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5 spunti da Lugano: le prime volte, Klasen top scorer, le lezioni dell’overtime, Spooner out

Dopo ogni weekend di campionato HSHS vi proporrà una rubrica “semiseria” dedicata agli ultimi impegni di Ambrì Piotta e Lugano, da cui abbiamo tratto una serie di spunti che vi lasciamo di seguito.

Verranno selezionati cinque episodi o fatti interessanti che hanno caratterizzato i match delle squadre ticinesi, a volte con l’obiettivo di analizzare quando successo sul ghiaccio, altri semplicemente per strapparvi un sorriso!


uno La sera delle prime volte

Non iniziate a pensare male, ci stiamo solo riferendo a quello che è successo alla Tissot Arena in occasione della partita tra Bienne e Lugano. Nel 3-4 in favore dei bianconeri diversi giocatori su entrambi i fronti si sono sbloccati, come i seeländer Schneider e Salmela autori delle loro primi reti stagionali, o Hiller che ha potuto anche lui contabilizzare un punto con un assist in seconda.

Sul fronte bianconero invece Klasen, Zangger e Ohtamaa hanno trovato la loro prima rete stagionale, Lajunen e Chorney il primo punto sotto forma di assist e soprattutto Stefan Müller ha giocato la sua prima partita stagionale. Ah, e il Lugano ha vinto la sua prima partita esterna della stagione. Basta così?

due Vecchie buone abitudini

(PPR/Gabriele Putzu)

L’ultima volta che Linus Klasen ha portato la tenuta da Topscorer è stato nella stagione 2016/17, l’annata in cui sulla panchina bianconera si succedettero Doug Shedden e Greg Ireland.

Alla settima  partita del Lugano – la quinta per lo svedese – il Barbarossa tornerà ad indossare quel particolare completino e anche se siamo solo all’inizio della stagione è un segnale perlomeno significativo.

Il numero 86 ha iniziato la stagione in tribuna, ma poi quando è stato messo sul ghiaccio ha convinto Kapanen non solo con un buon bottino di punti ma anche con l’impegno e l’attitudine giusti. Un bel ritorno al passato che non può che far bene a un talento come quello di Klasen e di conseguenza a tutto il Lugano.

tre Si può imparare qualcosa da tutti

(PPR/Peter Klaunzer)

Il primo tempo giocato sabato sera dal Lugano contro il Ginevra ha strappato applausi a scena aperta al pubblico della Cornèr Arena e il dominio dei bianconeri si è protratto per lungo tempo.

Alla fine però tutto questo non ha pagato e ad esultare nell’overtime è stato il Ginevra, dopo una partita giocata a soffrire e speculare sulla mancanza di concretezza dei bianconeri. La squadra di Kapanen deve avere imparato qualcosa da questa lezione, dato che 24 ore dopo alla Tissot Arena hanno fatto un po’ il gioco del Servette del giorno prima, lasciando in mano il pallino del gioco al Bienne e concentrandosi sul contenimento.

Alla fine la lezione ha pagato, il Bienne non ha saputo portare avanti il suo ritmo per tre periodi e all’overtime l’ha spuntata il Lugano con l’acuto di Ohtamaa. Tutto bene, però la prossima volta si può anche evitare di seguire tutto alla lettera ed evitare di andare al supplementare.

quattro Eppur si muove

Che il Lugano stia trovando piano piano l’identità di gioco voluta da Sami Kapanen lo si è visto sul ghiaccio, pur con le normali scosse di assestamento, ma è anche nei numeri che si nota qualcosa di diverso.

È vero che siamo solo all’inizio del campionato e le cifre si muovono ancora molto da un picco all’altro, ma vedere il Lugano con una difesa nettamente migliore di quella di Zugo, Losanna e Berna è un segnale molto incoraggiante così come quella del box play, che fino a sabato sera aveva una riuscita del 94%, ora scesa al quarto posto con l’87% di efficacia.

Fanno invece ancora fatica l’attacco in generale (ottavo del campionato) e il power play, con un misero 10% di riuscita. Questi ultimi numeri sono però probabilmente destinati a migliorare nel tempo, come conseguenza della crescita generale della squadra. E poi si è sempre detto che le basi del gioco iniziano dalla difesa, no?

cinque Chi l’avrebbe mai detto?

In pochi ci avrebbero scommesso, ma per quattro partite (probabilmente cinque) consecutive lo straniero in sovrannumero è Ryan Spooner. Difficile prevederlo visto il curriculum del 27enne canadese ma, tra problemi difensivi che hanno fatto iniziare la stagione con due stranieri in retrovia, la mancanza di centri che rende Lajunen quasi intoccabile e le buone prestazioni di Klasen, a conti fatti è difficile ora come ora trovargli spazio.

Non ha aiutato nemmeno l’inizio a rilento di Spooner in campionato e anche Kapanen ha ammesso che per ora “è dura” per il canadese trovare spazio, ma il tecnico finnico sa benissimo di che talento si trovi per le mani e quindi tutto dipenderà dallo stesso giocatore. Il coach del Lugano ha fatto subito capire che non si regala nulla per il nome o il passato, tutto va guadagnato, anche quando ci si chiama Ryan Spooner e si giocava nel top six in NHL.

Redattore, Alessandro Zacchetti si occupa di articoli e interviste relative all’HC Lugano e ai Ticino Rockets, con un occhio verso l’hockey europeo.

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