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Ambrì Piotta

Cereda: “Sappiamo che sarà un altro anno difficile, la nostra lotta inizia sin da ora”

Il coach guarda anche al mercato: “Cerchiamo un centro che sappia essere un leader. La situazione di Kubalik non preoccupa, il successo dei nostri giocatori al Mondiale è per noi una grandissima pubblicità”

BIASCA – L’Ambrì Piotta è ritornato al lavoro. Dopo la salvezza ottenuta ad inizio aprile contro il Kloten, i biancoblù hanno iniziato ufficialmente la loro preparazione estiva mercoledì pomeriggio al Vallone di Biasca, dove agli ordini di Luca Cereda ed il suo staff c’era un gruppo già numeroso e pronto ad affrontare questa fase iniziale di stagione.

“I nuovi arrivati si sono integrati bene in questi primi giorni assieme”, ci ha spiegato Cereda. “Aggiungere nuovi elementi al gruppo rappresenta un processo, dunque prevediamo di sfruttare i mesi estivi anche per fare delle attività sociali, per conoscerci meglio. Ciò che ho visto sinora, però, è sicuramente positivo”.

Luca Cereda, è passato quasi un mese e mezzo dal termine della passata stagione… Siete pronti a ricominciare?
“Lo scorso campionato abbiamo vissuto tante emozioni, e le emozioni tolgono energia. Stiamo ancora ricaricando un po’ le batterie, ed anche questo processo non è ancora finito. Personalmente mi sento bene, sono contento che siamo sopravvissuti almeno ad una stagione, adesso prendiamo con grande carica la prossima cercando di fare qualche passo avanti dove possibile”.

Quali sono i primi messaggi da far passare ai nuovi innesti?
“Credo che il lavoro principale con loro sia da fare a livello di metodologia. Dobbiamo far capire a chi si è aggiunto al gruppo il perché lavoriamo in una certa maniera, è importante farli integrare bene in questo senso… Per farlo non basta una giornata di team building, ma deve essere un processo continuo”.

Bisognerà stare attenti a gestire le aspettative, perché i buoni risultati del tuo primo anno non cambiano la situazione in cui dovete lavorare…
“Esatto. La storia di un club non la si può cambiare, bisogna sapere i propri punti forti e quelli deboli, restando realisti in quello che si vuole fare. Il fatto di conoscere la realtà di Ambrì porta a questo realismo, sappiamo che sarà un altro anno difficile, in cui dovremo lottare ogni giorno. La lotta inizia sin da ora, tutti insieme”.

La squadra è quasi al completo, come valuti la rosa che hai a disposizione?
“Sono sempre stato abituato a lavorare con il materiale a disposizione, cercando di fare il massimo possibile… La prossima stagione sarà la stessa cosa. Ad oggi ci manca ancora almeno un tassello, ovvero il quarto straniero, poi vedremo che possibilità ci saranno e se sarà necessario fare ulteriori ritocchi alla rosa”.

Sembra comunque che avrai a disposizione una squadra che sulla carta ha fatto passi avanti…
“Per il momento è difficile da dire, perché ci sono tante variabili in gioco. Da un lato abbiamo voluto ringiovanire la nostra difesa e stabilizzare il reparto dei portieri, ed inoltre tutti abbiamo un anno di maturità in più.. Questo è sicuramente un fattore positivo, ma dall’altro lato gli avversari ora sanno esattamente cosa aspettarsi quando ci incontrano”.

In questo senso, spesso il secondo anno di un progetto è il più difficile…
“Esatto, anche perché all’interno del nostro ambiente sicuramente la gente avrà qualche aspettativa in più… In questo momento avere delle aspettative troppo alte per il nostro club però non è realistico, abbiamo ancora tanti cantieri – tra cui quello sportivo – che non sono ancora chiusi, dunque dobbiamo rimanere bene con i piedi per terra”.

Avete preparato un “Piano B” nel caso in cui Dominik Kubalik decida di trasferirsi oltre oceano?
“No, al momento non abbiamo ancora studiato eventuali alternative. Per ora lo stiamo lasciando tranquillo visto che sta giocando molto bene i Mondiali, ma prima di partire ha manifestato l’intenzione di tornare e per ora ci siamo lasciati così. Faremo il nuovo punto della situazione settimana prossima, ma al momento non sono preoccupato”.

Gli occhi degli scout sono su di lui, ma anche su Fora e Zwerger… Questo testimonia l’ottimo lavoro svolto ad Ambrì nell’ultimo anno…
“Sì, sono d’accordo. Da un lato questo vuol dire che avevano ancora benzina nelle gambe, dall’altro che hanno fatto dei progressi nel corso dell’ultimo campionato. Come club possiamo dire di non aver tagliato loro le gambe, ed il loro successo per noi manda un messaggio al mondo hockeyistico: ad Ambrì si lavora bene e si può progredire, e questa è una pubblicità immensa e molto importante”.

Qual è invece la tipologia di centro che cercate per completare la squadra?
“Abbiamo bisogno di un centro la cui presenza si senta sul ghiaccio, un leader, che sappia assumersi le responsabilità e tirare il carro sia durante le partite che negli allenamenti. Bisogna dare il giusto messaggio ai giovani. Trovare un giocatore del genere non è semplice, queste non sono caratteristiche evidenti da scoprire… Tecnicamente i giocatori migliori si trovano facilmente con video e statistiche, mentre gli elementi che cerchiamo noi sono più difficili da individuare. Scoprire il carattere di un giocatore, sapere come si ambienta nelle squadre e come vive al di fuori dell’hockey è più complicato e prende tempo… Questi sono i compiti che stiamo svolgendo adesso”.

Sul piano del lavoro, lo scorso anno siete partiti da zero lasciando le basi del gioco in secondo piano… Quest’anno avete una base, quanto sarà importante questa differenza?
“Sicuramente c’è una parte di squadra che ha questa base, ma abbiamo anche diversi giocatori che sono nuovi. Siamo un pochino più avanti, questo è vero, ed inoltre abbiamo l’esperienza per sapere cosa è più importante per noi all’inizio della stagione… Lo staff si conosce già dunque i messaggi tra di noi passeranno un po’ più velocemente. A livello fisico continueremo però a lavorare molto duramente, soprattutto nelle prime tre settimane, che saranno molto dure”.

Il Davos è entrato a far pare del progetto Ticino Rockets, cosa ne pensi?
“Credo che sia un passo positivo a livello di numeri e di stimoli per tutti i giovani. Vedremo come sarà la gestione del progetto con tre club di NLA coinvolti, situazione che probabilmente necessiterà di un po’ di tempo per oliare gli ingranaggi, ma a livello strategico penso sia una buona mossa. Il Davos è inoltre un club che punta sui giovani, e nei prossimi anni dovrà farlo ancora di più”.



Capo redattore e fondatore, Andrea Branca si occupa di tutti gli aspetti gestionali e redazionali. Si è laureato in Scienze della Comunicazione con un Master in Gestione dei Media all'Università della Svizzera italiana.

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