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Lugano

Brutta sconfitta casalinga per il Lugano contro gli ZSC Lions

LUGANO – Reduce da due vittorie consecutive in trasferta, il Lugano era chiamato a confermarsi alla Resega contro lo ZSC Lions. Sempre privo degli infortunati Domenichelli, Brady Murray, Hirschi, Blatter, Morant, Heikkinen e Ruefenacht, Huras ha di nuovo schierato Nummelin, in coppia con Schlumpf, dopo la parentesi finlandese.

Quella giocata dal Lugano è stata una partita che deve suonare come un campanello d’allarme, non tanto e solamente perché il distacco sulla linea è sempre minimo e quello dalle prime quattro aumenta, ma proprio per la maniera in cui si è sviluppata verso una larga vittoria degli ospiti. E dire che fino al 9′, ovvero al momento in cui è caduta la rete di Trachsler, il Lugano stava giocando molto bene, aggressivo come ci aveva abituato alla Resega e capace di strappare applausi per alcune combinazioni sotto porta.

(A. Branca)

Poi quell’errore tra Nummelin e Metropolit in power play che ha spianato la squadra al centro zurighese – che ha pure trovato un Flueckiger un po’ impreparato – e da lì la gara è improvvisamente cambiata. Il Lugano ha cominciato ad aver inspiegabilmente enormi problemi di uscita dal proprio terzo, con alcuni difensori che dovevano guardarsi attorno più volte per capire dove stava il disco. Molti gli errori individuali, come quello che ha permesso al piccolo Shannon di sfuggire via all’armadio Sbisa e che ha fatto infuriare Huras per aver preso così malamente il secondo gol.

Due tiri e due gol, così si potevano riassumere quei momenti, ma proprio quei due gol hanno spento il Lugano e esaltato i Lions, che nemmeno dopo l’1 a 2 di Vauclair a fil di sirena sono parsi vacillanti. La reazione del Lugano c’è stata, con attacchi a testa bassa ben bloccati da Flueler, ma di nuovo allo ZSC, anzi a Dustin Brown, sono bastati due tiri per affossare i bianconeri, che da lì in poi hanno forse cominciato a pensare alla trasferta di Ginevra. Questo anche perché nell’ultimo tempo Huras è tornato alle linee d’attacco “originali” mettendo fine agli esperimenti che non hanno dato i frutti sperati. Tanto per descrivere la serata dei bianconeri, occorre dire che dal 35′ non si è più visto Manzato sulla panchina del Lugano a causa di un disco che lo ha colpito violentemente al viso, e la situazione ha rischiato di precipitare quando Flueckiger non riusciva a rialzarsi dopo uno scontro con il compagno di squadra Conne.

(A. Branca)

Molta la confusione nelle ripartenze e in uscita dal terzo, ma parte di queste colpe sono da attribuire ai continui rimescolamenti dei blocchi da parte di Huras, che non hanno certo aiutato i giocatori a trovare una continuità. Dapprima Bergeron è stato schierato assieme a Kostner e Mclean, poi lo stesso Kostner ha fatto spazio ad un invisibile Steiner nel secondo blocco. Finché nel terzo conclusivo si sono riviste le linee d’attacco che bene avevano fatto fino a pochi giorni fa, con Metropolit a giocare con Bergeron e Reuille e Mclean che ha ritrovato le sue fide ali Kostner e Murray. Molte le forme cambiate dal Lugano ma immutata la sostanza.

A preoccupare non sono semplicemente i problemi accusati dai bianconeri, ma la velocità con cui la squadra ha cambiato volto dopo le prime reti dei Lions. Dopo un inizio addirittura sontuoso, dove si è presentato come padrone di casa all’ospite Brown con un check tritonale, Sbisa ha cominciato a collezionare errori, così come i suoi compagni Nodari, Schlumpf e Kienzle, sofferenti sulla velocità in entrata di terzo dei vari Shannon e Ambuehl.

(A. Branca)

Poco decifrabile la partita degli attaccanti, soprattutto dei primi blocchi, a causa dei continui spostamenti, ma se Metropolit, nonostante tutto, conferma con le sue giocate di grandissima classe di attraversare un bel periodo, lo stesso non si può dire di Steiner e Reuille. Purtroppo l’impegno, pur encomiabile, non basta più, perché la produttività sta arrivando ai minimi storici. Per contro Kamber, così come Bergeron e Mclean si dimostrano sempre i più lucidi e concreti nel loro gioco, ma non hanno nelle ali quei compagni che riescono a tramutare in reti il loro lavoro.

A questo punto ci si chiede quando Ruefenacht e Hirschi potranno rientrare – per Heikkinen e Morant si parla di sette giorni – perché pur che siano “solo” due rientri, c’è l’impressione che possano dare un grosso contributo ad una squadra che sente la loro mancanza in molte fasi di gioco.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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