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Ambrì Piotta

5 spunti dalle partite giocate nel weekend da Ambrì Piotta e Lugano

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica “semiseria” dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


uno Una passeggiatina sistema tutto
Il momento magico dell’Ambrì Piotta nasce soprattutto dal duro lavoro, e la volontà di andare nelle zone dove fa male e di metterci il corpo per bloccare i tiri avversari sono delle componenti fondamentali del successo biancoblù. Tra chi ha mostrato la via nel weekend troviamo Bryan Lerg, che in particolare sabato di tiri ne ha bloccati parecchi, tornando spesso in panchina stringendo i denti. Uno slapshot avversario nel secondo tempo gli ha però davvero fatto vedere le stelle, tanto che l’americano ha per alcuni minuti abbandonato la panchina, per “passeggiare” un pochino nel tunnel che porta agli spogliatoi. Lerg si è così scollato di dosso il dolore ed è poi tornato a giocare come niente fosse… Nulla di meglio di una passeggiata per sentirsi meglio, no?

due Spazzino per esperienza
La squadra biancoblù è composta da un mix formato da giocatori giovani ed altri d’esperienza. A quest’ultima voce troviamo in particolare Jiri Novotny, a cui non importa più di quel tanto finire su tabellino, ma nel corso del match fa tante piccole cose che si stanno rivelando preziosissime. La sua esperienza è poi fondamentale nei momenti chiave, come nei concitati ultimi minuti della sfida contro il Friborgo. Dopo una liberazione vietata e con il Gotteron in pieno forcing finale, Novotny ha infatti fatto notare agli arbitri diversi oggetti lanciati dal pubblico e presenti sul ghiaccio, setacciando scrupolosamente la superficie di gioco per guadagnare più secondi possibili, utili ai suoi compagni per riprendere fiato. Il ceco di battaglie ne ha vissute tante, e vengono vinte anche con queste piccole cose.

tre L’antica arte del teletrasporto
Non è un episodio successo durante il weekend, ma non capita tutti i giorni di vedere un giocatore capace di muoversi così velocemente sul ghiaccio, dunque tanto vale dare uno strappo alla regola. Ci riferiamo con ironia a Gaetan Haas, che nel contestatissimo finale di partita a Berna si è materializzato sulla linea blu, andando poi ad involarsi verso Daniel Manzato. Il centro bernese non ha però nessun superpotere, se non quello di aver eluso un’insufficiente conduzione arbitrale, che non ha notato il netto cambio scorretto del Berna. Come ogni magia, dunque, anche il teletrasporto di Haas era il risultato di un trucco, purtroppo per l’Ambrì piuttosto evidente.

quattro Una squadra da sold out
Coach Luca Cereda
è il primo a rimarcarlo di tanto in tanto, la Valascia sta tornando ad essere quella di un tempo, e l’entusiasmo creato dalla squadra sta permettendo di ricucire quel rapporto tra fans e giocatori che era andato un po’ spegnendosi nelle ultime stagioni. Se però da un lato le prestazioni dei biancoblù sono degne di un grande pubblico, dall’altro dopo 12 partite casalinghe si attende ancora di far registrare il primo sold out, ed in questo senso il derby di sabato potrebbe essere la volta buona. Sinora infatti il massimo numero di spettatori ospitati alla Valascia sono i 6’118 spettatori che hanno assistito ad Ambrì-Lugano lo scorso 13 novembre, mentre il numero più basso lo si è registrato il 25 settembre in occasione di Ambrì-Bienne (4’315).

cinque Il cecchino che non spreca nessun colpo
Questo è Dominic Zwerger, e quando l’austriaco inizia a segnare, le avversarie hanno di che preoccuparsi. Tra gli ottimi numeri fatti registrare dal giovane austriaco, impressiona infatti la sua capacità di essere decisivo, basti pensare che la metà delle reti che ha ottenuto quest’anno – cinque su dieci – si sono rivelati essere dei game winning goal. Questo trend non è assolutamente un caso, ed è anzi una costante da quando Zwerger è arrivato in Svizzera. Complessivamente l’attaccante ha infatti segnato 31 gol, e ben dieci di questi si sono rivelati essere dei GWG. Attenzione dunque, perché Zwerger raramente “spara” a salve!


uno Come quando scoprì l’America
La tripletta di Damien Brunner alla Cornèr Arena ancora punge nel cuore e nello stomaco dei tifosi bianconeri ma non vi è da pensare che l’ex bianconero sia stato il giustiziere “casuale” della sua ex squadra. Brunner infatti sta vivendo una grande prima parte di stagione come non gli capitava da anni, addirittura dalla stagione 2012/13, quella del lockout, quando giocava con compagni che di nome facevano Omark e Zetterberg per capirci. Proprio in quella stagione il numero 96 mise a segno la sua ultima tripletta, il 27 novembre (praticamente a 6 anni esatti) contro il Davos. Alla Cornèr Arena, dove non è mai riuscito ad esprimersi appieno per la lunga serie di infortuni, è sceso per dire che il vero Brunner è Brunner, uguale a quello che nel 2012 aveva appena scoperto l’America.

due Che s’ha da fare per un po’ d’amore?
È vero, il rischio è di diventare ripetitivi. Lo avevamo già scritto settimana scorsa, quando come ammesso anche da Greg Ireland forse un po’ di riposo per Elvis Merzlikins non sarebbe una cattiva idea. Vero anche che contro il Bienne il portiere bianconero non ha affatto sfigurato, ma ancora una volta il suo backup sta dimostrando che almeno un pizzico di fiducia se la meriterebbe. Non pretendiamo di saperne più di chi lo vede tutti i giorni, ma Stefan Müller domenica sera ha lanciato un segnale parando 52 dei 55 tiri scagliati verso di lui da ogni posizione possibile da parte del Langenthal. La Swiss League non è certo la National League, ma la prova messa in pista dall’austriaco con la maglia dei Ticino Rockets è stata a dir poco impressionante. Come un disperato amante non ricambiato.

tre I vecchi diesel americani
Ci ha messo un po’ Taylor Chorney a convincere la platea bianconera. Dal suo arrivo a Lugano il difensore ha accumulato molte prestazioni discrete ed altre in ombra, compitini facili ed errori banali. Poi, una volta prese le misure e arrivato a temperatura di regime normale, il 32enne di Thunder Bay ha cominciato a far cambiare espressione al pubblico. Da qualche partita costantemente tra i migliori della sua squadra, Chorney dimostra di essere un difensore che non ha picchi particolari nel suo accessoriamento, ma sa fare bene tante cose in ogni zona della pista. Che il suo motore stia arrivando alla temperatura ideale lo dimostra anche il suo poderoso scatto nei primi metri di pattinata che gli fa prendere spesso il vantaggio sull’avversario diretto. Come un diesel d’inverno ci ha messo un po’, ma come quelli di vecchio stampo nordamericano mantiene la stessa forza di trazione in ogni contesto.

quattro L’inversione dei poli
Il doppio derby
in arrivo nel prossimo fine settimana ha sicuramente qualcosa di particolare rispetto a quelli degli anni passati, diciamo pure dell’ultimo decennio. Per la prima volta da tempo immemore infatti (senza contare quelli caduti alle primissime giornate di campionato) il Lugano affronterà l’Ambrì Piotta nel mese di dicembre guardandolo dal basso verso l’alto. Nulla di casuale, dopo metà regular season i punti messi in palio sono già parecchi e se in Leventina si sta lavorando alacremente per portare le scorte in cascina per l’inverno, la cicala bianconera ha ancora parecchio da fare per evitare che il mondo alla rovescia non gli si ribalti proprio sulla testa.

cinque Il lunatico al Luna Park
Il Lugano di Greg Ireland ci ha abituati in queste stagioni a un rendimento “a pendolo”, tendente ad avere momenti di alti e bassi e ad esaltarsi proprio quando l’ago della bussola comincia ad andare verso il sud. Nei playoff ci ha pure confermato che dai momenti difficili estrae il meglio e più la sfida diventa complicata più i bianconeri riescono ad alzare il proprio livello e la soglia di sopportazione del dolore. Oggi però questo rendimento altalenante comincia ad avere picchi molto distanti tra loro, da grandi partite come quella contro il Friborgo a veri e propri tonfi storici come nel caso della sconfitta di Rapperswil. Sembra che un andatura altalenante che si eleva nei momenti difficili e si rilassa in quelli buoni sia caratteristica delle squadre in grado di avere successo, ma questa altalena si sta trasformando nella più classica giostra dei seggiolini volanti (meglio conosciuta come “calcinc…”). Basterebbe un pizzico di costanza e magari il malessere passa da solo.

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