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Cereda: “Vogliamo iniziare da subito con una nuova mentalità”

BIASCA – L’Ambrì Piotta è pronto a voltare pagina, e vuole lasciarsi il turbolento passato alle spalle cambiando marcia sin dalla fase di preparazione fisica estiva. I prossimi mesi rappresenteranno un primo importante tassello di un lavoro che da questa stagione si vuole affrontare con un’altra filosofia, e che saprà dare i suoi frutti se si avrà pazienza e dedizione.

Lo sa bene coach Luca Cereda che, con l’aiuto di Gilles Neuenschwander, ha deciso di seguire e coordinare in prima persona la preparazione fisica: “La programmazione di questa fase è stata la prima cosa su cui ci siamo chinati… Non è una cosa che si può fare in un solo giorno, c’è tanto lavoro dietro e ora finalmente abbiamo iniziato a mettere il tutto in pratica. In queste settimane abbiamo inoltre svolto i primi colloqui individuali e fatto le prime analisi in merito al gruppo che abbiamo”.

Luca Cereda, come si svolgerà la preparazione fisica da oggi sino al ritorno sul ghiaccio?
“Faremo due cicli dalla durata di tre settimane, intercalati da una settimana di lavoro individuale. Ad inizio luglio i ragazzi avranno due settimane di vacanza, per poi riprendere con una settimana di riscaldamento in vista del ritorno sul ghiaccio, che avverrà il 24 luglio”.

Il prossimo sarà un anno olimpico, con una pausa di tre settimane in febbraio… Che conseguenze ha questo sul lavoro di preparazione?
“In questo momento non molte. Ora ci stiamo concentrando per pianificare bene il training camp che ci porterà all’inizio del campionato, poi man mano proseguiremo nella pianificazione in rapporto alle varie pause dedicate alla Nazionale. Al momento la prospettiva di uno stop così lungo non è un fattore che ci disturba, ma quando ci arriveremo sarà indubbiamente un elemento che andrà studiato con cura, perché si tratterà di una pausa non abituale e che andrà gestita nel modo giusto”.

Hai già a disposizione un gruppo numeroso, ma ci sono alcuni assenti, tra cui Guggisberg e Monnet…
“Entrambi sono al momento dei pazienti, e non ancora dei giocatori. Stanno affrontando una riabilitazione che sta procedendo bene, ma che impedisce loro di allenarsi, dunque restano in mano ai dottori. Dovrebbero aggregarsi al gruppo al più tardi quando andremo sul ghiaccio e stiamo monitorando la loro situazione. Ngoy sta invece recuperando da un infortunio che risale alla scorsa stagione e lo valutiamo giorno dopo giorno, mentre Berthon ha avuto un problemino proprio stamattina (mercoledì, ndr) e dunque nel pomeriggio l’abbiamo lasciato a riposo. Chiaramente i due casi più seri sono quelli di Guggisberg e Monnet, che ad oggi sono da considerare dei non-sportivi”.

È possibile che non tornino più a giocare?
“Dalle mie informazioni e da quello che mi hanno comunicato loro, saranno dei giocatori dell’Ambrì Piotta anche il prossimo anno… Pure i dottori hanno espresso un’opinione positiva in questo senso, ma è chiaro che c’è da affrontare la riabilitazione. Guggisberg ha già avuto dei problemi in passato e conosce l’iter, mentre Monnet è alle prese con un infortunio serio e dovrà recuperare bene prima di poter ricominciare”.

Si è parlato di instaurare una mentalità del lavoro e del sacrificio… Come far passare questo messaggio già dalla preparazione estiva?
“È un aspetto importante, su cui si può lavorare in ogni momento in cui si è assieme. Ci sono dei principi nel lavoro quotidiano che poi si riproducono anche sul ghiaccio, quindi è importante – per me, ma anche per i ragazzi – iniziare questo processo subito, senza aspettare il mese di agosto quando saremo in pista”.

Con i Rockets eravate partiti da lontano, con una lunga serie di sconfitte… Quanto sarà importante quell’esperienza nell’ottica di gestire i momenti difficili che ci saranno nel prossimo campionato?
“Sarà molto importante. Abbiamo imparato tanto da quell’esperienza, nella preparazione, nella gestione della settimana, nella gestione degli allenamenti estivi… Ed anche nella gestione della sconfitta, visto che chiaramente dopo un certo numero di insuccessi non era semplice continuare a lavorare con un buon morale. Siamo cresciuti, non solo grazie a me ma assieme ai ragazzi, e sicuramente è stata un’esperienza importante”.

Vuoi un Ambrì che punta su velocità ed intensità. Per proporre il gioco che hai in mente che tipo di pedine ancora mancano a questa rosa?
“Cerchiamo alcune caratteristiche generali che un buon giocatore deve avere, ovvero velocità, l’abilità di saper leggere bene il gioco, avere una buona tecnica ed essere fisicamente prestanti… Questi sono i quattro pilastri che si ricercano, anche se poi il puzzle per portare un giocatore ad Ambrì è più complicato, perché ci vuole la sua volontà e la nostra fattibilità finanziaria. In generale, però, cerchiamo queste caratteristiche”.

Pensando ad un possibile ritorno, ritieni che Emmerton abbia il profilo giusto?
“Sicuramente è un candidato, che ha anche il vantaggio di conoscere già la nostra realtà, mentre di riflesso noi sappiamo bene cosa potrebbe portare. Vedremo nei prossimi giorni e nelle prossime settimane se un suo ritorno ad Ambrì si potrà concretizzare o meno”.

Andrea Branca

Fondatore ed amministratore, Andrea è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media.