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National League

Il Davos è alla ricerca dell’identità perduta, ma ripartire sarà dura

La squadra data in mano a Christian Wohlwend viene dalla stagione peggiore dalla promozione di 26 anni fa. Tanti giovani di talento ma anche tante scommesse non garantiscono un’immediata rinascita

L’inizio della stagione 2019/20 di NLA si sta avvicinando a grandi passi, ed anche quest’anno HSHS vi darà una completa panoramica di tutte le 12 squadre che compongono il massimo campionato svizzero.

Giorno dopo giorno troverete sulle nostre pagine commenti e analisi dei vari club, a cui abbiamo aggiunto un nostro pronostico di posizione in classifica al termine della regular season.


DAVOS

La rosa 2019/20

PORTIERI
Sandro Aeschlimann, Joren van Pottelberghe

DIFENSORI
Davyd Barandun, Dominic Buchli, Felicien Du Bois, Samuel Guerra, Oliver Heinen, Sven Jung, Lorenz Kienzle, Magnus Nygren (🇸🇪), Claude Paschoud, Lukas Stoop

ATTACCANTI
Marc Aeschlimann, Andres Ambühl, Thierry Bader, Benjamin Baumgartner, Enzo Corvi, Nando Eggenberger, Chris Egli, Yannick Frehner, Lorenzo Glarner, Fabrice Herzog, Luca Hischier, Tino Kessler, Perttu Lingren (🇫🇮), Dario Meyer, Aaron Palushaj (🇺🇸), Jerome Portmann, Mattias Tedenby (🇸🇪), Marc Wieser, Dino Wieser


© HC Davos

Per la prima volta dal 1996 il Davos non inizierà la stagione con alla transenna Arno Del Curto. La leggenda del tecnico grigionese si è interrotta la scorsa stagione, purtroppo per lui e per il Davos nel peggiore dei modi, con il tecnico che ha lasciato quella che è stata la sua casa per 23 anni nel pieno di una stagione disastrosa, conclusasi con i playout e addirittura la finale per evitare lo spareggio.

Una stagione “di troppo” per il coach, una stagione tribolata sin dall’inizio per la squadra della Prettigovia, correlata da infortuni, giocatori nettamente sotto tono, vicissitudini contrattuali che hanno intaccato il gruppo (il caso van Pottelberghe su tutti) e un progressivo schianto nel grafico della fiducia che ha disegnato una caduta libera senza freni.

Per descrivere quanto sia stata disastrata la stagione del Davos basti pensare che è stata la sua prima volta fuori dai playoff, che ha messo assieme il peggior bottino di punti di sempre dall’era dei tre punti a vittoria, e ovviamente il peggior piazzamento dal ritorno nella massima serie (erano arrivati due settimi posti, nel 1994 e nel 2000).

Sul piano numerico è stata la peggior stagione di sempre nella formula a cinque turni di campionato anche con il minimo storico di reti segnate e il massimo di quelle subite, e tanto vale fermarci qui per capire quanto fosse profondo il baratro in cui sono caduti Ambühl e banda.


ARRIVI
Fabrice Herzog (F, ZSC Lions)
Sandro Aeschlimann (G, Zugo)
Samuel Guerra (D, Ambrì Piotta)
Benjamin Baumgartner (F, settore giovanile)
Oliver Heinen (D, settore giovanile)
Florian Niedermaier (F, Trinity Western University)
Lorenzo Glarner (F, squadra élite)
Aaron Palushaj (F, Örebro)
Mattias Tedenby (F, HV71)
Lorenz Kienzle (D, Ambrì Piotta)
Nando Eggenberger (F, Oshawa Generals)

PARTENZE
Inti Pestoni (F, Berna)
Fabian Heldner (D, Losanna)
Gilles Senn (G, New Jersey Devils)
Anton Rödin (F, Brynas)
Anders Lindbäck (G, Torpedo Nizhny Novgorod)
Tomas Kundratek (D, Ocelari Trinek)
Lucas Bachofner (D, Kloten)
Julian Payr (D, Ambrì Piotta)

STRANIERI
Perttu Lindgren (F, 🇫🇮)
Magnus Nygren (D, 🇸🇪)
Aaron Palushaj (F, 🇺🇸)
Mattias Tedenby (F, 🇸🇪)


Che ci fosse davanti un ricambio generazionale, una volta persi nel tempo i vari Hofmann, Simion, Walser, Sciaroni, Forster e altri ancora era chiaro, ma forse nei Grigioni si è sottovalutata la situazione che ha messo davanti a tutti una squadra per metà immatura e per l’altra metà non più in grado di garantire le scintille di un tempo.

Ripartire non sarà facile, anzi, sarà dura e molto doloroso. Con al timone Wohlwend in panchina e Raffainer come direttore sportivo si è avuto un ricambio che per mentalità sembra l’ideale per una squadra che deve ritrovare la sua identità, quella di club formatore e di trampolino di lancio per grandi talenti, basata sullo scouting a tutto tondo.

Ovviamente sarà pressoché impossibile ricreare l’appeal con cui papà Del Curto circondava tutta l’organizzazione, ma mettere al volante un coach abituato a lavorare con i giovani talenti e dalla personalità molto forte potrebbe essere un’idea intrigante, anche se va messa nello scaffale delle scommesse.

© SIHF

Oltre all’identità il Davos deve ricostruire la propria spina dorsale sul ghiaccio e, con i vari Ambühl, Du Bois e i fratelli Wieser a fare da collegamento tra le generazioni, il compito da leader cadrà sulla testa di Enzo Corvi, reduce peraltro da una stagione da incubo.

Partendo dal reparto offensivo, lo stesso Corvi e Lindgren (sperando che sia recuperato) dovranno fare da centri gravitazionali di un attacco che giocoforza cercherà le maggiori fortune nel top six, dove i nuovi stranieri Palushaj e Tedenby promettono sicuramente cose egregie visti i curriculum e le doti tecniche.

Per contro ci si aspetta un salto di qualità dai vari Meyer, Hischier e Aeschlimann per l’importante secondary scoring, e in arrivo c’è una generazione di giovanissimi che promette un gran bene nel futuro. L’austriaco Baumgartner, Eggenberger e Frehner sono da attendere e gli va concessa pazienza, ma con un coach come Wohlwend il processo di crescita potrebbe avvenire nel migliore dei modi in un ambiente ideale.


Nonostante abbia faticato tremendamente la passata stagione, l’attacco del Davos potrebbe non essere però il problema più difficile da risolvere, anzi, perché i disastri veri sono avvenuti in difesa.

Con un Nygren partito molto a rilento, non solo in termini di punti, e veterani come Du Bois e Stoop che hanno faticato a tenere il ritmo, l’aiuto maggiore arriva dall’ex biancoblù Samuel Guerra, tornato nei Grigioni dopo una buona stagione alla Valascia.

Lorenz Kienzle, arrivato anche lui dalla Leventina, potrebbe trovarsi maggiormente a suo agio e la sua duttilità può venire utile in un sistema più offensivo. Il resto della retroguardia è formato da tanti giovani, alcuni “meno giovani” come Paschoud e Jung, ma la coperta risulta piuttosto corta calcolando che andranno sul ghiaccio anche i quasi esordienti Heinen e Buchli, oltre all’altro 19enne Barandun.

Altre scommesse sono quelle su cui si è puntato per la difesa della porta, con il ritorno di Van Pottelberghe ad affiancare Sandro Aeschlimann, ormai 24enne ma che in carriera a Zugo come riserva di Stephan ha conteggiato meno di venti partite in totale nella massima serie.

Tiriamo le somme: questo Davos può ripartire da basi solide? Diciamo che sarà difficile fare peggio della scorsa stagione ma guardando il roster (soprattutto in difesa) e le tante scommesse dettate da un ricambio generazionale mozzato, è difficile pensare che i grigionesi possano fare una stagione da protagonisti sopra la linea.

Wohlwend è pronto a stupire con una squadra che sembra un sfida costruita apposta per lui ma, nonostante il discreto talento in attacco e la voglia di riscatto, sarà durissima mettersi alle spalle molte squadre con una difesa così inesperta e con pochi leader. A volte però è meglio ripartire con calma dal basso che ricominciare con gli stessi errori.


MIGLIOR INNESTO

Samuel Guerra: Aldilà dei nuovi stranieri, la difesa grigionese è quella che più aveva bisogno di fosforo e all rounder collaudati. L’ex leventinese conosce a menadito la realtà gialloblù e dopo la brillante stagione ad Ambrì – la migliore della carriera anche in termini di punti – sembra aver raggiunto la maturità necessaria per prendere in mano la retroguardia di Christian Wohlwend da leader.

Dovrà garantire solidità e nel contempo fare da guida a tutti quei giovani difensori che come lui muoveranno i primi passi da protagonista in National League alla Vaillant Arena.

ADDIO DOLOROSO

Inti Pestoni: Diciamolo subito, nessuno dei partenti da Davos ha avuto un rendimento così alto da doverlo rimpiangere disperatamente, ma Pestoni nei Grigioni ha vissuto una stagione personale positiva fino almeno all’addio di Del Curto e l’inizio del vortice.

Un bottino di 10 gol e 26 assist in una stagione del genere non è da sottovalutare, nonostante il leventinese si sia poi spento da gennaio via, ma delle mani buone per dare profondità all’attacco avrebbero ancora fatto comodo ai gialloblù.

FATTORE X

Gli errori di gioventù: Gli errori di gioventù: Il Davos non ha solo la squadra più giovane della lega (25,4 anni di media) ma è anche quella con più U23 del campionato. Tanti sono gli esordienti assoluti, altri hanno solo una stagione (quella scorsa, disastrosa) di esperienza in National League, e tutti questi hanno ruoli fondamentali nel roster.

Il ricambio generazionale non sarà semplice, ai tanti ragazzi dovrà essere dato il diritto di sbagliare, ma starà a un coach di grande esperienza con le U20 come Wohlwend fare in modo che avvenga tutto nella maniera meno dolorosa possibile.


La classifica di HSHS

1. ZUGO
2. BERNA
3. __________
4. _________
5. _________
6. _________
7. __________
8. _________
9. __________
10. _________
11. DAVOS
12. RAPPERSWIL

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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