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Ambrì Piotta

Il derby rilancia il Lugano, l’Ambrì è sconfitto 5-1

Partita con emozioni solo a sprazzi, con i bianconeri più bravi nel creare e sfruttare i momenti positivi. Altra doppietta per Suri, inutile il pareggio di Müller

Il derby rilancia il Lugano, l’Ambrì è sconfitto 5-1

LUGANO – AMBRÌ

5-1

(1-1, 1-0, 3-0)

Reti: 6’46 Suri (Walker, Lajunen) 1-0, 15’12 Müller (Flynn, D’Agostini) 1-1, 33’39 Fazzini (Zangger) 2-1, 54’01 Bertaggia (Fazzini) 3-1, 58’53 Suri (Walker) 4-1, 59’32 Ronchetti (Lammer) 5-1

Note: Corner Arena, 7’023 spettatori. Arbitri Stricker, Hungerbühler; Kovacs, Wolf
Penalità: Lugano 4×2′ + 2×10′, Ambrì 3×2′ + 1×10′

LUGANO – Alla fine i festeggiamenti sono quasi tutti per lui, un raggiante Julien Vauclair acclamato a più riprese dai tifosi dopo aver giocato e vinto il suo 100esimo derby ticinese, una cifra che gli permette di avvicinare ad una sola lunghezza il leventinese Nicola Celio in cima alla classifica dei veterani delle stracantonali.

Un derby vinto da Vauclair e di conseguenza vinto dal Lugano, che torna quindi ad imporsi contro l’Ambrì Piotta dopo tre sconfitte consecutive, “vendicandosi” pure in un certo qual modo per il 7-2 subito nell’ultima partita dell’era Sami Kapanen.

Certo è stato un derby simile solo per il largo risultato, ma in quanto a dominio i bianconeri hanno fatto più fatica a prendere in mano l’incontro con decisione, sfruttando però meglio quei momenti positivi che Fazzini e compagni sono riusciti a crearsi in maggior numero, mentre la squadra di Cereda non ha trovato il modo di far pendere gli episodi in proprio favore.

Non hanno però demeritato i ragazzi di Pelletier, assolutamente, ma dopo una pausa entrambe le squadre hanno avuto qualche problema di sorta nel prendere ritmo e fluidità, rendendo la partita per lunghi tratti piuttosto macchinosa e spezzettata da icing e offside.

Non era nemmeno da sottovalutare il fatto che la pressione – nonostante dichiarazioni “tattiche”- fosse sul serio più sulle spalle dei bianconeri che su quelle biancoblù, dato che il Lugano nella sua rincorsa ai playoff ha sempre alle calcagna diversi avversari in ripresa e vogliosi di approfittare di qualche passo falso.

E allora è da lodare la personalità con la quale il Lugano ha vinto la partita in crescendo, in un contesto che si faceva difficile per come le due squadre avevano reso la partita difficile da giocare e da leggere.

Degli episodi si parlava, soprattutto di quelli da portare dalla propria parte, quei momenti da sfruttare per girare la partita e il suo incedere. Il Lugano lo ha fatto bene, non si è mai scomposto più di quel tanto, mentre l’Ambrì ha dato l’impressione di non riuscire più a dare alla sua partita quei rush che appunto costituivano il culmine del grande lavoro a tutta pista.

La squadra di Cereda è parsa viaggiare soprattutto sulle invenzioni di un D’Agostini sempre in evidenza e sul cervello di Novotny, ma sono mancati gli impulsi di continuità a cinque contro cinque e un power play poco pericoloso.

Gli episodi decisivi, dopo la rete annullata a Bürgler per un offside all’inizio dell’azione in power play, si possono riassumere soprattutto nel vantaggio ritrovato da Fazzini (di nuovo in rete proprio dopo il derby del 7-2), ma da lì in poi la partita è stata decisamente avara di emozioni, nonostante la scazzottata tra Walker e Zwerger che sembrava poter accendere un piatto derby.

Questo tenere il ritmo basso e la zona neutra pulita ha fatto sicuramente il gioco del Lugano, quel Lugano “minimalista” di Serge Pelletier, che per una volta ha sfruttato più di tre occasioni da rete per fare la differenza, troncando sul nascere con il 3-1 (accelerazione impressionante di Bertaggia) una eventuale rimonta dell’Ambrì Piotta.

In sé va detto che i leventinesi non hanno mai dato l’impressione di essere in grado di rigirare la partita nonostante il risultato lo permettesse ancora, l’ottimo Schlegel nel terzo tempo ha dovuto compiere infatti pochi interventi veramente difficili.

In ultima analisi, il Lugano ha vinto più con la testa che con il bastone, sfruttando i momenti decisivi del match per fare la differenza, trascinato da un Suri sempre più in crescendo ma poco sostenuto da degli stranieri che per almeno metà partita hanno fatto parecchia fatica ad emergere.

L’Ambrì Piotta da par suo ha ripreso dopo la pausa con una partita poco “da Ambrì” soprattutto sul piano emozionale, ma va dato merito anche alla squadra di Pelletier per aver ingabbiato bene le ripartenze soprattutto in zona neutra e aver neutralizzato i tiratori pericolosi.

Ora le ripercussioni di questo derby: il Lugano fa sicuramente l’affare migliore della serata, avendo guadagnato qualche punto sulle inseguitrici nonostante la vittoria all’overtime del Friborgo, ma si mantiene sulla giusta rotta e ricominciare con una vittoria nel derby casalingo può essere una spinta positiva ulteriore.

Per l’Ambrì questa sconfitta non cambia i propositi o gli obiettivi primari se questi si chiamano nono (o almeno decimo) posto, ma Cereda deve ritrovare il carattere e la costanza da parte di molti suoi uomini.

Si poteva vedere questo derby come un bivio per i destini delle due squadre e in una certa parte può esserlo, soprattutto per il Lugano che si rilancia dopo la sconfitta di Bienne. Ma anche l’Ambrì Piotta ha ancora le sue carte da giocare, senza farsi prendere però dall’ossessione, l’importante sarà ritrovare costanza e rendimento.


IL PROTAGONISTA

Reto Suri: Per lo zurighese quella del derby è la seconda doppietta consecutiva, anche se deve ringraziare Walker per il regalo dell’assist sul 4-1 a porta vuota.

Ma oltre ai due gol il numero 9 conferma di essere in fortissima crescita sotto ogni punto di vista, tanto da essere stato tra i pochi in grado di aumentare il ritmo della partita di cambio in cambio e la sua assenza la si è notata quando è stato espulso per dodici minuti per una carica alle assi, l’unica pecca di una partita eccellente.


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HIGHLIGHTS

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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