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I nuovi volti della NLA 2019/20: lo svedese Marcus Krüger

Dopo Grönborg i Lions piazzano un secondo colpo in salsa svedese: il centro Marcus Krüger, due volte vincitore della Stanley Cup a Chicago, sbarca a Zurigo

© Aaron Doster

I nuovi volti della NLA 2019/20: lo svedese Marcus Krüger

MARCUS KRÜGER


Età: 29
Posizione: C
Altezza: 182 cm
Peso: 84 kg
Tiro: left

Nazionalità: 🇸🇪

Provenienza: Chicago Blackhawks (NHL)
Draft: 2009, Round 5, #149 overall, Chicago Blackhawks
Contratto: due anni

Altro valore aggiunto per i Lions e la National League

Quando si dice l’importanza del nome che sta sulla panchina. Rikard Grönborg in Svezia è un’istituzione e il fatto che gli ZSC Lions siano riusciti a portare sulle rive della Limmat Marcus Krüger è sicuramente legato alla presenza del coach due volte campione del mondo all’Hallenstadion.

Krüger, centro vincitore di due Stanley Cup con i Chicago Blackhawks, è la ciliegina sulla torta per la squadra zurighese, un giocatore che dovrebbe garantire qualità, quantità e tanta leadership a una squadra bisognosa di stimoli.

Il 29enne viene da oltre 600 partite in NHL, e porta con sé anche un bagaglio tecnico offensivo non da sottovalutare nonostante in Nord America si sia ritagliato un ruolo soprattutto difensivo.

Tecnica eccellente, gran tempismo e precisione nei passaggi, Krüger si è distinto a inizio carriera come playmaker, prima di diventare un giocatore molto fisico e impegnato su tutti i fronti della pista, “rieducato” in questo senso da Joel Quenneville, facendone pure il più utilizzato in box play della sua squadra per diverse stagioni ed un ottimo centro agli ingaggi.

Grande lavoratore con qualcosa in più

Nato a Huddinge, città natale del suo attuale coach e dove hanno giocato anche papà Peter e il fratello Mans, Marcus Krüger è passato al Djurgardens all’età di 16 anni, mettendo in mostra ottime qualità da playmaker.

Durante gli anni a Stoccolma, Krüger sviluppa anche il carattere, divenendo il capitano della squadra U20 in cui giocano anche il neo friborghese Daniel Brodin e un certo Gabriel Landeskog, guadagnandosi nel 2008 anche la prima chiamata in SHL.

Con la prima squadra disputa 15 partite condite da 2 gol e 2 assist, convincendo il general manager Järlefelt a sottoporgli un contratto da professionista. Krüger ripaga la fiducia del club mettendo a segno 11 reti e 20 assist in regular season, oltre a 3 reti e 7 passaggi decisivi nei playoff conclusisi con la sconfitta in finale.

Il numero 32 è il miglior rookie della stagione tra i giocatori di movimento e chiude secondo tra i votati per il premio di miglior giovane dietro al portiere Jacob Markström, dopo aver contribuito anche alla medaglia di bronzo nel mondiale U20 di Saskatoon mettendo a segno 6 assist (+7) con la Svezia.

I trionfi nella Wind City

Scelto al 5° turno (149esimo assoluto) nel Draft 2009 da parte dei Chicago Blackhawks, Krüger rimane in prestito per la stagione 2010/11 al Djurgardens nonostante un contratto di tre anni con la franchigia dell’Illinois.

In SHL conferma le buone impressioni e dopo l’eliminazione nei quarti dei playoff (con 6 gol e 30 assist stagionali) lo svedese termina la stagione in NHL, disputando una manciata di partite di regular season e cinque di playoff, contabilizzando un assist in Gara-2 dei quarti di Conference contro i Canucks, il suo primo punto della carriera nella massima lega mondiale.

Quenneville vede una pedina importante per i suoi Blackhawks in Krüger e dalla stagione 2011/12 diviene titolare, giocando una ventina di minuti a partita di media. La prima rete in NHL arriva il 29 ottobre 2011 contro i Columbus Blue Jackets, e al termine della prima stagione intera a Chicago, lo svedese raccoglie 9 gol e 17 assist.

Le sue qualità di uomo squadra e vero “all-rounder” emergono nella stagione successiva, quella del lockout, ma soprattutto della quinta Stanley Cup della storia dei Blackhawks. Dopo 13 punti nella regular season dimezzata dallo sciopero, Krüger diventa protagonista nei playoff, bloccando con la sua linea la prima avversaria e il suo lavoro si concretizza nella gara decisiva.

Nell’overtime di Gara-5 contro i Boston Bruins, Krüger recupera un disco con un gran lavoro di forza ed astuzia, dando il via all’azione che porterà al “Cup-Winning goal” di Dave Bolland a 59 secondi dalla fine del primo tempo supplementare.

I Blackhawks si ripetono nella stagione 2014/15 e durante le varie annate lo svedese mostra una regolarità di rendimento impressionante, e ancora nei playoff si rende decisivo. In Gara-2 di finale di Conference contro gli Anaheim Ducks una sua rete al terzo overtime regala la vittoria a Chicago mettendo fine alla partita più lunga della storia della franchigia, dopo ben 116’12” di battaglia. Poche settimane dopo Krüger alzerà la seconda Stanley Cup della sua carriera dopo la finale vinta contro i Tampa Bay Lightning.

Chicago non è più la stessa

La stagione successiva, dopo aver firmato un rinnovo annuale a 1,5 milioni di dollari, lo svedese si infortuna al polso, con conseguente assenza di circa quattro mesi da dicembre.

La stagione dei Blackhawks termina con la delusione di una veloce eliminazione al primo turno dei playoff, e Krüger finisce sulla lista dei partenti per fare spazio nel monte salariale nonostante un ulteriore rinnovo da oltre 3 milioni a stagione per 3 anni.

Dapprima ingaggiato dai Vegas Golden Knights, viene girato quindi ai Carolina Hurricanes, con i quali disputa una sola stagione – condita peraltro da un infortunio – per poi essere piazzato a febbraio nei waivers. Ingaggiato da Arizona fa quindi ritorno a Chicago in un’operazione che coinvolge anche Marian Hossa.

La stagione 2018/19 è in linea con le ultime disputate a Chicago e comunque avara di soddisfazioni, con i playoff mancati dalla squadra ora orfana di Joel Quenneville e data in mano a Jeremy Colliton. E ora il ritorno in Europa dopo nove anni, agli ordini del comandante Grönborg in quel di Zurigo.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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