciare sempre più su Schlegel (ottima partita la sua, anche se ha responsabilità sul 3-2) e la rimonta del Gottèron è sembrata quasi inesorabile.

Ad ogni modo la prestazione dei bianconeri è da considerarsi per gran parte positiva nonostante tutto e diversi giocatori hanno mostrato aspetti di grande crescita. Gli stranieri si sono presi molte responsabilità e hanno dettato il gioco – Lajunen è andato comunque in buon crescendo – il lavoro dei centri è stato di grande fatica e acume, e anche il reparto difensivo ridotto a sei uomini ha retto bene fin che ha potuto, nonostante un Chiesa spesso arruffone e indeciso in diverse situazioni.

Per il Lugano si tratta comunque della quarta vittoria in cinque partite e, ribadito del rimpianto di aver lasciato un punto per strada, la personalità messa in pista dai bianconeri e la voglia di fare la partita sono apparse molto positive. Se le gambe non hanno tenuto fin quando si sperava ci hanno pensato la classe dei migliori a tenere su la testa, con finalmente anche un Tim Heed all’altezza della sua fama.


IL PROTAGONISTA

Tim Heed: Inutile cercare di sottolineare che a volte difensivamente lascia a desiderare, ma questo fa parte del suo marchio di fabbrica e certi giocatori vanno presi così come sono, a pacchetto completo.

Ma quando un difensore sa giocare così tanti minuti e mantenere fino all’ultimo la lucidità necessaria per fare la differenza, allora si può anche soprassedere sul resto. Lo svedese ha detta i tempi della manovra, non ha accusato eccessivi sbandamenti, ha propiziato il gol di Arcobello, colpito un palo impressionante e segnato la splendida rete all’overtime. Difficile chiedergli di più.


HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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