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5 spunti da Lugano: numeri perfetti, talento e sistemi, matematica, mucche e dischi volanti

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica “semiseria” dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


uno I numeri perfetti

Niels Liedholm, leggendario calciatore e in seguito allenatore svedese, ebbe a dire che secondo lui la partita perfetta è quella che finisce 0-0. Certo, dal punto di vista di uno “studioso” neutrale potrebbe esserlo, dato che Liedholm considerava il risultato calcistico come la somma degli errori degli uomini in campo.

Se lo portiamo all’hockey questo ragionamento non può starci, dato che un vincitore deve sempre esserci, e in passato ci ricordiamo di un Kevin Constantine che ai tempi dell’Ambrì Piotta assicurava della perfezione dell’1-0.

Subentrato a quel tempo proprio al coach del Minnesota sulla panchina biancoblù, anche Serge Pelletier sembra essersi inventato la sua partita perfetta, quella che finisce 2-1 per il Lugano. Nelle ultime settimane il Lugano ha vinto ben 4 partite su 6 con quel risultato, tanto che una volta che i bianconeri sono andati sul 2-0 sembra difficilissimo riagganciarli. A ognuno la sua teoria minimalisti.

due Di talento e di sistemi

È sotto gli occhi di tutti che la difesa bianconera abbia fatto un deciso passo in avanti a livello di ermeticità in questo primo mese di 2020. Il reparto arretrato del Lugano al momento è infatti il settimo per gol incassati, ma visto che Chiesa e compagni hanno giocato più partite di molti altri il dato che conta è quello delle 2,6 reti subite a incontro, così come quello dei tiri incassati, che si ferma a 27,8 e peggiore solo di Zugo e ZSC Lions.

Che il Lugano protegga bene lo slot davanti al portiere è confermato dal fatto che da quella zona della pista arrivano solo 10,8 tentativi avversari, facendone la migliore squadra del campionato in quell’esercizio difensivo.

Ma allora la difesa del Lugano è veramente tra le migliori del campionato? O rimane quella tanto criticata a giusta ragione degli ultimi mesi del 2019? La risposta come spesso accade sta nel mezzo, e come tanti allenatori hanno già insegnato (un certo Heinz Ehlers su tutti) a fare la differenza in questi casi non è tanto il livello individuale dei giocatori, ma il sistema collettivo da applicare alla perfezione. Lo sa tanto bene anche il Signor Rob Cookson.

tre C’è un matematico a bordo?

A tenere banco in questi mesi come a ogni campionato – ma in questo è veramente caldo – è il tema della classifica illeggibile della National League. Dal Losanna che ha solo 37 partite, a chi ne ha 38 fino ad arrivare alle 41 di Lugano, Ambrì Piotta, Bienne e ZSC Lions, la classifica è un calderone in continua evoluzione e rimescolamenti.

Il Lugano da par suo è tra chi ha giocato più partite, ma volendo fare una rapida proiezione, se le squadre attorno ai bianconeri dovessero recuperare e vincere gli incontri di differenza, i bianconeri si ritroverebbero alla peggio all’ottavo posto con due punti di margine sulla linea. Sono solo teorie, per la pratica occorrerà attendere un mese. Robe mai viste.

quattro A me gli occhi!

Alla Bossard Arena di Zugo il protagonista del venerdì sera è stato senza dubbio il portiere bianconero Sandro Zurkirchen, che con alcuni interventi miracolosi ha salvato i tre punti del Lugano dopo una partita di grande sacrificio e disciplina.

In particolare, la parata su Dario Simion al 58’45 ha lasciato tutti sbigottiti, per primo l’attaccante valmaggese dei tori. Intervistato, Zurkirchen ha sminuito quell’intervento, affermando che Simion ha tirato proprio nel guantone già piazzato, ed in effetti sembra quasi così, come avviene spesso anche nei tiri di rigore.

La bravura di Zurkirchen però è stata quella della reattività e della posizione, inducendo Simion a centrare in pieno la “pinza”, quasi a ipnotizzare l’avversario e far sembrare l’intervento più semplice di quello che è in realtà. Eh, lo sanno solo i portieri come fanno a volte…

cinque Dischi volanti e mucche al pascolo

Uno dei problemi del Lugano sta nella produzione offensiva, o meglio, nello spreco delle occasioni create. Contro il Rapperswil martedì scorso si è rasentato l’assurdo per le chances sbagliate clamorosamente davanti a Nyffeler, ma se andiamo a scorgere qualche statistica scopriamo che non è solo un’impressione.

Il Lugano è infatti la quarta squadra a tirare più dischi fuori dallo specchio, praticamente il 45% dei tentativi, che sale al 48% se si tiene conto dei ferri colpiti, una differenza che in squadre come Bienne o Rapperswil si attesta attorno al 35%.

Allora cosa c’entrano dischi volanti e mucche? Niente a che fare con i famosi rapimenti alieni raccontati negli anni ‘50, ma chi ci ha giocato negli anni passati ricorderà sicuramente la vecchia pista di Campra prima del rinnovamento, con reti di protezione disseminate di squarci, tanto che quando a primavera la neve lasciava spazio all’erba decine di dischi spuntavano in mezzo agli zoccoli dei bovini pascolanti. Ci avessero giocato Fazzini e compagni su quel ghiaccio, le povere vacche avrebbero avuto ben poco da ruminare…

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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